Chi ha seguito negli ultimi anni il mio lavoro a riguardo della teoria di Sitchin sa che mi sono occupato parecchio del contatto tra civiltà sumero-accadica e meso-sudamericana. Più volte nei miei articoli ho toccato questo tema, fornendo approfondite analisi dei reperti archeologici che mostrano i segni di questo contatto, e identificando le divinità sumere Ningishzidda e Ishkur rispettivamente nelle divinità d’oltroceano Quetzalcoatl e Viracocha.
Occasionalmente però ho fatto notare, in interventi in alcuni forum, che oltre ai soliti Machu Pichu, Titicaca, Teotihuacane siti di questa importanza, ve ne sono alcuni meno conosciuti che rivelano quanto e forse di più su questo legame tra vecchio e nuovo mondo.
Il caso più importante secondo me è costituito da un pannello presente nel tempio Inca dedicato al culto del dio solare Inti, che ritengo essere uno dei nomi tardi di Viracocha. Per chi non lo conoscesse, il Coricancha fu forse il tempio più importante di Cuzco, nel Perù, e si narra che quando gli spagnoli arrivarono al suo interno lo trovarono completamente coperto d’oro. Perfino i pavimenti erano coperti di lamelle e fogli d’oro finissimo. Quest’oro fu quasi tutto utilizzato dagli Inca come riscatto per il rilascio del loro signore Atahualpa, e la rimanenza fu depredata dagli spagnoli. Molto venne fuso per essere mandato in patria, altro fu razziato e nascosto per avidità personale. Ma su un muro del Coricancha era presente un pannello del quale a mio avviso è stata sottovalutata l’importanza.
È quello che vedete nella foto. Questo pannello fu trattato brevemente da Zecharia Sitchin nel suo libro “Gli dei dalle lacrime d’oro”, alla cui lettura vi rimando.
Qui vorrei riassumere la questione e far notare come, secondo me, questo pannello contenga 2 informazioni importantissime: la conferma che in antichità erano conosciuti 1) tutti i pianeti del sistema solare, 2) l’esistenza di Nibiru. Esaminiamo dunque assieme il pannello, sul quale ho numerato le parti più importanti per la spiegazione.
In alto (1) notiamo 5 corpi celesti posti a forma di croce,uno per ogni estremo più uno al centro. In (2) vediamo il sole, in (5) la luna,in (6) vediamo una sorta di uovo, che in realtà è una ellisse, alla base della quale sta un altro corpo celeste isolato (3). Sotto di esso stanno altri 4 corpi celesti (7) anche essi a forma di croce. Di fianco a questa scena sta (4), un gruppo di corpi celesti più numeroso.
Tutti questi particolari, ritengo, intendono rappresentare la struttura del cielo, formando una sorta di pannello stellare o celeste. È presente però anche un corrispondente pannello terreno formato dai seguenti elementi: abbiamo probabilmente un fiume (9), e una sfera con due semicerchi (10), una rappresentazione incredibilmente somigliante a quella che gli studiosi attribuiscono ai babilonesi e sumeri. Sotto questa abbiamo un gruppo di 7 pallini (14), anche questi stranamente somiglianti a quelli che i sumerologi ci dicono essere le ‘pleiadi’ per i sumeri, visibili nell’estremità superiore a destra nella foto seguente (vedi fig.2) Trasferiamoci ora dall’altro lato.
Vi possiamo identificare in (8) un gruppo montuoso, in (11) un albero, in (12) un lago, in (13) un uomo e una donna. Dunque, abbiamo con sicurezza una lamina divisa in 2 sezioni:

–Una ‘celeste’, composta dagli oggetti contrassegnati come: 1 – 2 – 3 – 4 – 5 – 6 – 7

–una ‘terrena’, composta dagli oggetti contrassegnati come: 8 – 9 – 10 – 11 – 12 – 13 – 14

Allo scopo di questo articolo sono particolarmente interessanti gli oggetti 14 – 1 – 3 – 6 – 7.

Esaminiamoli:
L’oggetto 14 non può essere una coincidenza: è lo stesso oggetto che i sumerologi ci dicono essere le ‘pleiadi’, chiamate Sebittu in accadico. Ma se così fosse, non dovrebbero dunque essere nel ‘pannello celeste’? Perché si trovano nel pannello terreno? Forse perché, come sostiene invece Sitchin, i 7 pallini indicano il pianeta Terra, vicino al quale sono in effetti disegnate (10)?
Esaminiamo ora invece gli altri oggetti. Guardiamo il ‘pannello celeste’ e notiamo che abbiamo la sequenza: 1 – 6 – 3 – 7, che rappresentano 5 corpi celesti, una ellisse con alla fine un corpo celeste, e altri 4 corpi celesti. Questa scena sorprendentemente rappresenta quello che i sumeri sapevano, secondo Sitchin, del sistema solare. 5 corpi celesti: plutone, nettuno, urano, saturno, giove. Ellisse: l’orbita di Nibiru. Corpo celeste: Nibiru. 4 corpi celesti: marte, terra, venere, mercurio. D’altronde, il sole e la luna (2 e 5) ci confermano che gli oggetti rappresentati fanno parte del nostro sistema solare. Il pannello del Coricancha, a mio avviso, contiene informazioni paragonabili a quelle ricavabili dal sigillo accadico VA243. Entrambi mostrano il sistema solare nella sua interezza, e ci confermano che in antichità, sia a Sumer che in Perù, era nota la presenza di un 10° pianeta tra Giove e Marte. Ritengo non vi siano dubbi sul fatto che si tratti del Nibiru di cui parla Sitchin.

(Alessandro Demontis)

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