La creazione del mondo e del genere umano a opera di un essere supremo eternamente esistente è la spiegazione culturale spesso adottata da religioni che, come quella dell’antico Israele, sono fondate sul culto di un unico Dio che concentra in sé ogni prerogativa e funzione e decide liberamente di dare origine (non necessariamente ex nihilo) a tutto ciò che esiste secondo un piano preordinato e in parte insondabile.
È noto come l’Antico Testamento ci abbia tramandato due versioni distinte del racconto della creazione, sia pure fuse insieme in una narrazione apparentemente unitaria. L’intento armonizzante non cela la combinazione di due fonti, l’una di qualche secolo più antica dell’altra, postesilica, e con rilevanti influssi provenienti dalla mitologia mesopotamica.
Quest’ultima versione, che è la più recente, è attribuita alla fonte cosiddetta sacerdotale (P) (Genesi, 1, 1 – 2, 4a), e spiega la realtà fisico-biologica come esito di un passaggio progressivo dal Caos originario al Cosmo; l’altra versione, ascritta alla fonte yahwista (J) (Genesi, 2, 4b-25), prospetta invece il processo della creazione attraverso il passaggio dalla steppa arida ai campi coltivati e appare come un vero e proprio mito di fondazione. Entrambi i racconti concordano nel ritenere l’uomo come il momento saliente della creazione, posto rispettivamente al «vertice» (P) o al «centro» (J) di essa, ma essi sono contraddistinti da notevoli peculiarità stilistico- narrative, dietro le quali emergono ideologie e prospettive teologiche differenti.
Il primo racconto (P) si articola in fasi successive dovute all’esigenza liturgica di fondare il riposo del sabato, nel 7° giorno. S’inizia con la creazione della luce, poi il cielo s’interpone tra acque superiori e inferiori; queste ultime formano i mari e appare la terraferma, da cui si originano le varie specie vegetali; nel firmamento compaiono gli astri; quindi sono create le specie animali, infine l’uomo, Adamo, creato a immagine e somiglianza della divinità.
Il secondo racconto (J), che ha molti punti di contatto con le tradizioni cosmogoniche del Vicino Oriente antico, possiede uno stile più immediato e si caratterizza per una prospettiva più nettamente antropocentrica. Dio crea la Terra e il cielo, quindi l’uomo, vero centro dell’Universo; soltanto dopo appaiono le piante, assegnate come cibo all’uomo, gli animali e gli uccelli; avviene infine la creazione della donna.
La tradizione biblica mostra dunque due orientamenti etico- teologici diversi, percepibili attraverso varie chiavi di lettura: un confronto più approfondito di tali tradizioni mette in luce analogie e differenze, consentendo di desumerne elementi per un abbozzo di antropologia veterotestamentaria.
Ecco il passo di (P) che ci concerne: E  ̕Elōhîm disse: Facciamo ( ̔śh) l’uomo a nostra immagine (lm), a nostra somiglianza (dmwt), ed egli domini sui pesci del mare e sui volatili del cielo, sul bestiame, su tutte le fiere della Terra e su tutti i rettili che strisciano sulla terra (1, 26). ̕Elōhîm creò (br̕ ) l’uomo a sua immagine (lm); a immagine (lm) di ̕Elōhîm lo creò (brà ); maschio e femmina li creò (br̕) (27). Quindi ̕Elōhîm li benedisse e disse loro ̕Elōhîm:/ Siate fecondi e moltiplicatevi,/ riempite la terra/ e soggiogatela e dominate/ sui pesci del mare/ e sui volatili del cielo/ sul bestiame e su tutti gli esseri viventi / che strisciano sulla terra (28).
Va premesso che Adamo, nome comune che designa l’uomo, è usato all’inizio collettivamente (genere umano), mentre soltanto più avanti nel testo assumerà senso individuale, in Genesi, 4, 25a e nelle genealogie di 5, 1-3. Non si può dimostrare che il termine, di incerta etimologia, sia legato a ‘sangue’ (dm), né a ‘terra’ (̕dmh), ma si devono invece presupporre eruditi giochi di parole che riflettono comunque la concezione, comune nel Vicino Oriente antico, che l’uomo derivasse dall’argilla, dalla terra rossa (̕dm)
Per quanto riguarda appunto le modalità di creazione dell’uomo, questo racconto non fornisce dettagli ma si limita a usare i due verbi ‘fare’ (il generico  ̔śh) e ‘creare’ (br̕, etimologicamente forse ‘tagliare’, ‘dividere’, verbo riservato sol tanto a Dio nell’Antico Testamento): l’uomo è creato a ‘immagine’ e ‘somiglianza’ del creatore. Il primo termine (lm) designa l’immagine plastica, cioè l’effigie o la statua, ma ogni eventuale allusione realistica è rimossa dal secondo termine (dmwt), dal senso puramente astratto, che non lascia spazio a ipotesi di identità tra creatore e creatura. Questo tratto è comunque decisivo per distinguere Adamo da ogni altro essere vivente, anch’esso ‘fatto’ dal creatore ma senza riferimenti a sé stesso. È stato giustamente notato come tale descrizione ragguagli l’uomo ai sovrani delle iscrizioni regali mesopotamiche, superiori agli uomini ‘comuni’ perché modelli diretti della divinità.
All’uomo, creato nella distinzione dei sessi, è affidata una missione speciale, cioè Dio gli assegna un determinato destino: moltiplicarsi, popolare il mondo e dominarlo, servendosi della terra e degli animali a lui sottoposti anche se, in questa fase, egli potrà nutrirsi soltanto di vegetali, proprio come le altre creature a lui sottomesse; solamente dopo il diluvio gli sarà consentito, previo il rispetto di accorgimenti rituali, il consumo di carne. Comune ai due racconti è comunque l’idea che l’Universo esista in funzione dell’uomo, concezione rivoluzionaria rispetto a una compatta tradizione vicinoorientale che considerava l’essere umano come vero e proprio schiavo al perpetuo servizio della divinità. Per quanto riguarda la colpa originaria, questa versione non parla di un peccato individuale, ma allude a un degrado morale collettivo della prima umanità che provocherà il diluvio. Questa narrazione assegna un ruolo cardine ai concetti di ‘terra’ e di ‘progenie’, quest’ultimo implicitamente richiamato dall’uso di introdurre parti del racconto attraverso l’espressione «queste sono le generazioni».
La fonte (J) ci fornisce per contro una narrazione più dettagliata e articolata, che si segnala tra l’altro per la stretta correlazione esistente tra creazione dell’uomo, peccato originale e sua caduta. Per quanto riguarda la creazione di Adamo, il passo relativo è il seguente:
Quando Yhwh ̕Elōhîm fece ( ̔śh) la terra e il cielo, (5) nessun cespuglio della steppa era sulla terra, nessuna graminacea della steppa era spuntata, perché Yhwh ̕Elōhîm non aveva fatto piovere sulla terra e non vi era Adamo che lavorasse il suolo (6 ) e facesse salire dalla terra l’acqua dei canali per irrigare tutto il suolo; (7) allora Yhwh ̕Elōhîm plasmò (yşr) l’uomo con la polvere del suolo ( ̔pr mn h̕ dmh) e soffiò nelle sue narici un alito di vita (nšmt yym) e l’uomo divenne un essere vivente (npš) […]. (18) Poi Yhwh ̕Elōhîm disse: “Non è bene che l’uomo sia solo: gli voglio fare ( ̔śh) un aiuto che gli sia simile”. (19) Allora Yhwh ̕Elōhîm plasmò ancora dal suolo tutte le fiere della steppa e tutti i volatili del cielo e li condusse all’uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo li avesse chiamati, gli esseri viventi, quello doveva essere il loro nome. (20) E così l’uomo impose dei nomi a tutto il bestiame, a tutti i volatili del cielo e a tutte le fiere della steppa; ma per Adamo non fu trovato un aiuto che gli fosse simile. (21) Allora Yhwh ̕Elōhîm fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e richiuse la carne al suo posto. (22) Il Signore Dio modellò (bnh) con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo. (23) Allora l’uomo disse: “Questa volta essa/ è carne dalla mia carne/e osso dalle mie ossa./ La si chiamerà donna (̕yšh)/ perché dall’uomo (̕yš) è stata tolta”. (24) Per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne. (2, 4b)
Si apprende così che Dio ‘plasma’ a guisa di vasaio (questo significa il verbo yşr) l’uomo con la polvere presa dal suolo (altrove, più raramente e di solito in poesia, si trova ‘fango’); tuttavia, a differenza di quanto avviene con le creature animali, gli infonde un alito di vita, un dono straordinario che rappresenta appunto l’elemento spirituale che vivifica l’uomo e lo fa affine al suo creatore perché insufflatogli direttamente da quest’ultimo. Il tema del soffio è ripreso, per esempio, nel Salmo 104 (29-30: «Ritiri il loro [=dei viventi] soffio ed essi vengono meno così fanno ritorno nella loro polvere. Mandi il tuo soffio e loro sono creati così rinnovi la faccia della Terra», un componimento che non a caso è una microcosmogonia. L’antropologia biblica concepisce in generale l’essere umano fatto dunque di una carne, derivata dalla ‘polvere’ primordiale e animato da un unico principio vitale espresso in due forme: una forza che vivifica e coincide con la vita stessa (npš) e, insieme, anche una sorta di spirito (rw) legato alla respirazione, all’‘alito’ (il termine usato nel nostro passo, nšmt yym, è un suo sinonimo).
Anche la donna è ‘modellata’ da Dio (bnh), con l’uso di un termine desunto dai lavori della vita quotidiana. Il concetto del creatore che ‘plasma’ l’uomo come fosse un’opera manuale trova un parallelo nella mitologia egizia, dove il dio-ariete Khnum (uno dei tanti ‘creatori’ accanto a Ptah, Ra, Amon e Atum) lavora su un tornio da vasaio producendo i neonati (figurine che si animano) deposti poi nell’utero delle madri. Il tema dell’argilla come materia prima da cui l’uomo è formato è popolare in Mesopotamia, dove l’elemento ‘divino’ è rappresentato dal sangue e dalla carne di un dio minore che vi si mescola (mito di Atram-asīs).
In questo testo, quasi ogni dettaglio appare dunque interpretabile come mito di fondazione della realtà e della natura dell’uomo, dalla sua inesorabile mortalità meritata attraverso la colpa, fino all’attrazione sessuale esistente fra l’uomo e la donna, che si fonda miticamente con la naturale tendenza del corpo femminile a riunirsi a quello maschile da cui è stato staccato.
Accenni e spunti all’antropogonia, talvolta in chiave di riflessione o di reinterpretazione teologica, si trovano, oltre che nella Genesi, anche nei Salmi, nel Deutero-Isaia (40-55), dove prevale il tema della creazione mirante a redimere, e nei libri dei Proverbi, di Qoelet e di Giobbe, in cui la presenza dell’uomo finisce per assumere i pessimistici contorni dell’incidentalità. Quanto alle tradizioni posteriori, che attribuiranno al progenitore non pochi scritti apocrifi o pseudoepigrafici, ci limiteremo a ricordare come da un lato (nel Nuovo Testamento, soprattutto San Paolo) ad Adamo sia contrapposto il Cristo, mentre, dall’altro lato nel giudaismo posteriore si svilupperanno due indirizzi speculativi: il primo interessato ad approfondire la problematica più propriamente antropologica (cfr., per es., Filone di Alessandria) e il secondo, attratto invece da tematiche cosmologiche, che identificherà l’Adamo primigenio con il Cosmo nei suoi elementi (Golem, Adam Qadmon, ecc.).

(Paolo Xella)

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