Quando il piano non dette i risultati sperati, il fratellastro Enlil venne inviato alla testa di altri Anunnaki per portare rinforzi alla Missione Terra. E, come se ciò non fosse stato sufficiente a creare un’atmosfera ostile, giunse sulla Terra anche Ninmah in qualità di ufficiale medico.

Un lungo testo, meglio noto come l’Epica di Atra-hasis, si apre narrando la storia di uomini e dèi con la visita sulla Terra di Anu, visita che aveva il compito di porre fine – una volta e per tutte – alla rivalità fra i due suoi figli e che stava rovinando la vitale missione (almeno, ciò era quanto lui sperava).

Anu si offrì persino di restare sulla Terra e di affidare la reggenza su Nibiru a uno dei due fratellastri. A tale scopo, così ci racconta l’antico testo, venne tirato a sorte chi sarebbe rimasto sulla Terra e chi, invece, sarebbe salito sul trono di Nibiru:

Gli dèi si strinsero le mani.
Tirarono a sorte, tirando a sorte si divisero i compiti:
Anu avrebbe fatto ritorno a Nibiru, sul suo trono sarebbe rimasto. L’Eden [la Terra] fu destinato a Enlil, affinché fosse il Signore del Comando,
così come indicava il suo nome.
I mari e gli oceani furono concessi a Ea come suo dominio.

Anu, dunque, fece ritorno su Nibiru come re. Ea, una volta ottenuto il dominio sui mari e sulle acque per placare il suo risentimento (è il “Poseidone” dei Greci e il “Nettuno” dei Romani), assunse l’epiteto di EN.KI (“Signore della Terra”); ma fu EN.LIL (“Signore del Comando”) ad assumere il comando supremo: «L’Eden fu destinato a Enlil, affinché fosse il Signore del Comando». Volente o nolente, Ea/Enki dovette fare buon viso a cattivo gioco perché non poteva contestare né le regole di successione, né ciò che la sorte aveva deciso per loro; e quindi, il risentimento, la rabbia per la giustizia negata e la determinazione logorante di vendicare i torti subiti dal padre e dagli antenati – di conseguenza anche da lui stesso – avrebbero in seguito indotto Marduk, figlio di Enki, a ricorrere alle armi.

Numerosi testi descrivono come gli Anunnaki crearono il proprio insediamento nell’E.DIN (Sumer postdiluviana), ciascuno con una funzione specifica, seguendo fedelmente un piano prestabilito. La connessione con lo spazio (capacità di stare costantemente in comunicazione con il pianeta natale, con le navette e le astronavi) veniva mantenuta dal posto di comando di Enlil che si trovava a Nippur, il cui cuore era il DUR.AN.KI (“Legame Cielo-Terra”), una camera avvolta nella semioscurità. Un’altra importante struttura era il porto spaziale situato a Sippar (“Città degli Uccelli”). Nippur si trovava al centro di cerchi concentrici lungo i quali sorgevano le altre “città degli dèi”; tutte insieme creavano un corridoio di atterraggio per una navicella spaziale, il cui punto focale era la caratteristica topografica più visibile del Medio Oriente: le vette gemelle del Monte Ararat (fig. 2).

Quando il Diluvio «spazzò la Terra», cancellò tutte le città degli dèi con il Centro di controllo della missione e il porto spaziale, e seppellì l’Edin sotto milioni di tonnellate di fango e melma.

Bisognava ricominciare tutto daccapo – ma molte cose non avrebbero più potuto essere le stesse. Innanzitutto era necessario creare un nuovo porto spaziale, con un nuovo Centro di controllo della missione e nuovi punti di riferimento per il corridoio di volo. Questo venne nuovamente ancorato alle vette gemelle dell’Ararat; ma dovettero essere creati ex novo gli altri riferimenti: il porto spaziale nella penisola del Sinai, sul 30° parallelo nord; vette gemelle artificiali, le piramidi di Giza, come fari di segnalazione per l’atterraggio; e un nuovo Centro di controllo della missione in un luogo chiamato Gerusalemme (fig. 3). Questa progettazione avrebbe svolto un ruolo cruciale negli eventi postdiluviani.

Il Diluvio fu un punto di svolta nelle relazioni fra uomini e dèi: a partire da quel momento i Terrestri, creati per servire e lavorare al servizio delle divinità, vennero considerati alla stregua di giovani partner su un pianeta devastato.

La nuova relazione fra uomini e dèi venne formulata, sancita e codificata allorché, nel 3800 a.C. circa, in Mesopotamia venne data all’umanità la prima civiltà evoluta. Quell’evento, di portata epocale, fu conseguenza di una visita di stato compiuta da Anu, non soltanto in qualità di sovrano di Nibiru, ma anche in qualità di capo del pantheon, sulla Terra, degli antichi dèi.

Un’altra ragione per la sua visita (probabilmente la principale) fu la necessità di sancire la pace fra gli stessi dèi – e di creare un accordo bonario dividendo le terre del Vecchio Mondo fra i due principali clan di Anunnaki: gli Enliliti e gli Enkiti.

Infatti la situazione che si era venuta a creare dopo il Diluvio e la nuova ubicazione delle infrastrutture spaziali richiedevano una nuova divisione territoriale fra gli dèi.

Questa divisione venne riportata nella Tavola dei Popoli (Genesi, capitolo10), dove venne registrata per nazionalità e geografia la diffusione dei discendenti dei tre figli di Noè: l’Asia a Sem, l’Europa ai discendenti di Iafet, l’Africa a Cam. I documenti storici mostrano che la divisione fra gli dèi attribuì i primi due continenti agli Enliliti, il terzo a Enki e ai suoi figli. La penisola del Sinai, che fungeva da collegamento – dove era ubicato il porto spaziale postdiluviano – venne considerata una Regione Sacra e, perciò, neutrale.

Mentre la Bibbia elenca semplicemente le terre e le nazioni in base alla divisione fra i figli di Noè, i primi testi sumeri riportano che la divisione fu un atto deliberato, il risultato di una scelta operata dai leader degli Anunnaki. L’Epica di Etana ci racconta che:

I grandi Anunnaki che decretano i fati
si scambiarono consigli a proposito delle terre.
Gli Anunnaki decisero di creare le quattro regioni,
di creare le città.

Nella Prima Regione, la terra fra il Tigri e l’Eufrate (Mesopotamia), fiorì la prima civiltà del genere umano a noi nota, Sumer. Laddove prima del Diluvio sorgevano le città degli dèi sorsero ora le Città dell’Uomo, ciascuna con il proprio recinto sacro, nel cui ziggurat risiedeva una divinità: Enlil a Nippur, Ninmah a Shuruppak, Ninurta a Lagash, Nannar/Sin a Ur, Inanna/Ishtar a Uruk, Utu/Shamash a Sippar, eccetera. In ciascuno di questi centri urbani veniva scelto un EN.SI, “Giusto Pastore”– inizialmente un semidio – affinché governasse per conto degli dèi; suo principale compito era promulgare i codici di morale e di giustizia. Nel recinto sacro un sacerdote supervisionava le celebrazioni festive e si occupava dei riti delle offerte, dei sacrifici e delle preghiere agli dèi. L’arte e la scultura, la musica e la danza, la poesia e gli inni e, in particolare, la scrittura e la tenuta dei documenti, fiorivano nei templi e da lì giungevano poi al palazzo reale.

A rotazione, una di queste città veniva scelta quale capitale del paese; in quel caso il sovrano diventava re, LU.GAL (“Grande Uomo”). Inizialmente, e per lungo tempo, questa persona, la più potente del paese, fungeva sia da re che da sommo sacerdote. Veniva scelta con grande cura perché si riteneva che il suo ruolo, la sua autorità e tutti i simboli fisici del potere sovrano provenissero direttamente dal cielo: da Anu che viveva su Nibiru. Un testo sumero che trattava l’argomento affermava che prima che i simboli del potere sovrano (tiara/corona e scettro) e della giustizia (il bastone del pastore) venissero dati a un re terrestre, venivano «depositati ai piedi di Anu in cielo». A riprova di ciò, il vocabolo sumero per indicare il potere sovrano era Anuship.

Questo aspetto del “potere sovrano”, quale essenza stessa di civiltà, giusto comportamento e codice morale per il genere umano, era espresso esplicitamente nell’affermazione riportata nella Lista sumera dei Re secondo la quale dopo il Diluvio, «il potere sovrano venne fatto discendere dal cielo sulla Terra». Si tratta di un’affermazione molto profonda, da tenere bene a mente man mano che proseguiamo nella lettura di questo libro fino ad arrivare alle attese messianiche – secondo le parole del Nuovo Testamento, per il Ritorno del Regno del Cielo sulla Terra.

Nel 3100 a.C. una civiltà molto simile a quella sumera – pur se non identica – si insediò nella Seconda Regione, in Africa, lungo il fiume Nilo (Nubia ed Egitto). La sua storia non fu armoniosa quanto quella degli Enliliti, perché rivalità e litigi continuarono fra i sei figli di Enki, ai quali non vennero assegnate città, bensì intere regioni. Di grande rilevanza fu un conflitto di lunga durata fra il primogenito di Enki, Marduk (Ra in Egitto) e Ningishzidda (Thoth in Egitto), un conflitto che portò all’esilio di Thoth e di un gruppo di suoi seguaci africani nel Nuovo Mondo (dove Thoth venne conosciuto con il nome di Quetzalcóatl, il Serpente Alato).

Lo stesso Marduk/Ra venne punito ed esiliato allorché, opponendosi al matrimonio fra Dumuzi (suo fratello minore) e Inanna/Ishtar (nipote di Enlil), causò la morte dello stesso Dumuzi. In una sorta di “risarcimento”, nel 2900 a.C. circa, a Inanna/Ishtar venne garantito il dominio sulla Terza Regione civilizzata, quella della Valle dell’Indo. Vi era un motivo ben preciso per cui le tre civiltà – e il porto spaziale nella regione sacra – erano poste sul 30° parallelo nord (fig.4).

Stando ai testi sumeri, gli Anunnaki stabilirono il potere sovrano – la civiltà e le sue istituzioni (ne è un chiaro esempio la Mesopotamia) – quale nuovo ordine nelle loro relazioni con il genere umano, in cui i re/sacerdoti fungevano sia da legame, sia da barriera fra uomini e dèi. Ma se si guarda a quella che sembra un’età “aurea” nelle relazioni fra uomini e divinità si nota chiaramente che le vicende degli dèi dominavano e determinavano costantemente le vicende degli uomini e il destino dell’umanità stessa. Su tutto predominava la ferrea volontà di Marduk/Ra di porre riparo ai torti subiti da suo padre Ea/Enki allorché, a causa delle regole di successione degli Anunnaki, gli era stato soffiato il titolo di Erede Legittimo di Anu, attribuito invece a Enlil.

In base al sistema sessagesimale (ossia su base sessanta) che gli dèi trasmisero ai Sumeri, ai dodici Grandi Dèi del pantheon sumero vennero assegnati ranghi numerici: ad Anu venne assegnato il rango supremo di 60; il rango di 50 venne dato a Enlil, il rango di 40 a Enki, e così a decrescere, alternando fra divinità maschili e femminili (fig.5). Secondo le regole di successione, a Ninurta, figlio di Enlil, spettava il rango di 50 sulla Terra, mentre Marduk, aveva un rango nominale di 10; inizialmente questi due aspiranti successori non facevano nemmeno parte delle dodici “divinità dell’Olimpo”.

Ed ecco la lunga, devastante e implacabile lotta iniziata da Marduk, che cominciò con la lite fra Enlil ed Enki, che si focalizzò poi sul contenzioso con Ninurta, figlio di Enlil, per la successione al rango di 50 e che, infine, coinvolse anche Inanna/Ishtar, nipote di Enlil. Infatti, il suo matrimonio con Dumuzi, figlio minore di Enki, suscitò un’opposizione talmente forte da parte di Marduk da sfociare nella morte dello stesso Dumuzi. Nel corso del tempo Marduk/Ra si scontrò anche con gli altri fratelli e fratellastri, per non parlare del già citato conflitto con Thoth – in particolare ricordiamo la sua lotta con Nergal, figlio di Enki, che sposò Ereshkigal, nipote di Enlil.

Zecharia Sitchin (tratto da Il giorno degli dei)

Lascia un commento