Non esistono testi redatti da testimoni oculari che riguardino i veicoli e i voli di Nazca; ci sono, come abbiamo visto, testi che provengono da Haran e da Babilonia che riguardano i voli che, senza dubbio, arrivavano nel Luogo dell’Atterraggio in Libano. Le testimonianze oculari relative a quei decolli e ai veicoli degli Anunnaki includono anche la testimonianza del profeta Ezechiele e le iscrizioni di Adda-Guppi e di Nabunaid.

La conclusione inevitabile deve essere che, almeno tra il 610 a.C. e il 560 a.C., gli dèi anunnaki partirono con una certa regolarità dal pianeta Terra.

Dove andarono quando lasciarono la Terra?

Doveva essere, naturalmente, un luogo dal quale si poteva tornare relativamente presto, qualora avesse cambiato idea. Il luogo era l’antica Stazione di Passaggio su Marte, dove facevano scalo le astronavi in grado di viaggiare su lunga distanza, per poi ripartire alla volta di Nibiru.

Come spiegato in dettaglio ne Il pianeta degli dèi, la conoscenza dei Sumeri del nostro sistema solare includeva anche il riferimento all’uso di Marte come Stazione di Passaggio da parte degli Anunnaki.
Questo si evidenzia da una notevole raffigurazione su un sigillo cilindrico risalente a 4.500 anni fa e ora conservato nel museo dell’Hermitage di San Pietroburgo, in Russia (vedi figura sopra), che mostra un astronauta su Marte (il sesto pianeta) che comunica con uno sulla Terra (il settimo pianeta contando dall’esterno verso l’interno); fra di loro, nei cieli, si vede una navicella spaziale.

Beneficiando della forza di gravità di Marte, che è inferiore rispetto a quella della Terra, gli Anunnaki si erano resi conto che era più semplice e anche più logico trasportare il personale e i loro carichi a bordo di navicelle dalla Terra a Marte e poi da lì ripartire alla volta di Nibiru (o viceversa).

Nel 1976, quando queste teorie vennero presentate per la prima volta ne Il pianeta degli dèi, Marte era ancora considerato un pianeta ostile, senza atmosfera, senza acqua e senza vita, e l’ipotesi che un tempo avesse potuto esservi una base spaziale era sembrata ancora più assurda all’establishment scientifico della stessa ipotesi degli “Antichi Astronauti”.

Quando, nel 1990, venne pubblicato L’Altra Genesi, la NASA disponeva ormai di una serie di fotografie e di risultati di varie scoperte, tali da consentirmi di scrivere un intero capitolo intitolato “Base spaziale su Marte”. Era ormai assodato che un tempo Marte avesse acqua, e c’erano anche foto di resti di mura, di strade e di una struttura con diramazioni, simile a un terminal aeroportuale (vedi le due foto sopra che mostrano queste strutture) oltre, naturalmente, alla famosa “Faccia” (figura sotto).

Sia gli Stati Uniti sia l’Unione Sovietica (oggi Russia) compirono grandi sforzi per raggiungere ed esplorare Marte con navicelle senza equipaggio; a differenza delle altre missioni spaziali, quelle su Marte – il cui numero è stato incrementato dall’Unione Europea – hanno incontrato un’inquietante serie di fallimenti, fra cui anche scomparse inspiegabili e anomale di navicelle spaziali.

Ma negli ultimi venti anni, grazie agli sforzi continuativi, un numero sufficiente di navicelle americane, sovietiche ed europee, senza equipaggio, sono riuscite a raggiungere ed esplorare Marte, così che le riviste scientifiche – gli stessi san Tommaso degli anni ’70 – hanno pubblicato numerosi rapporti, studi e foto che dimostrano che Marte aveva e ha ancora una sottile atmosfera; che un tempo aveva fiumi, laghi e oceani e che ha ancora acqua, in alcuni punti al di sotto della superficie, in alcuni casi addirittura visibile sotto forma di piccoli laghi congelati, come mostrano i titoli di giornali nella figura seguente.

Nel 2005 il Mars Rover della NASA ha riportato prove chimiche e fotografiche che supportano queste conclusioni. Insieme ad alcune foto del Rover in cui si vedono resti di strutture – un muro ricoperto di sabbia del quale si distinguono chiaramente gli angoli (figura seguente) – queste prove erano sufficienti per dimostrare quanto affermato: Marte poteva essere – e fu – una Stazione di Passaggio per gli Anunnaki.

Era il primo “scalo” degli dèi in partenza, come conferma il ritorno relativamente rapido di Sin.

Chi altri partì?

Chi restò?

Chi potrebbe tornare?

Sorprendentemente, alcune delle risposte provengono proprio da Marte.

Zecharia Sitchin (tratto da Il giorno degli dei)

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