Nel XXI secolo a.C., quando vennero usate per la prima volta le armi nucleari sulla Terra, Abramo venne benedetto con pane e vino in nome del Signore Altissimo a Ur-Shalem, – e proclamò la prima religione monoteista dell’umanità.

Ventun secoli dopo, un discendente di Abramo celebrò una cena speciale a Gerusalemme e portò sulle spalle una croce – simbolo di un determinato pianeta – fino al luogo della propria esecuzione, dando vita a un’altra religione monoteista.

Molte sono ancora le domande che lo riguardano: chi era realmente?
Cosa ci faceva a Gerusalemme?
Venne ordita una trama contro di lui, o la ordì lui stesso contro di sé?
E cosa era quel calice che ha dato origine alle leggende sul “Santo Graal” (e alle relative ricerche)?

Durante la sua ultima sera da uomo libero, celebrò insieme ai suoi dodici apostoli il pasto cerimoniale della Pasqua ebraica (Seder in ebraico), con vino e pane azzimo; la scena è stata immortalata dai più grandi pittori di arte religiosa. L’Ultima Cena di Leonardo da Vinci è la più celebre in assoluto (vedi figura).

Leonardo era famoso per le sue conoscenze scientifiche e per il suo acume teologico: è stato ampiamente dibattuto e analizzato ciò che mostra il suo quadro, con il solo risultato di infittire ancor più l’enigma.

La chiave per svelare i misteri, come vedremo, è proprio in ciò che il dipinto non mostra; è proprio ciò che manca, infatti, a contenere le risposte agli enigmi della saga di Dio e dell’Uomo sulla Terra, e al desiderio di Tempi Messianici. Passato, presente e futuro convergono nei due eventi, che sono separati da ventuno secoli. Entrambi hanno come teatro Gerusalemme e, grazie alla tempistica, sono legati dalle profezie bibliche relative alla Fine dei Giorni.

Per comprendere cosa accadde ventuno secoli fa dobbiamo voltare all’indietro le pagine della storia fino a ritrovare Alessandro Magno, che si considerava figlio di un dio ma che, nonostante ciò, morì a Babilonia a soli trentadue anni. Mentre era ancora in vita, controllava i suoi generali attraverso una serie di favoritismi, punizioni e anche facendo ricorso a morti “premature” (alcuni sostengono che lo stesso Alessandro fu avvelenato).

Alla sua morte vennero uccisi anche suo figlio, di appena quattro anni, e il suo tutore, fratello di Alessandro; i generali in lotta e i comandanti regionali si spartirono le più importanti terre conquistate: Tolomeo e i suoi successori, di stanza in Egitto, si impossessarono dei domini africani di Alessandro; Seleuco e i suoi successori governarono Siria, Anatolia, Mesopotamia e le lontane terre asiatiche; la contestata Giudea (con Gerusalemme) venne annessa al regno di Tolomeo.

I Tolomei, dopo essere riusciti a far seppellire il corpo di Alessandro in Egitto, si considerarono i suoi eredi e proseguirono nell’atteggiamento tollerante nei confronti delle altre religioni. Crearono la famosa Biblioteca di Alessandria e affidarono a un sacerdote egizio, Manetone, il compito di scrivere la storia dinastica dell’Egitto e la preistoria divina per i Greci (l’archeologia ha confermato quanto affermava Manetone). Ciò convinse i Tolomei che la loro civiltà era l’erede di quella egizia e, perciò, si consideravano a pieno titolo successori dei faraoni. I sapienti greci mostrarono particolare interesse nella religione e negli scritti degli Ebrei, al punto che i Tolomei commissionarono la traduzione in greco della Bibbia ebraica (traduzione nota come la Septuaginta) e consentirono agli Ebrei piena libertà di religione in Giudea, nonché nelle loro comunità, sempre più numerose, in Egitto.

Come i Tolomei, anche i Seleucidi potevano contare su di un ex sacerdote di Marduk, Beroso, al quale venne affidato il compito di compilare per loro la storia e la preistoria dell’umanità e dei suoi dèi, secondo la tradizione mesopotamica. In una forzatura della storia, compì delle ricerche e scrisse una serie di tavolette cuneiformi nei pressi di Haran. È grazie ai suoi primi tre libri (che conosciamo solo per frammenti riportati negli scritti di altri autori dell’antichità) che il mondo occidentale, la Grecia prima e Roma poi, apprese degli Anunnaki e della loro venuta sulla Terra, dell’era antecedente al Diluvio, della creazione dell’uomo, del Diluvio stesso e di tutto ciò che seguì.

Quindi fu da Beroso (come confermato in seguito dalla scoperta e dalla decifrazione delle tavolette cuneiformi) che si venne a sapere che il “sar” di 3.600 anni era in realtà “l’anno” degli dèi.

Nel 200 a.C. i Seleucidi attraversarono i confini tolemaici e catturarono la Giudea. Come in altri casi, gli storici hanno cercato ragioni geopolitiche ed economiche per giustificare questa guerra, ignorandone gli aspetti religioso-messianici. Fu nel rapporto sul Diluvio che Beroso raccontò che Ea/Enki aveva dato istruzione a Ziusudra (il “Noè” sumero) di «nascondere ogni scritto che si trovasse in Sippar, la città di Shamash» affinché si potesse recuperare dopo il Diluvio stesso, perché quegli scritti «riguardavano gli inizi, i periodi intermedi e le fini».

Secondo Beroso, il mondo è soggetto a cataclismi periodici, e li metteva in relazione alle ere zodiacali: la sua era iniziata 1920 anni prima dell’era Seleucide (312 a.C.); ciò avrebbe collocato l’Era dell’Ariete nel 2232 a.C. – un’era destinata ad arrivare presto alla fine, pur se veniva garantita tutta la sua lunghezza matematica (2232-2160 a.C.).

I documenti a nostra disposizione fanno capire che i re seleucidi, abbinando questi calcoli al “Mancato Ritorno”, furono colti dal bisogno di aspettarne uno e di compiere i relativi preparativi. Ebbe così inizio un frenetico restauro e ripristino dei templi in rovina di Sumer e Akkad; particolare attenzione venne posta all’E.ANNA – la “Casa di Anu” – a Uruk. Il Luogo dell’Atterraggio, che loro chiamavano Eliopoli – Città del dio Sole – venne dedicata a un altro dio, Zeus, al quale eressero un tempio. Dobbiamo quindi concludere che la vera motivazione della guerra per catturare la Giudea nasceva dall’urgenza di preparare per il Ritorno il sito legato allo spazio a Gerusalemme. Era il modo dei Seleucidi e dei Greci di prepararsi al ritorno degli dèi.

A differenza dei Tolomei, i sovrani seleucidi erano ben determinati a imporre la cultura e la religione ellenica nei loro domini. Il cambiamento fu decisamente d’impatto a Gerusalemme, dove all’improvviso vennero messe di stanza truppe straniere e venne messa in discussione l’autorità dei sacerdoti del tempio. La cultura e le abitudini elleniche vennero introdotte con la forza; persino i nomi dovettero essere cambiati, a cominciare dal sommo sacerdote, che fu costretto a trasformare il proprio nome da Giosuè a Giasone. Leggi civili restringevano la cittadinanza ebraica a Gerusalemme; vennero elevate tasse per finanziare l’insegnamento dell’atletica e della lotta, non più della Torah; e nelle campagne vennero eretti tempietti dedicati alle divinità greche; i soldati costringevano la popolazione al nuovo culto.

Nel 169 a.C. giunse a Gerusalemme il re seleucide Antioco IV Epifane. Non si trattò di una visita di cortesia. Violando la santità del tempio, entrò nel Sancta Sanctorum. Su suo ordine, vennero confiscati tutti gli oggetti rituali in oro, la città venne affidata a un governatore greco e accanto al Tempio venne costruita una fortezza per ospitare una guarnigione permanente di soldati stranieri. Rientrato nella sua capitale assira, Antioco IV emise un proclama che imponeva la venerazione degli dèi greci in tutto il regno; in Giudea, proibiva specificatamente l’osservanza del Sabbath e la circoncisione. In accordo con il decreto, il tempio di Gerusalemme sarebbe dovuto diventare il Tempio di Zeus; e nel 167 a.C., nel 25° giorno del mese ebraico di Kislev – equivalente al nostro 25 dicembre – i soldati greco siriani posero nel tempio un idolo, una statua che rappresentava Zeus, “Il Signore del Cielo”; venne trasformato anche il grande altare, utilizzato per fare sacrifici a Zeus. Il sacrilegio non avrebbe potuto essere maggiore.

L’inevitabile sommossa ebraica, iniziata e capeggiata da un sacerdote di nome Mattatia e dai suoi cinque figli, è nota come la rivolta maccabea o asmonea. Iniziata in campagna, la rivolta ebbe presto la meglio sui soldati greci di stanza. Quando giunsero i rinforzi, la rivolta divampò in tutto il paese; anche se i Maccabei erano inferiori di numero e avevano minori armi, erano mossi da uno zelo religioso che li rendeva estremamente agguerriti e feroci. Questi eventi, descritti nel Libro dei Maccabei (e da storici di periodi successivi), non lasciano dubbi sul fatto che la battaglia di un manipolo di uomini contro un regno potente fu guidata da una certa pressione temporale: era imperativo, infatti, riprendere il controllo di Gerusalemme, purificare il tempio e dedicarlo nuovamente a Yahweh entro una determinata data.

Nel 164 a.C. i Maccabei riuscirono a riconquistare solo il Monte del Tempio: in quell’anno, purificarono il tempio e riaccesero la sacra fiamma; nel 160 a.C. ci fu la vittoria finale, che portava al pieno controllo di Gerusalemme e alla restaurazione dell’indipendenza ebraica. Gli Ebrei celebrano ancora quella vittoria e la riconsacrazione del tempio in occasione dell’Hanukkah (“Riconsacrazione”), nel venticinquesimo giorno del Kislev.

La sequenza e le date di questi eventi sembravano essere legate alle profezie relative alla Fine dei Giorni. Di quelle profezie, come abbiamo visto, quelle che offrivano specifici indizi numerici relativi agli eventi finali, alla Fine dei Giorni, erano state rivelate a Daniele dagli angeli. Ma manca chiarezza sul motivo per cui i conti erano stati espressi in maniera enigmatica, usando come unità di misura “tempo”, “settimane”, e anche “giorni”. Forse è solo in relazione a questa ultima unità che riusciamo a capire quando inizia il conto, così da poter comprendere anche quando finirà. In questo caso, il conto sarebbe iniziato a partire dal giorno in cui nel tempio di Gerusalemme «sarà abolito il sacrificio quotidiano e sarà eretto l’abominio della desolazione»; abbiamo potuto determinare quindi che questo abominio si verificò nel 167 a.C.

Tenendo in mente la sequenza degli eventi, il conto dei giorni rivelato a Daniele doveva applicarsi a eventi specifici legati al tempio: la sua contaminazione nel 167 a.C. («sarà abolito il sacrificio quotidiano e sarà eretto l’abominio della desolazione»), la sua purificazione nel 164 a.C. (dopo «milleduecentonovanta giorni») e la liberazione totale di Gerusalemme nel 160 a.C. («beato chi aspetterà con pazienza e giungerà a milletrecentotrentacinque giorni»). I numeri dei giorni – 1.290 e 1.335 – in sostanza si accordano con gli eventi al tempio.

Stando alle profezie contenute nel Libro di Daniele, quindi, fu allora che l’orologio della Fine dei Giorni iniziò il suo conto alla rovescia.

Nel 160 a.C. l’imperativo di ricatturare tutta la città e di eliminare i soldati stranieri non circoncisi dal Monte del Tempio è la chiave per comprendere un altro indizio. Mentre noi abbiamo usato come riferimento il conto degli anni in “avanti Cristo” e “dopo Cristo”, quei popoli non potevano usare un conto che si basava sul futuro calendario cristiano. Il calendario ebraico, come abbiamo detto prima, era il calendario che ebbe inizio a Nippur nel 3760 a.C. – e stando a quel calendario, ciò che noi chiamiamo il 160 a.C. era esattamente il 3600!

Quello, come ben sa il lettore, era un SAR, ossia il periodo orbitale (originario) di Nippur. E anche se Nibiru era ricomparso quattrocento anni prima, l’arrivo dell’anno SAR – 3600 – il completamento di un Anno Divino – era di inevitabile importanza. Per coloro i quali le profezie bibliche del ritorno del Kavod di Yahweh al Suo Monte del Tempio erano chiaramente annunci divini, l’anno che noi definiamo il “160 a.C.” era un momento di verità: indipendentemente da dove si trovava il pianeta, Dio aveva promesso il Ritorno al Suo Tempio e il tempio doveva essere purificato e preparato per quell’evento.

Il Libro dei Giubilei, un libro extra biblico, che si presume sia stato scritto in ebraico a Gerusalemme negli anni che seguirono la rivolta dei Maccabei (1), attesta che in quei tempi turbolenti non era caduto in disuso il calendario di Nippur/ebraico. Ripete infatti la storia del popolo ebraico dal tempo dell’Esodo, usando come unità di tempo i Giubilei – l’unità di 50 anni che aveva stabilito Yahweh sul Monte Sinai; creava anche un conto storico calendarico consecutivo che da allora è diventato noto come Anno Mundi – “Anno del Mondo” in latino –, che inizia nel 3760 a.C. Gli studiosi (come il rev. R.H.Charles nella sua traduzione in inglese del libro) convertirono questi “giubileo degli anni” e le loro “settimane” a un conto in Anno Mundi.

Che questo calendario venisse usato non solo in tutto l’Antico Vicino Oriente, ma che determinasse anche il tempo in cui avrebbero dovuto verificarsi gli eventi, si può accertare semplicemente esaminando alcune date importanti riportate nei capitoli precedenti. Se scegliamo solo alcuni di questi eventi storici chiave, ecco cosa risulta (vedi dopo) dalla conversione dal calendario a.C. a quello di Nippur (abbreviato “CN”).

a.C.CNEVENTO ST
37600Inizio della civiltà sumera; calendario di Nippur
3460300Episodio della Torre di Babele
2860900Gilgamesh uccide il Toro del Cielo
23601400Sargon: inizia l’era di Akkad
21601600Primo Periodo Intermedio in Egitto; era di Ninurta (Gudea costruisce il Tempio dei Cinquanta)
20601700Nabu organizza i seguaci di Marduk; Abram a Canaan; Guerra dei Re
19601800Tempio Esagil di Marduk a Babilonia
17602000Hammurabi consolida la supremazia di Marduk
15602200Nuova dinastia in Egitto (“Medio Regno”); inizia a Babilonia nuova sovranità dinastica dei Cassiti
9602800Viene rinnovata la celebrazione dell’Akitu a Babilonia
8602900Ashurbanipal indossa il simbolo della croce
7603000A Gerusalemme inizia la profezia con Amos
5603200Gli dèi Anunnaki completano la Partenza; i Persiani sfidano Babilonia; Ciro assiro
4603100Età aurea della Grecia; Erodoto in Egitto
1603600I Maccabei liberano Gerusalemme. Riconsacrazione del tempio

Il lettore impaziente sarà già saltato alle prossime righe:

03760Inizia il conto dalla nascita di Gesù di Nazareth
603700I Romani costruiscono il Tempio di Giove a Baalbek, occupano Gerusalemme

I centocinquanta anni intercorsi fra la liberazione di Gerusalemme per mano dei Maccabei e gli avvenimenti legati a Gesù sono stati fra i più turbolenti della storia del mondo antico e, in particolare, del popolo ebraico.

Quel periodo cruciale, i cui effetti si ripercuotono ancora oggi su di noi, iniziarono con comprensibile giubilo. Per la prima volta nel corso dei secoli gli Ebrei erano di nuovo completamente padroni della loro capitale sacra e del Sacro Tempio, liberi di nominare i propri re e i propri sommi sacerdoti. Pur se proseguivano i combattimenti ai confini, quegli stessi confini si estendevano fino a comprendere buona parte del vecchio regno (unito) del tempo di Davide. La creazione di uno stato ebraico indipendente, con Gerusalemme come capitale, sotto gli Asmonei, fu sotto tutti i punti di vista un evento trionfale.

Non fece ritorno il Kavod di Yahweh, atteso alla Fine dei Giorni, anche se sembrava corretto il conto dei giorni a partire dagli abomini. Il tempo del compimento non era ancora arrivato; divenne altresì chiaro che dovevano ancora essere decifrati gli enigmi rappresentati dagli altri conti di Daniele, degli “anni” e delle “settimane” e del «tempo, tempi e la metà di un tempo».

Gli indizi erano da scovare nelle profezie presenti nel Libro di Daniele che parlava dell’ascesa e della caduta di futuri regni dopo Babilonia, Persia ed Egitto – regni chiamati in maniera criptica «del mezzogiorno», «del settentrione» – o delle navi dei “Kittim”; e di regni che si sarebbero staccati da questi e combattuti l’un l’altro, avrebbero «piantato tabernacoli di palazzi fra i mari» – tutte entità future che erano rappresentate anche in maniera ermetica da diversi animali (un ariete, una capra, un leone ecc.), i cui cuccioli, chiamati “corna”, si sarebbero divisi ancora e si sarebbero combattuti l’un l’altro.

Chi erano quelle nazioni future, e quali guerre erano state previste?

Anche il profeta Ezechiele parlò di grandi battaglie che sarebbero infuriate fra il Nord e il Sud, fra un Gog non meglio identificato e un Magog che gli si opponeva; e le persone si chiedevano se erano già comparsi sulla scena i regni vaticinati: la Grecia di Alessandro, i Seleucidi, i Tolomei. Erano loro i soggetti delle profezie, o erano altri che sarebbero comparsi sulla scena in un futuro ancora più remoto?

A livello teologico regnava la confusione: il Kavod che si attendeva al tempio di Gerusalemme era un oggetto materiale? Era da intendere in questi termini la profezia? Oppure questa Venuta era solo di natura simbolica, effimera, una presenza spirituale? Cosa si chiedeva al popolo? Oppure si sarebbe verificato comunque ciò che era destinato, indipendentemente da tutto?

Zecharia Sitchin (tratto da Il giorno degli dei)

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