Se nessuna delle date “moderne” funziona, allora dobbiamo riprendere in esame le vecchie “formule” – fare ciò che è stato detto in Isaia: «guardare i segni a ritroso». Abbiamo allora due scelte cicliche: il Tempo Divino, il periodo orbitale di Nibiru, e il Tempo Celeste, la precessione zodiacale. Quale dei due?

Che gli Anunnaki vennero e se ne andarono durante una “finestra” allorché Nibiru arrivò al perigeo (il punto più vicino al Sole e quindi più vicino anche alla Terra e alla Luna) è talmente ovvio che alcuni miei lettori sottraevano semplicemente 3600 da 4000 (data approssimativa dell’ultima visita di Anu sulla Terra), il che dava come risultato il 400 a.C.; oppure sottraevano il 3600 dal 3760 (quando ebbe inizio il calendario di Nippur) – come fecero i Maccabei – ottenendo il 160 a.C.

In realtà, come sa ora il lettore, Nibiru arrivò ben prima, nel 560 a.C, circa. Se consideriamo questa “digressione” bisogna tenere in mente che il SAR perfetto (3600) è sempre stato un periodo orbitale matematico, perché le orbite celesti – di pianeti, comete, asteroidi – divergono da un’orbita all’altra a causa dell’attrazione gravitazionale che esercitano i pianeti accanto ai quali passano.

Se prendiamo come esempio la ben nota cometa di Halley, il suo periodo orbitale di 75 anni in realtà fluttua tra i 74 e i 76 anni; quando è comparsa nel 1986, erano trascorsi 76 anni dal suo ultimo passaggio. Se riportiamo lo scarto della cometa di Halley ai 3600 anni di Nibiru, avremo una variante di circa 50 anni.

E abbiamo un’altra ragione per chiederci perché mai Nibiru abbia avuto uno scarto così consistente dal SAR previsto: il Diluvio del 10900 a.C. circa.

Nei 120 SAR prima del Diluvio Nibiru orbitò senza causare questa catastrofe. Poi accadde qualcosa di anomalo che portò Nibiru più vicino alla Terra, il che, unito allo slittamento della calotta di ghiaccio che copriva l’Antartide, causò di fatto il Diluvio. In cosa consisteva “quell’anomalia”?

Urano

La risposta può trovarsi nei recessi del nostro sistema solare, laddove orbitano Urano e Nettuno –  pianeti le cui numerose lune includono alcune che, inspiegabilmente, orbitano in direzione opposta (“retrograda”) – esattamente come Nibiru.

Uno dei grandi misteri del nostro sistema solare è il fatto che il pianeta Urano è letteralmente coricato sul fianco: il suo asse nord-sud si trova in posizione orizzontale di fronte al Sole (anziché in posizione verticale). Gli scienziati della NASA sostengono che “qualcosa”, molto tempo fa, ha dato uno “spintone” a Urano, ma non provano nemmeno a ipotizzare cosa fu quel “qualcosa”. Mi sono spesso chiesto se quel “qualcosa” era anche la causa di quella grande e misteriosa cicatrice “semi rettangolare” e di un “solco” inspiegabile che nel 1986 il Voyager 2 scoprì su Miranda, la luna di Saturno nel 1986 (vedi foto a lato) – una luna che, sotto molti punti di vista, è diversa dalle altre lune di Urano. Una collisione celeste con Nibiru e con le sue lune avrebbe potuto causare queste anomalie?
Negli ultimi anni gli  astronomi hanno appurato che i pianeti esterni più grandi non sono rimasti nella posizione in cui si erano formati, ma si sono spostati verso il margine esterno del sistema solare, allontanandosi dal Sole stesso. Gli studi sono giunti alla conclusione che questo allontanamento è stato più pronunciato nel caso di Urano e Nettuno (vedi foto) e ciò può spiegare perché lì nulla è accaduto per molte orbite di Nibiru. Si può ipotizzare con una certa ragionevolezza che, durante l’orbita “del Diluvio”, Nibiru incontrò Urano che si stava allontanando e che una delle lune colpì Urano, facendolo coricare; potrebbe anche darsi che “l’arma” sia stata l’enigmatica luna Miranda – una luna di Nibiru – che, dopo aver colpito Urano, è stata catturata dalla sua orbita.  Questo evento avrebbe avuto delle conseguenze sull’orbita di Nibiru, rallentandola a circa 3450 anni terrestri, anziché i normali 3600 anni, causando, quindi, una ricomparsa post diluviana con schema 7450, 4000 e 550 a.C.

Se ciò è quanto accadde realmente, spiegherebbe il “precoce” arrivo di Nibiru nel 556 a.C. e ci fa pensare che il suo prossimo arrivo sarà nel 2900 d.C. Manca ancora tempo, dunque, per coloro che associano gli eventi cataclismici profetizzati al ritorno di Nibiru (per alcuni si tratta del “Pianeta X”).

Ma è comunque errata l’ipotesi che gli Anunnaki limitarono il proprio andirivieni a una singola breve “finestra” al perigeo del pianeta. Infatti hanno continuato a viaggiare anche in altri periodi.

I testi antichi riportano numerosi viaggi degli dèi, senza alcuna indicazione relativa alla prossimità del pianeta. Esiste anche una serie di storie di viaggi tra la Terra e Nibiru, compiuti da terrestri che omettono qualsiasi affermazione relativa alla presenza di Nibiru nei cieli (se ne parla, invece, quando Anu visitò la Terra nel 4000 a.C. circa).

In un caso, Adapa, figlio di Enki e di una donna terrestre, al quale venne data la Sapienza, ma non l’immortalità, compì una breve visita su Nibiru, accompagnato dagli dèi Dumuzi e Ningishzidda. Anche Enoch, emulando l’Enmeduranki sumero, compì due viaggi mentre era ancora sulla Terra.

Questo era possibile in almeno due modi, come mostrato nella figura al lato: uno per mezzo di una navicella spaziale che accelerava nella fase di arrivo di Nibiru (dal puntoA), che arriva ben prima del perigeo; l’altro per mezzo di una navicella spaziale che decelera (al punto B) durante la fase di allontanamento di Nibiru, tornando verso il Sole (e, quindi, verso la Terra e Marte). Una breve visita sulla Terra, come quella di Anu, poteva verificarsi, combinando “A” per l’arrivo e “B”  per la partenza; una breve visita su Nibiru (come quella di Adapa) si poteva verificare usando la procedura inversa – lasciando la Terra per intercettare Nibiru nel punto “A” e partendo da Nibiru nel punto “B” per il ritorno sulla Terra, e così via.

Quindi, il Ritorno degli Anunnaki è possibile anche in un periodo diverso da quello del ritorno del pianeta e, in questo caso, abbiamo bisogno dell’altro tempo ciclico: quello zodiacale.

In Gli architetti del tempo l’ho chiamato Tempo Celeste, che non avanza nella stessa direzione del Tempo Terrestre (il ciclo orbitale del nostro pianeta) e del Tempo Divino (l’orologio del pianeta degli Anunnaki), al contrario, avanza in direzione opposta, in senso orario. Se l’atteso Ritorno sarà degli Anunnaki e non del loro pianeta, allora dobbiamo cercare la soluzione agli enigmi di uomini e dèi attraverso l’orologio che li ha uniti – lo zodiaco ciclico del Tempo Celeste.

Gli Anunnaki lo inventarono proprio per riconciliare i due cicli; la loro proporzione – 3600 per Nibiru, 2160 per un’era zodiacale – corrispondeva alla proporzione aurea di 10 : 6. Come ipotizzavo, risultava nel sistema sessagesimale sul quale si fondavano astronomia e matematica dei Sumeri (6× 10 × 6 × 10 ecc).

Beroso, come abbiamo citato, riteneva che le ere zodiacali fossero punti di svolta negli affari di uomini e dèi e sosteneva che il mondo va periodicamente soggetto a catastrofi apocalittiche causate da acqua o da fuoco, la cui comparsa è determinata da fenomeni celesti. Come Manetone, suo omologo in Egitto, anche Beroso divideva storia e preistoria in fasi divine, semi divine e post divine, con un totale di 2.160.000 anni della “durata di questo mondo”.

Questo – nemmeno a dirlo – è esattamente mille ere zodiacali: un millennio.

Gli studiosi che esaminano le antiche tavolette di argilla che trattano di matematica e astronomia restano sorpresi nello scoprire che le tavolette partivano dal numero 12960000 – sì, proprio 12.960.000. Sono giunti alla conclusione che questo numero si poteva collegare solo alle ere zodiacali di 2.160, i cui multipli danno 12.960 (se 2.160 × 6) o 129.600 (se 2.160 × 60) o 1.296.000 (se moltiplicato per 600);  e – meraviglia delle meraviglie – il numero con cui iniziano queste liste antiche, il 12.960.000, è un multiplo di 2.160, cioè 2.160 moltiplicato per 6.000 – come i sei giorni divini della creazione.

Nel corso di tutto questo libro delle Cronache Terrestri abbiamo dimostrato che eventi importanti erano legati alle ere zodiacali. All’inizio di ogni nuova era si verificava un evento di grande portata; l’Era del Toro segnalò il dono della civiltà al genere umano. L’Era dell’Ariete venne introdotta dall’olocausto nucleare e terminò con la partenza degli dèi. L’Era dei Pesci arrivò con la distruzione del Tempio e con l’avvento della cristianità.

Non dovremmo forse chiederci se la Fine dei Giorni delle profezie non sia in realtà la Fine dell’era zodiacale?

Isaac Newton

L’espressione usata da Daniele «tempo, tempi e la metà di un tempo» era forse una terminologia che faceva riferimento alle ere zodiacali? La possibilità è stata vagliata circa trecento anni fa da Sir Isaac Newton. Meglio noto per la sua formulazione delle leggi naturali che regolano i moti celesti, l’eminente studioso si interessava anche di religione, e scrisse trattati approfonditi sulla Bibbia e sulle profezie bibliche. Lui considerava i moti celesti come “la meccanica di Dio” e credeva fermamente che le scoperte scientifiche, iniziate con Galileo e Copernico e che lui portò avanti, erano destinate a essere fatte esattamente nel momento in cui ciò accadeva: non prima e non dopo.

Questa convinzione gli fece prestare particolare attenzione alla “matematica di Daniele”.

Nel marzo 2003 la British Broadcasting Corporation (BBC) sorprese l’establishment scientifico e religioso con un programma dedicato a Newton che rivelava l’esistenza di un documento, scritto a mano da lui, fronte-retro, che calcolava la Fine dei Giorni in base alle profezie di Daniele.

Newton scrisse i suoi calcoli numerici su una facciata del foglio, e la sua analisi dei calcoli come sette “teoremi” sull’altra facciata. Un attento esame del documento – una fotocopia che ho il privilegio di avere – rivela che i numeri che lui usò nei calcoli includono diverse volte il 216 e il 2160 – per me un indizio di vitale importanza per comprendere il suo ragionamento: pensava infatti al tempo zodiacale – era quello per lui l’Orologio Messianico!

Riassunse poi le sue conclusioni scrivendo una serie di tre ipotesi – “non prima di” e “non oltre” –relative agli indizi profetici di Daniele:

  • fra il 2132 e il 2370 secondo un indizio dato a Daniele,
  • fra il 2090 e il 2374 in base a un secondo indizio
  • fra il 2060 e il 2370 per il fatidico “tempo, tempi e la metà di un tempo”.

«Sir Isaac Newton predisse che il mondo sarebbe finito nel 2060» annunciò la BBC. Non esattamente in quella data, forse – ma come mostra la tavola delle ere zodiacali in un precedente capitolo, non era lontano da due delle date che aveva previsto: il 2060 e il 2090.

Il documento originale del grande scienziato inglese è ora conservato al Dipartimento dei Manoscritti e degli Archivi della Jewish National and University Library – a Gerusalemme!

Una coincidenza?

Nel mio libro L’altra Genesi, ho riferito per la prima volta del cosiddetto “incidente della sonda Phobos”. Riguardava la perdita, nel 1989, di una navicella spaziale sovietica inviata per esplorare Marte e la sua luna, Phobos, probabilmente cava.

In realtà andarono perdute non una, bensì due sonde. Chiamate Phobos 1 e Phobos 2 per indicare la loro missione, furono lanciate nel 1988 affinché raggiungessero Marte nel 1989. Pur se si trattava di un progetto sovietico, era supportato dalla NASA e dalle agenzie europee. Phobos 1 svanì nel nulla – senza che siano mai stati forniti dettagli o spiegazioni.

Phobos 2 raggiunse Marte, e iniziò a trasmettere foto riprese da due telecamere: una tradizionale e una a infrarossi.

Sorprendentemente o, per meglio dire, in maniera preoccupante, alcune immagini riportavano la sagoma di un oggetto a forma di sigaro che volava nei cieli del pianeta fra la navicella sovietica e la superficie di Marte (foto sopra). I responsabili della missione sovietica descrissero l’oggetto che proiettava l’ombra come “qualcosa che non dovrebbe esistere”. Immediatamente la sonda venne guidata per spostarsi dall’orbita di Marte, avvicinarsi al piccolo satellite e bombardarlo di raggi laser a una distanza di circa 46 metri. L’ultima immagine inviata da Phobos 2 mostrava un missile che le si scagliava contro, lanciato dal satellite (figura a lato). Subito dopo la navicella spaziale iniziò a girare vorticosamente su se stessa, interrompendo bruscamente la trasmissione – distrutta dal misterioso missile.

L’incidente di Phobos resta, ufficialmente, “non spiegato”. In realtà, subito dopo, venne creata una commissione segreta, composta da tutte le nazioni più importanti che hanno programmi spaziali.

La commissione e il documento che formulò meritavano maggiore attenzione di quanta non ne ricevettero, perché rappresentavano la chiave per comprendere ciò che le nazioni sapevano realmente su Nibiru e sugli Anunnaki.

Gli eventi geopolitici che sfociarono nella formazione della commissione iniziarono con la scoperta nel 1983 da parte dell’IRAS – il satellite astronomico a infrarossi della NASA – di un “pianeta delle dimensione di Nettuno”.

Questo satellite scandagliava i margini del sistema solare non visivamente, bensì individuando i corpi celesti che emettono calore. La ricerca di un decimo pianeta era uno degli obiettivi ufficiali e ne trovò davvero uno – determinando che si trattava realmente di un pianeta perché, quando venne ricontrollato sei mesi dopo, si stava chiaramente spostando nella nostra direzione. La notizia della scoperta fu su tutti i giornali (figura a lato), ma venne smentita il giorno successivo e classificata come “errore di comprensione”.

In realtà, la scoperta era talmente scioccante che portò a un cambio repentino delle relazioni USA-URSS, a un incontro e a un accordo fra il presidente Reagan e il leader sovietico Gorbacheve a dichiarazioni pubbliche da parte del presidente alle Nazioni Unite. In occasione del suo discorso all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, Reagan pronunciò un discorso molto particolare (da notare che, mentre lo pronunciava, puntava il dito verso il cielo):

“Come sarebbe facile il nostro compito in questi incontri se all’improvviso ci fosse una minaccia a questo mondo da parte di altre specie provenienti da un altro pianeta dell’universo. Dimenticheremmo tutte le piccole divergenze fra i nostri due Paesi e scopriremmo, una volta per tutte, che siamo tutti esseri umani qui, sulla Terra. […] Mi capita sovente di pensare che le divergenze fra i nostri due Paesi si dissolverebbero di colpo se dovessimo far fronte a una minaccia aliena.”

Il Comitato di Lavoro, composto da scienziati e altri esperti internazionali, che venne creato a seguito di queste preoccupazioni, si riunì in diversi meeeting e consultazioni – fino all’incidente della sonda Phobos, avvenuto nel marzo 1989. Lavorando in maniera frenetica, nell’aprile 1989 formulò una serie di linee guida conosciute con il nome di Dichiarazione dei princìpi relativi alle attività a seguito della scoperta di intelligenze extraterrestri, con la quale si stabilivano le procedure da seguire dopo aver ricevuto «un segnale o altra prova di intelligenza extraterrestre». Il comitato aveva considerato l’eventualità che “il segnale” potesse essere non solo indice di “origine intelligente”, bensì «un messaggio vero e proprio che potrebbe aver bisogno di decodificazione». Le procedure concordate includevano l’impegno di ritardare la comunicazione del contatto di almeno ventiquattro ore prima di dare una risposta. Ciò sarebbe stato assolutamente assurdo se il messaggio fosse arrivato da un pianeta distante anni luce… No, i preparativi erano per un incontro a distanza ravvicinata…

A mio avviso, tutti questi eventi, a partire dal 1983 – oltre alle prove che provengono da Marte e descritte nei capitoli precedenti, e, infine, il missile sparato a Phobos – stanno a indicare che gli Anunnaki hanno ancora una presenza – probabilmente di natura robotica – su Marte, loro antica Stazione di Passaggio. Ciò potrebbe indicare la necessità di disporre di un’infrastruttura da utilizzare per una visita futura.

Il che fa ipotizzare l’intenzione di un Ritorno. 


Sono profondamente convinto che il sigillo cilindrico Terra-Marte (vedi foto) è una descrizione del Passato, ma anche una predizione del Futuro, perché riporta una data – una data indicata dalla presenza di due pesci – l’Era dei Pesci.

Vuol forse dirci che ciò che era accaduto nella precedente Era dei Pesci si ripeterà di nuovo nella prossima Era dei Pesci? Se le profezie si avvereranno, le Prime Cose saranno le Ultime, se il Passato è il Futuro – la risposta allora è “Sì”.

Siamo ancora nell’Era dei Pesci. Il Ritorno, dicono i segni, avverrà prima della fine di questa era.

POSCRITTO

Nel novembre 2005, in Israele, è stata fatta un’importante scoperta archeologica. Nel ripulire il suolo durante i lavori di costruzione di una nuova struttura, sono venuti alla luce i resti di un antico edificio di grosse dimensioni e sono stati convocati archeologi per supervisionare gli scavi. L’edificio si è rivelato essere una chiesa cristiana – la più antica mai ritrovata in Terra Santa (figura a lato). Le sue iscrizioni in greco lasciano ipotizzare che sia stata costruita (o ricostruita) nel III secolo d.C.  Una volta ripulite le rovine, è emerso uno splendido pavimento a mosaico. Al suo centro, la raffigurazione di DUE PESCI – il segno zodiacale dei Pesci. Perché è importante questa scoperta?

Il sito della scoperta è Megiddo, ai piedi del Monte Megiddo – Har Megiddo, ARMAGEDDON.

Un’altra coincidenza?

Zecharia Sitchin (Tratto da Il giorno degli dei)

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