L’Amduat, letteralmente “ciò che è nell’aldilà”, è un libro che fa parte di quei testi religiosi dell’antico Egitto destinati ad accompagnare il defunto nel suo viaggio nell’oltretomba per consentirgli di “vivere” ancora nel mondo ultraterreno.

Si tratta, generalmente, di formule e di racconti incentrati sul viaggio notturno del Dio sole (nelle sue diverse manifestazioni) e della sua lotta con le forze del male (tra cui il serpente Apopi) che tentano, nottetempo, di fermarlo per non farlo risorgere al mattino.

Il libro dell’Amduat è forse il principale trattato egizio (del Nuovo Regno) sulla vita nell’aldilà.
Chiamato dagli antichi “Il libro della Camera Nascosta”, è il più antico dei “libri” in qualche modo connessi alla sepoltura ed è quello maggiormente rappresentato nelle tombe della Valle dei Re. Tratta, fondamentalmente, del viaggio del Dio Sole (in tutte le sue manifestazioni: Khepri, Ra, Aton) nelle 12 divisioni dell’aldilà, corrispondenti alle Dodici Ore della notte.

Versioni complete sono riportate nelle tombe di Thutmose III ed Amenofi II mentre nelle altre sono state trovate versioni parziali e stralci. Il libro è riportato nelle seguenti tombe della Valle dei Re (riportate in ordine cronologico di regno dei “Titolari” –ove noti-):

  • Thutmose I, XVIII Dinastia, tomba KV38: la copia più antica;
  • Hatshepsut, XVIII Dinastia, tomba KV20;
  • Thutmose III, XVIII Dinastia, tomba KV34: copia completa;
  • Amenofi II, XVIII Dinastia, tomba KV35: copia completa;
  • Amenofi III, XVIII Dinastia, tomba KV22;
  • Tutankhamon, XVIII Dinastia, tomba KV62: solo la 1 ora;
  • Ay, XVIII Dinastia, tomba KV23: solo la 1 ora;
  • Seti I, XIX Dinastia, tomba KV17 le prime 11 ore;
  • Ramses II, XIX Dinastia, tomba KV7: ore 1ª, 2ª, 4ª, 5ª, 6ª, 7ª, 8ª, 12ª;
  • Merenptah, XIX Dinastia, tomba KV8: ore 3ª, 4ª, 5ª, 10ª, 11ª;
  • Seti II, XIX Dinastia, tomba KV15: ore 2ª, 3ª, 4ª, 5ª;
  • Siptah, XIX Dinastia, tomba KV47: incompleto;
  • Ramses III, XX Dinastia, tomba KV11: ore 4ª, 5ª;
  • Ramses VI (in origine scavata per Ramses V), XX Dinastia, tomba KV9: prime 11 ore;
  • Ramses IX, XX Dinastia, tomba KV6: ore 2ª, 3ª, 4ª.

Nella prima ora il Dio Sole entra nell’orizzonte occidentale (Akhet, che è anche una stagione dell’Antico Egitto): un passaggio tra giorno e notte. Nella seconda e terza ora, si passa attraverso un mondo ricco d’acqua chiamato ‘Wernes’ e ‘Acque di Osiride’. Nella quarta ora si arriva all’impervio regno di sabbia di Sokar, il Dio Falco degli Inferi, dove incontra oscure vie, trasportato su un’imbarcazione-serpente. Nella quinta ora il Dio scopre la tomba di Osiride, che è un recinto sotto il quale si nasconde un lago di fuoco; la tomba è coperta da un tumulo piramidale (identificato con la dea Iside), e su cui sono scese Iside e Nefti sotto forma di due rapaci. Nella sesta ora si verifica l’evento più significativo nel mondo sotterraneo. Il Ba(o anima) di Ra si unisce con il proprio corpo, o in alternativa con il Ba di Osiride all’interno del cerchio formato dal serpente Mehen. Questo evento è il punto in cui il Sole comincia la sua rigenerazione, è un momento di grande significato, ma anche di pericolo, visto che nella settima ora l’avversario Apopi, sta in agguato e deve essere soggiogato dalla magia di Iside, e dalla forza di Seth assistito da Selkis. Una volta che questo è stato fatto il Dio Sole apre le porte della tomba nell’ottava ora e poi lascia l’isola di sabbia di Sokar remando vigorosamente in acqua nella nona ora. Nella decima ora il processo di rigenerazione continua attraverso l’immersione nelle acque fino a che nell’undicesima ora gli occhi del Dio (un simbolo indice della sua salute e del suo benessere) sono completamente rigenerati. Nella dodicesima ora egli entra nell’orizzonte orientale pronto a risorgere ancora come il Sole di un nuovo giorno.

Sala del sarcofago con scene dell’Amduat, KV35

L’articolo riguarda una delle composizioni funerarie più importanti del Nuovo Regno Egiziano, il Libro dell’Amduat (“ciò che è nell’aldilà”), apparso per la prima volta sulle pareti delle tombe regali della Valle dei Re. L’Amduat descrive il viaggio della barca solare nel mondo sotterraneo durante le dodici ore della notte, nel corso delle quali il dio-sole Ra si rigenera per rinascere all’alba. Il sovrano defunto, identificato con Ra, è costretto ad affrontare numerosi pericoli proprio come il sole, che combatte ogni notte le forze dell’oscurità; pertanto, alla stregua del dio, il re tramonta a Occidente per rinascere a Oriente, una volta sconfitti i nemici nel mondo infero. L’autore, dopo un commento introduttivo, spiegherà il periplo solare notturno ora per ora.

Il percorso notturno del sole rappresenta il punto di partenza per un viaggio nel mondo dell’aldilà. Secondo la tradizione religiosa egizia, giunto all’orizzonte occidentale del cielo, il sole si cela al nostro sguardo per portare la sua luce negli abissi sconosciuti, illuminare i defunti e risvegliarli a nuova vita; dal tramonto all’alba, percorrendo a ritroso nello spazio e nel tempo il cammino notturno, l’astro divino ci offre la possibilità di gettare uno sguardo in quegli ambienti chiusi e oscuri che giacciono nelle viscere della terra, scandagliando la struttura di questo “spazio interno del mondo” e portando alla luce cose ed esseri dell’oscuro regno sotterraneo.

Le fonti che ci riferiscono con precisione riguardo a questo luogo, la Duat, provengono da tutte le epoche; esse tuttavia raggiungono un certo spessore e presentano un approfondimento sistematico dell’argomento in un gruppo di testi religiosi del Nuovo Regno nelle tombe della Valle dei Re, fornendo informazioni sul mondo sotterraneo, sui suoi abitanti e sulla sua topografi a. Il più antico tra questi è il Libro dell’Amduat (1), “ciò che è nella Duat”, che è apparso per la prima volta sulle pareti della tomba della regina Hatshepsut (1479-1458 a.C.)(2) sebbene non integralmente; dopodiché, almeno fino alla fine della XX dinastia (1186-1070 a.C.), si trova solo nelle sepolture regali (3). Dopo la fine del Nuovo Regno, l’Amduat fu copiato su papiri e su sarcofagi e divenne disponibile per i sacerdoti e i loro famigliari, rimanendo ancora in uso nelle tombe di Età Tarda (712-332 a.C.) e sui sarcofagi non regali di Età Tolemaica (332-30 a.C.); citazioni sono state trovate ancora durante l’Età Romana (30 a.C. – 395 d.C.).

L’Amduat descrive il viaggio della barca solare nel mondo sotterraneo durante le dodici ore della notte, nel corso delle quali il dio-sole si rigenera per rinascere all’alba (4). Il sovrano defunto, identificato con Ra, è costretto ad affrontare numerosi pericoli proprio come il sole, che combatte ogni notte le forze dell’oscurità; pertanto, alla stregua del dio, il re tramonta a Occidente per rinascere a Oriente, una volta sconfitti i nemici nel mondo infero. Ogni divisione, dodici come le ore che intercorrono tra il tramonto e l’alba, è introdotta da una porta, che permette l’accesso a una delle contrade dell’aldilà; per varcare la soglia, il sole deve svelare e pronunciare il nome esatto delle divinità guardiane, in modo tale da poterle convocare in momenti di bisogno o scacciarle. Il testo dunque espone una lista di ben novecentootto nomi divini e la completa toponomastica oltremondana, dettagliando ora per ora il periplo della barca che trasporta il dio sole. A livello figurato ogni sezione è suddivisa in tre registri -soltanto nella prima i registri sono quattro-, quello centrale sempre riservato all’immagine della barca solare, su cui trovano posto Ra stesso e altre divinità. Le immagini e i testi non sono dissociabili, tuttavia non è possibile determinare se le figure siano servite da base per la composizione del testo oppure,al contrario, se la parte scritta abbia preceduto quella iconografi ca. I segni geroglifici seguono un andamento sinistrorso, tuttavia la teoria delle divinità segue la direzione opposta, da sinistra a destra.Il percorso si svolge in un mondo speculare a quello dell’Egitto terreno: da sud a nord, la barca del dio-sole attraversa dapprima le terre di Osiri ad Abido, dove si estendono i fertili e paradisiaci Campi di Iaru bagnati dal fiume Urnes; poi, si addentra a nord nelle aride contrade di Sokari, il dio custode della necropoli di Menfi , e ancor più su, nelle regioni dell’Osiri di Busiri, signore del Delta; infine, si dirigerà a est, verso Iunu (Eliopoli), dove il sole concluderà il viaggio per rinascere all’alba del nuovo giorno.

Scorcio della Valle dei Re

L’opera, frutto di una lunga evoluzione di concetti religiosi e funerari strettamente legati alle pratiche originarie, soddisfaceva un’esigenza specifica: la realizzazione del destino ultimo di colui per il quale l’opera era stata originariamente redatta, il re. In essa spiccano due principi fondamentali che in qualche modo si sovrappongono, rendendo spesso indistinto ciò che si deve ricondurre a ciascuno: la solarizzazione del sovrano attraverso i rituali funebri e la rinascita del dio sole (5). Inoltre, se il libro si limitasse a essere semplicemente una descrizione del periplo solare notturno o topografico dell’oltretomba, il suo valore teologico sarebbe assai limitato e non certo tale da giustificare l’impiego che i sovrani egizi ne fecero, ornando le pareti delle loro sepolture ed attribuendo ad esso il valore di ausilio per il raggiungimento della vita eterna (6).

Arerit 
Prima ora:

Al termine del giorno il sole tramonta e scompare nell’orizzonte occidentale del cielo per immergersi nelle folte tenebre della Duat. Esiste tuttavia un breve intervallo in cui non è più giorno ma nemmeno notte, quando il cielo è pervaso da un leggero e diffuso chiarore. Questi è il crepuscolo,che testimonia la prima tappa del viaggio attraverso un luogo di confine, una sorta di anticamera dell’aldilà, nella quale il dio sole Ra evolve e si trasforma (7). Il carattere transitorio di tale regione è sottolineato dalla sua stessa denominazione, Arerit, ovvero “vestibolo”. La barca solare con il suo equipaggio scorre sicura sulla corrente di Urnes, il fiume dell’oltretomba: davanti si ergono Upuaut, la vedetta che scruta l’orizzonte, e Sia (“sapienza”), cioè il pilota di prora che conosce le correnti, i banchi di sabbia e il fiume; seguono Nebetuia, la signora della barca, che ne gestisce l’organizzazione; al centro Iuf-Ra, alle cui spalle si trova Horhekenu, l’araldo che riporta le informazioni di Sia, e i due guardiani, Kamaat e Nehes; al fondo prendono posto Hu (“enunciazione”), il pilota di poppa che riferisce le informazioni di Horhekenu, e Kherepuia, il timoniere. Lungo le rive sabbiose di Urnes si trovano cortei di varie divinità festanti; queste hanno il compito di facilitare l’ingresso del dio sole, acclamandolo e onorandolo secondo specifi che dimostrazioni. Sono presenti anche dodici serpenti con la funzione di schiarire il cammino della barca con il fuoco della loro bocca, e le dodici ore della notte che guideranno il sole nelle tenebre del mondo inferiore.

La seconda ora dell’Amduat, dalla tomba di Thutmosi III.

Duat – Abido
Seconda ora:

Al confine estremo di Arerit si staglia il portale che fornisce l’accesso alla Duat, Amerdjer, “colui che tutto ingoia”. Al di là di esso, comincia l’oltretomba vero e proprio. Le prime terre che il dio sole incontra nel suo lungo viaggio rientrano nel distretto di Abido e appartengono quindi al dio Osiri Khentimentiu, “colui che presiede agli Occidentali”. La regione, denominata “Specchio d’acqua di Ra”, è fertile, un reame di abbondanza inondato dall’acqua, sulla quale la barca scorre tranquillamente. Un grande corteo di varie divinità -preposte alle stagioni, all’anno, alle stelle e alla vegetazione- accoglie Iuf-Ra, rendendogli omaggio. Qui risiedono le anime dei beati che coltivano in pace i rigogliosi e paradisiaci Campi di Iaru.

Terza ora

Dopo aver oltrepassato la porta “Colui che prende”, la barca solare, scortata da altre tre, prosegue il suo periplo notturno nella fertile regione chiamata “Specchio d’acqua di Osiri”: è questa la residenza del dio dei morti, il quale compare in otto forme diverse, quattro con Corona Bianca,quattro con Corona Rossa. La dolce acqua di Urnes e l’abbondanza dei campi sono i temi dominanti anche in questa contrada.

Duat – Menfi
Quarta ora

Il viaggio dell’astro solare continua verso nord. Infatti, dopo aver varcato la porta “Colei che è misteriosa d’accesso”,entra nel deserto di Sokari, il dio mummiforme ieracocefalo, signore di Rasetau, la necropoli di Menfi . La contrada Imhet (“caverna”), ovvero la parte terminale di Rasetau dove risiedono i defunti, differisce sensibilmente dalle fertili terre di Abido. La distesa è arida e sabbiosa, pertanto, non essendoci più il fiume Urnes, lo scafo della barca divina è costretto a trasformarsi in un serpente, con testa a prora e a poppa, in modo da poter scivolare sulla sabbia e da rischiarare, con le fiamme che escono dalle fauci, la via immersa nell’oscurità. Il sole stesso non emana più luce e tutto intorno il silenzio è impenetrabile. La regione è popolata da serpenti e da mostri a una o più teste, talvolta umane, dotate di gambe e ali; nessuno di essi rende omaggio a Ra, quasi fosse una sorta di intruso, e né cortei né acclamazioni accompagnano il passaggio della barca divina. Il sole procede dunque nel suo cammino,costretto in una via angusta senza scorgere gli abitanti del luogo, i quali a loro volta lo ignorano.

La quinta ora dell’Amduat, dalla tomba di Thutmosi III

Quinta ora

Per accedere al cuore del regno di Sokari il dio sole varca la porta “Stazione degli dèi”. Il cammino è così arduo che la barcaserpente deve essere trainata da sette dèi per farla giungere al di sopra della caverna in cui risiede Sokari, protetto da alcune divinità guardiane. L’antro, in forma di cartiglio, è celato alla vista, nascosto nelle viscere di una montagna in forma piramidale, sormontata dalla testa della dea Isi, circondata di sabbia e collocata sul dorso di due protomi di sfinge (8). Per quanto la regione sia ancora oscura e inospitale, essa costituisce una tappa cruciale nel processo di rigenerazione solare;infatti, il tumulo Hen (“cassa”) che si nota al di sopra della testa di Isi altro non è che la tomba di Osiri (9) dalla quale fuoriesce lo scarabeo, ovvero il sole che si rigenera. In tal modo è possibile assistere alla misteriosa unione di Ra e di Osiri, del quale Sokari è uno degli aspetti. L’osirizzazione di Ra e la solarizzazione di Osiri sono gli avvenimenti cardine del processo rigenerativo notturno.

Duat-Busiri
Sesta ora

Dopo aver superato indenne la porta “Colui che affila i coltelli”, la barca solare riprende l’aspetto consueto e percorre le regioni sacre all’Osiri di Busiri, signore del Delta, procedendo nuovamente sull’acqua. Gli abitanti della regione sono di nuovo favorevoli al suo passaggio; non solo,al cospetto di Ra accorrono i numi preposti alle offerte funerarie e i proprietari dei campi coltivati, per distribuire i frutti della terra alle anime della Duat. Il dio sole supervisiona i campi, dispensando le offerte e prendendosi cura di tutti gli abitanti della regione. I tre santuari che si ergono nella contrada custodiscono, ciascuno, una parte del corpo di Ra (la testa, le ali e la parte posteriore) e alludono allo smembramento di Osiri che esige una ricomposizione: un secondo richiamo all’identificazione Ra/Osiri nel processo di rigenerazione. Infine, l’apparizione di un serpente a cinque teste ripiegato a ellisse attorno a un uomo supino, riassume tutta la dottrina dell’Amduat intorno alla morte e rinascita del dio sole: il corpo rappresenta il cadavere di Ra, Iuf, che simboleggia allo stesso tempo quello di Osiri; la presenza dello scarabeo sulla testa precisa che il corpo è quello di Khepri, ovvero il sole in utero che dovrà apparire all’alba.

Settima ora

La settima ora è cruciale, poiché è messo in forse il processo rigenerativo a causa del grande serpente Apopi, l’incarnazione del caos primordiale. Varcata la soglia perigliosa denominata “Portale di Osiri”, la barca solare ha la necessità di mutare nuovamente forma: la cabina di legno, in cui solitamente risiede Ra, scompare ed è sostituita dal serpente Mehen, che avviluppa il dio tra le sue spire per proteggerlo da ogni male. A prora, Isi, dea e maga, occupa il posto di Nebetuia per fermare con i suoi incantesimi il serpente Nehahor (“Il ritorto di volto”), una forma di Apopi: il serpente ha prosciugato il fiume per far arenare e inghiottire la barca divina. Il piano di Apopi tuttavia non ha esito grazie agli incantesimi di Isi e all’intervento di alcune divinità, che riescono a legare Nehahor con corde robuste e a minacciarlo con lunghi coltelli. Una volta sconfitto l’enorme rettile, il sole può finalmente mettere in movimento le stelle del cielo e stabilire la posizione delle ore.

Ottava ora

La regione percorsa durante l’ottava ora si presenta come un’enorme necropoli -il nome tra l’altro è rappresentativo, “Il sarcofago dei suoi dèi”- e le dieci caverne che vi si trovano sono veri e propri sepolcri, i cui occupanti sono tutti dèi. Sotto la sabbia giacciono i cadaveri delle divinità, sopra di essa si ergono le loro forme, poste sopra il segno geroglifico dei vestiti: nel mondo dell’aldilà le vesti recano un’importanza particolare, poiché solo i nemici sono nudi. All’apparire del sole, dopo aver varcato la soglia “Colei che sta ritta senza stancarsi”, le porte delle caverne si spalancano e la luce di Ra squarcia le tenebre e rende visibili le forme divine.

Nona ora

La barca divina oltrepassa la porta ‘Il guardiano dei flutti’ ed entra nell’ultima propaggine del regno dell’Osiri di Busiri, la “Segreta di forme, vivente di manifestazioni”. L’abbondanza e il lavoro dei campi sono i temi dominanti nella contrada e il dio sole percorre placidamente i flutti di Urnes, per prepararsi alla sua rinascita nel mondo dei viventi.

Duat – Eliopoli
Decima ora

Le tappe terminali del processo rigenerativo di Ra avvengono nel suo dominio,Eliopoli. La prima regione, che s’incontra dopo aver oltrepassato la porta “Grande di manifestazioni, che dà vita alle forme”, è “L’abisso dalle alte sponde”; una contrada dominata dall’elemento acqua, in cui il dio Horo, ritto, osserva i lenti flutti del Nun, l’oceano primordiale, in cui galleggiano, come dormienti, i corpi degli affogati. Il dio li assiste quotidianamente con formule magiche e incantesimi, per dare loro vita e forza affinché le loro anime possano vivere.

Undicesima ora

Il viaggio solare prosegue e, dopo aver varcato la porta “Luogo di riposo di coloro che sono nella Duat, la barca divina prosegue nella contrada ‘Ingresso della caverna che conta i cadaveri’. Al fine di prevenire tutti i pericoli che potrebbero mettere a repentaglio la riuscita del processo rigenerativo, cinque dee annientano tutte le forme in cui possono manifestarsi i nemici: armate di coltelli, sputano fiamme davanti a sei tumuli di sabbia che contengono corpi zampillanti sangue,anime, ombre e teste e cadaveri nemici capovolti. La punizione e l’annientamento dei malvagi diventano il motivo conduttore dell’undicesima ora.

La dodicesima ora dell’Amduat, dalla tomba di Thutmosi III.

Dodicesima ora

“Colei che genera le tenebre, che fa apparire le nascite” è la regione nella quale termina il processo di rigenerazione del sole. Superata la soglia “Quella che innalza gli dèi”, la barca di Ra deve penetrare nel corpo di un gigantesco serpente (“Il ka di colui che fa vivere gli dèi”), dove avverrà, celata alla vista, la trasformazione di IufRa in Khepri. Quest’ultimo uscirà dalla bocca del serpente, dirigendosi verso l’immagine di Shu, il dio dell’aria, sotto forma di una testa con due lunghe braccia distese sul lato sabbioso del confine estremo dell’aldilà. Addossato al confine, il cadavere di Iuf-Ra, cioè il corpo mummiforme di Osiri, rimane nell’aldilà, protetto da alcune divinità. Lo scarabeo Khepri, invece, muta nuovamente e si trasforma in disco solare, avviandosi verso le braccia di Shu. In tal modo, con l’aiuto del dio dell’aria, avviene la rinascita del nuovo sole, il quale attraversa l’orizzonte orientale del cielo per illuminare all’alba il mondo dei viventi

(Federico Bottigliengo)

Note

  1. Il titolo originale egiziano, reso nelle pubblicazioni di Schott 1958 e Hornung 1963-1967, è Gli scritti del luogo nascosto nel quale si trovano i ba, gli dèi, le ombre, gli spiriti-akh e ciò che viene fatto. L’inizio è il corno dell’Occidente, la porta dell’orizzonte occidentale, la fine è l’oscurità, la porta dell’orizzonte occidentale. Per conoscere i ba dell’aldilà, per conoscere ciò che viene fatto, per conoscere le loro trasfigurazioni per Ra, per conoscere i ba segreti, per conoscere che cosa avviene nelle loro ore e i loro dèi, per conoscere ciò che egli (= il sole) dice loro. Per conoscere le porte e le vie che il grande dio attraversa, per conoscere lo scorrere delle ore e i loro dèi, per conoscere coloro che sono onorati e coloro che sono annientati. Il termine ‘luogo’ traduce l’espressione egizia a.t, che designa precisamente uno spazio chiuso, ovvero una camera funeraria, cioè un locale consacrato dai limiti architettonici ben definiti. Nello specifico designa la camera funeraria che Horo edificò per suo padre Osiri nella Duat e, per estensione, la Duat stessa, uno spazio invisibile e sacro che circonda la sepoltura del sovrano dell’aldilà.
  2. Non di Thutmosi I (1504-1492 a.C.) come a lungo si è pensato; cfr. Mauric-Barberio 2001, p. 334.
  3. L’esemplare nella tomba del visir Useramon (TT 61,XVIII dinastia, regno di Thutmosi III, 1479-1425 a.C.) è un caso unico; cfr. Hornung 1958, pp. 99-120.
  4. Cfr. Barguet 1972, p. 7.
  5. Per approfondimenti, cfr. Barguet 1972, pp. 7-11.
  6. Per una interpretazione del carattere “iniziatico” del testo, sulla base di alcune affermazioni che indicano come il valore della composizione sia stato inteso soprattutto «sulla terra, tra i viventi», rimando al capitolo introduttivo di de Rachewiltz 1959, particolarmente da p. 8 a p. 16. Il viaggio notturno del dio sole riporterebbe, secondo tale interpretazione, all’acronimo alchemico V.I.T.R.I.O.L.U.M., usato per l’espressione latina Visita Interiora Terrae Rectifi cando Invenies Occultum Lapidem Veram Medicinam (“Visita l’interno della terra, e rettificando troverai la pietra nascosta che è la vera medicina”); un invito dunque alla discesa nella terra,negli inferi, nell’inconscio, «il viaggio cosciente del principio solare attraverso varie prove e pericoli, “rectificando” ciò che è necessario, affinché il “volatile” divenga “fisso” e il sole possa nascere, vittorioso, al termine del periglioso viaggio». L’aldilà dunque costituirebbe la simbolica terra da conoscere e il libro dell’Amduat la guida per tale viaggio, il quale può essere compiuto dopo la morte oppure, in via eccezionale, già durante la vita.
  7. Il dio sole è rappresentato nella forma di un uomo a testa d’ariete, in virtù del fatto che il segno geroglifi co dell’ariete è una delle grafi e più usuali per ba, l’aspetto con il quale il dio sole attraversa l’aldilà durante le dodici ore della notte. Nel testo Ra è sempre denominato Iuf “la carne”, nel senso di cadavere.
  8. Sono i leoni Sef e Duau, i guardiani dell’entrata e dell’uscita dell’oltretomba, coloro che sostengono il sole all’orizzonte.
  9. Ciò si comprende dalla presenza di Isi e Nefti in forma di rondine ai lati.

Bibliografia

  • Barguet P. 1972 – L’Amdouat et les funérailles royales, Revue d’égyptologie XXIV: 7-11.
  • Carrier C. 2009 – Grands livres funéraries de l’Égypte pharaonique, Cybele.
  • De Rachewiltz B. 2009 – Il libro egizio degli Inferi: testo iniziatico del Sole Notturno tradotto e commentato, Terra di Mezzo
  • Fornari A.M., Tosi M.1987 – Nella Sede della Verità. Deir e- Medina e l’ipogeo di Thutmosi III, Franco Maria Ricci
  • Hoffmann N.1996 – Reading the Amduat, Zeitschrift für Ägyptische Sprache und Altertumskunde, CXXIII: 26-40.
  • Hornung E.1958 – Die Grabkammer des Vezirs User,Nachrichten der Akademie der Wissenchaften in Göttingen, nr. 5: 99-120.
    – 1963-1967 – Das Amduat. Die Schrift des verborgenen Raumes, Ägyptolog. Abhandlungen, voll. I-III.
    – 1975 – Amduat, in Helck W., Otto E., Lexikon der Ägyptologie, band I: 185-188.
    – 1987-1994 – Texte zum Amduat, Aegyptiaca Helvetica
    – 1999 – The Ancient Egyptian Books of the Afterlife, Cornell University Press
    – Abt Th. 2007 – The Egyptian Amduat. The Book of the Hidden Chamber, Daimon.
  • Mauric-Barberio F. 2001 – Le premier exemplaire du Livre de l’Amdouat, Bulletin de l’Institut Français d’Archéologie Orientale du Caire, CI: 315-350.
  • Schott S. 1958 – Die Schrift der verborgenen Kammer in Königsgräben der 18. Dynastie (Gliederung, Titel und Vermerke), Nachrichten der Akademie der Wissenchaften in Göttingen, nr. 4: 315-372, taff. 1-16.
  • Schuler F.2005 – Le Livre de l’Amdouat, José Corti

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