Il mito ‘Le conquiste di Ninurta’ o ‘Uno shir-sud per Ninurta’ è la base mitologica per quella che Sitchin chiama la ‘Seconda guerra della Piramide’, lo scontro tra Ninurta e Marduk. Nel mito Ninurta combatte contro ASAG o AZAG, nome composto da A2+SAG3 dove SAG3 corrisponde a SIG3.
Il nome è un gioco di parole, infatti SIG3 come verbo significa ‘battersi con’ ma anche ‘far tremare – terremoto – colpire – battere’, e associato ad A2 significherebbe ‘Colui che si batte / colui che fa tremare’ ma il costrutto A2.SIG3 ha il significato anche di ‘mazza’, precisamente le scuri fatte legando un manico di legno a una pietra ovale, del tipo simile ai Tomawks pellirossa.

La guerra nel mito viene descritta come molto cruenta, Ninurta conduce degli attacchi mentre si trova in volo, liberando contro Azag delle armi chiamate:

  • gish.gid2.da (colui che oscura)
  • gish.mi.tum (faretra del decreto divino)
  • gish.tukkul (mazza)

Oltre a queste armi Ninurta si avvale di uno stranissimo dispositivo, lo SHAR.UR, il cui nome viene tradotto ‘abbatte una miriade’. Lo Shar.ur viene descritto come avente molteplici funzioni: è innanzitutto capace di osservare scene lontane e riportarle a Ninurta in volo, è capace di ‘proteggere’ Ninurta come chiudendolo in una ‘busta’ di energia.

Asag, dal canto suo, viene descritto come il ‘figlio impudente del cielo e della terra’, come un essere ‘delle montagne’, che si accompagna con un esercito di ‘pietre’.

  • na4.shu.u (pietra che ha la forza del 10 – riferimento al rango divino 10 di Marduk)
  • na4.ga.sur.ra (pietra che circonda/delimita e lacera/uccide)
  • na4.sag.kal (pietra principale che disperde)
  • na4.gul.gul (pietra che ostruisce/difende e uccide)
  • na4.gish.nu.gal (pietra del grande/potente fuoco)

e varie altre.

Asag viene più volte chiamato ‘il serpente’, e in un passo viene implicitamente assocciato a Enki e Damkina, probabilmente identificandolo dunque, come sostiene Sitchin, con il loro figlio Marduk. Durante la guerra Asag sembra avere la meglio, emettendo dei raggi mortali che colpiscono Ninurta. Enlil e sua moglie stanno già piangendo la perdita del loro figlio quando c’è un colpo di scena: lo ‘shar.ur’ ha protetto Ninurta dai raggi e questo, con rinnovata ferocia, attacca Asag (che in questo punto viene descritto come abitante in una costruzione artificiale simile a una montagna – identificata da Sitchin in una delle piramidi di Giza) che viene sconfitto.Ninurta allora trascina via Asag, disperde le ‘pietre’ sue aiutanti, e porta Asag per essere processato dagli altri dei.

Secondo Sitchin quella del mito è una vera e propria guerra spaziale condotta da Ninurta sulla sua navicella ai danni di Marduk nascosto dentro la Grande Piramide, dalla quale utilizzava dei ‘cristalli’ (le pietre di cui si parla nel mito) per combattere Ninurta. Questi cristalli evidentemente, si legge dal mito, emettevano dei raggi contro la navicella di Ninurta.

L’ identificazione di Asag con Marduk, messa in dubbio da alcuni critici di Sitchin, è attestata principalmente da 2 fattori:

  1. il fatto che quando Asag viene catturato si dice che ‘Enki e Damkina non ti tengono testa’ nel senso di ‘affrontare – andare contro’. Il fatto che i genitori di Marduk non vadano contro Ninurta che ha appena catturato Asag sembra indicare una relazione tra questo e i due genitori di Marduk
  2. Asag viene più volte descritto come il ‘serpente’, animale simbolo della stirpe di Enki, infatti Marduk è raffigurato sempre con il suo Mushushu, il serpente cornuto.

Enuma Elish, il mito della creazione babilonese, vengono assegnati i 50 nomi divini a Marduk, tra i quali i due nomi ‘ZI.AZAG’ e ‘AGA.AZAG’.
Questa guerra, che chiamiamo seconda guerra della piramide, la troviamo commemorata in lungo e in largo nelle fonti sumeriche, sia nelle cronache scritte sia in numerose rappresentazioni iconografiche.
Gli inni in onore di Ninurta contengono molti riferimenti alle sue imprese e alle gesta eroiche compiute in questa guerra; gran parte del salmo “Tu sei fatto come Anu” è dedicata proprio al racconto di questa lotta e della vittoria finale. Ma la cronaca più importante e più diretta della guerra è contenuta nel testo epico Lugal-e Ud Melam-bi, collazionata e pubblicata da Samuel Geller in Altorientalische Texte und Untersuchungen. Come tutti i testi mesopotamici, anche questo prende il titolo dalla sua prima riga:

O re, somma è la gloria del tuo giorno;
tu, Ninurta, l’Altissimo, che possiedi i poteri divini,
che nei meandri delle terre montuose avanzasti.
Come un diluvio che non si può arrestare,
la terra nemica aggirasti e tenesti avvinta.
O Altissimo, che con veemenza affronti la battaglia;
eroe che tieni nelle tue mani la Divina Arma Brillante;
Signore, la Montagna hai assoggettato come tua creatura.
Ninurta, figlio reale, che da tuo padre hai attinto la tua forza;
o eroe, di fronte a te, la città si è arresa …
O potente – il Grande Serpente, l’eroico dio,
hai scacciato da tutte le montagne.

Ecco, dunque, che, mentre esalta Ninurta, le sue gesta, la sua Arma Brillante, il poema fornisce anche un’indicazione geografica del conflitto («le terre montuose») e il principale avversario di Ninurta: «il Grande Serpente», capo delle divinità egizie. Più volte nel poema sumerico questo nemico è chiamato Azag e una volta è chiamato Ashar: entrambi sono epiteti ben conosciuti di Marduk.

Abbiamo dunque appurato che i due figli più importanti di Enlil e di Enki – Ninurta e Marduk – sono i leader dei due opposti schieramenti nella seconda guerra della piramide.

La seconda tavoletta (delle tredici di cui si compone il testo del lungo poema) contiene la descrizione della prima battaglia. Ninurta aveva a disposizione sia le armi divine sia un nuovo veicolo aereo che egli stesso si era fabbricato dopo che quello originale era andato distrutto in un incidente. Il suo nome era IM.DU.GUD, solitamente tradotto con “Divino Uccello della Tempesta”, ma in realtà, letteralmente, “Quello che corre come eroica tempesta”; da diversi testi sappiamo che aveva un’apertura alare di circa 23 metri.

Alcune raffigurazioni arcaiche ce lo presentano come un “uccello” con due superfici alari sostenute da strisce incrociate; nel telaio si intravede una serie di aperture rotonde, che forse servivano a far passare l’aria in un sistema a motore simile a quello dei jet. Questo velivolo di tanti millenni fa non soltanto mostra sorprendenti analogie con i primi biplani dell’era moderna, ma assomiglia anche in maniera impressionante allo schizzo eseguito da Leonardo da Vinci nel 1497 per illustrare il suo concetto di macchina volante azionata dall’uomo.

L’Imdugud ispirò probabilmente il simbolo di Ninurta – un uccello con la testa di leone appoggiato su due leoni (fig. 48) o, talvolta, su due tori. A bordo di questo veicolo costruito a mano, «che in guerra distrugge le dimore dei principi», Ninurta volava nei cieli durante i combattimenti della seconda guerra della piramide; e volava talmente alto che i suoi compagni lo perdettero di vista. Poi, continua il testo, «nel suo Alato Uccello, di fronte alla dimora cinta di mura» egli si lanciò in basso, e «mentre il suo Uccello si avvicinava al suolo, schiacciava la cima [della fortezza del nemico]».
Scacciato dalla sua roccaforte, il nemico cominciò a battere in ritirata. Mentre Ninurta continuava ad attaccare frontalmente, Adad faceva terra bruciata dietro i nemici che arretravano, distruggendo qualunque fonte di approviggionamento: «Nell’Abzu, Adad fece scappare i pesci, disperse il bestiame». Quando poi i nemici, continuando ad arretrare, si rifugiarono tra le montagne, le due divinità «come un fiume in piena spazzarono i monti».

Quando la guerra cominciò a estendersi e a prolungarsi nel tempo, le due divinità principali chiamarono a raccolta anche gli altri. «Mio signore, perché non vai anche tu alla battaglia che si va estendendo?» domandarono a un dio di cui non conosciamo il nome a causa di una lacuna del testo. La domanda venne rivolta anche a Ishtar, e questa volta il suo nome compare più che chiaramente: «Al clamore delle armi, alle gesta di eroismo, Ishtar non voltò le spalle». «Vieni veloce, senza fermarti! Poni saldamente il piede per terra! Tra le montagne, ti aspettiamo!»

«La dea brandì l’arma splendidamente brillante … [per dirigerla] costruì per essa un corno». Quando la utilizzò contro il nemico in un’impresa «che fino ai giorni più lontani» sarà ricordata, «i cieli si colorarono come di fiocchi di lana rossi». La scia esplosiva «squarciò il nemico, gli fece toccare il cuore con la mano».

Il seguito del racconto, contenuto nelle tavole V-VIII, è illeggibile perché troppo danneggiato. I versi, per quanto lacunosi, sembrano tuttavia suggerire che l’attacco, reso più intenso dall’intervento di Ishtar, provocò grandi grida e lamenti nella terra del nemico. «La paura della Brillantezza di Ninurta avvolse tutta la regione» e la gente dovette utilizzare dei prodotti alternativi, invece di grano e orzo, «da frantumare e macinare per farne farina».

Le forze nemiche, pressate dai continui attacchi, continuavano a ritirarsi verso sud. Fu allora, quando Ninurta guidò gli dèi di Enlil in un attacco al cuore del territorio africano di Nergal e nella sua città-tempio, Meslam, che la guerra assunse il suo carattere più feroce e violento. Qui essi fecero terra bruciata e fecero scorrere nei fiumi il sangue di genti innocenti – uomini, donne e bambini che abitavano nell’Abzu. I versi che descrivono questo aspetto della guerra sono alquanto danneggiati sulle tavole del testo principale; molti particolari, però, si ritrovano anche in diverse altre tavole frammentarie che hanno a che fare con la «conquista della regione» da parte di Ninurta, un’impresa che gli fece guadagnare il titolo di «Vincitore di Meslam». In queste battaglie gli attaccanti fecero uso di armi chimiche: sappiamo infatti che Ninurta fece piovere sulla città missili contenenti veleno, che «lanciò su di essa; il veleno distrusse da solo tutta la città». Coloro che sopravvissero all’attacco alla città fuggirono sulle montagne circostanti. Ma Ninurta «con l’arma che colpisce gettò fuoco sulle montagne; l’arma divina degli dèi, quella dal dente amaro, abbatté il popolo». Anche qui, qualche indizio fa pensare a una sorta di guerra chimica:

L’arma che distrugge
fece perdere i sensi;
il dente li scuoiò.
A forza di distruzione egli prostrò quella terra;
i canali riempì di sangue,
nella terra dei nemici come latte essi divennero,
come latte che i cani potevano leccare.

Sopraffatto dalla spietatezza dell’attacco, Azag invitò i suoi seguaci a non opporre resistenza: «Il Nemico chiamò a raccolta sua moglie e i suoi figli; contro Ninurta non alzò il braccio. Le armi di Kur furono coperte di terra» (ovvero, furono nascoste); «Azag non le sollevò». Ninurta prese questa mancanza di resistenza come un segno di vittoria. Un testo citato da F. Hrozny (“Mythen von dem Gotte Ninib”) racconta che, dopo che Ninurta ebbe ucciso gli avversari che occupavano la terra di Harsag (Sinai), se ne andò «come un uccello ad attaccare gli dèi che si erano ritirati dietro le loro mura» a Kur e li sconfisse tra le montagne. Quindi proruppe in un canto di vittoria:

La mia grande Brillantezza è potente come quella di Anu;
Chi oserà opporsi a lei?
Io sono il signore delle montagne,
le alte montagne che con le cime toccano l’orizzonte.
Dei monti io sono il padrone.

La gioia della vittoria, tuttavia, era prematura. Con la sua tattica di non-resistenza, Azag aveva infatti evitato la sconfitta: la capitale era stata sì distrutta, ma non così i capi della squadra nemica. Il testo Lugal-e si limita sobriamente a osservare: «Lo scorpione di Kur Ninurta non riuscì ad annientare». Gli dèi nemici si ritirarono invece all’interno della Grande Piramide, dove «l’abile artigiano» – Enki? Thoth? – innalzò una cinta di protezione «che la Brillantezza non potrà colpire», un campo, cioè, attraverso il quale i raggi di morte non potevano penetrare. Su questa fase finale e drammatica della seconda guerra della piramide possediamo anche fonti che si collocano “dall’altra parte”. Come i seguaci di Ninurta avevano composto inni in suo onore, altrettanto avevano fatto quelli di Nergal. Alcuni di questi inni, scoperti in seguito dagli archeologi, vennero raccolti da J. Bollenrücher in Gebete und Hymnen an Nergal.

Esaltando le gesta eroiche compiute da Nergal in questa guerra, questi testi raccontano che, quando gli altri dèi si trovarono assediati all’interno del complesso di Giza, Nergal – «sommo e amato drago di Ekur» – «di notte uscì» e, portando armi spaventose con l’aiuto dei suoi luogotenenti, ruppe l’accerchiamento nemico per raggiungere la Grande Piramide (l’Ekur). Vi arrivò di notte ed entrò attraverso «le porte chiuse che si aprono da sole». Un boato di benvenuto lo accolse al suo ingresso:

O divino Nergal,
signore che di notte sei uscito di soppiatto
e sei venuto a combattere!
Fa’ schioccare la tua frusta, fa’ risuonare le armi …
Egli è benvenuto, la sua potenza è immensa;
Come un sogno è apparso alla porta.
Divino Nergal, che tu sia benvenuto:
combatti il nemico di Ekur,cattura il selvaggio che viene da Nippur!

Ben presto le speranze degli dèi assediati svanirono. Ulteriori informazioni sulle ultime fasi di questa guerra della piramide ci vengono da un altro testo ancora, messo insieme per la prima volta da George A. Barton (Miscellaneous Babylonian Texts) da frammenti epigrafici appartenenti a un cilindro d’argilla, rinvenuto tra le rovine del tempio di Enlil a Nippur. Quando Nergal raggiunse coloro che difendevano la Grande Piramide («la sontuosa casa che è eretta come un cumulo»), la prima cosa che fece fu rafforzarne le difese mediante una serie di cristalli a emissioni radioattive («pietre» minerali) poste all’interno della piramide:

La pietra d’acqua, la pietra appuntita,
la … pietra, la …
il signore Nergal accrebbe la sua forza.
La porta di protezione egli …
al cielo levò il suo occhio,
scavò dal profondo ciò che dà la vita …
… nella casa diede loro del cibo.

Ninurta, allora, visto che le difese della piramide erano state tanto rafforzate, ricorse a un’altra tattica.
Chiamò in aiuto Utu/Shamash per tagliare i rifornimenti idrici manomettendo la “corrente d’acqua” che correva nei pressi delle sue fondamenta. In questo punto il testo è troppo mutilato perché se ne possano capire i dettagli; sembra tuttavia che la tattica raggiunse il suo scopo. Chiusi nella loro ultima roccaforte, senza cibo né acqua, gli dèi assediati fecero del loro meglio per tenere testa ai loro attaccanti. Fino a quel momento, malgrado la ferocia dei combattimenti, nessuna delle divinità maggiori aveva mai subito un infortunio serio; allora, invece, uno degli dèi più giovani – Horus, secondo noi – cercando di sgusciar fuori dalla piramide con le sembianze di un ariete, venne colpito dall’Arma Brillante di Ninurta e perdette l’uso degli occhi. Uno degli dèi antichi invocò allora a gran voce l’intervento di Ninharsag – nota per le sue grandi capacità mediche – perché salvasse la vita al giovane dio:

E venne dunque la Brillantezza assassina;
La piattaforma della casa resistette al signore.
A Ninharsag fu elevato un grido:
« … l’arma … mia progenie
dalla morte è minacciato». …

Altri testi sumerici chiamano questo giovane dio «progenie che non conobbe suo padre», un epiteto che ben si addice a Horus, nato dopo la morte di suo padre. Nella tradizione egizia la Leggenda dell’ariete narra proprio di una ferita agli occhi di Horus, provocata da un dio che «soffiò del fuoco» su di lui. Fu allora che, in risposta al grido d’aiuto, Ninharsag decise di intervenire per fermare il combattimento. La nona tavoletta del testo Lugal-e comincia con le decisioni di Ninharsag, l’invito rivolto al comandante delle armate di Enlil, suo figlio Ninurta, «il figlio di Enlil … il legittimo erede generato dalla sua moglie-sorella». Con versi rivelatori essa annuncia la decisione di porre fine alle ostilità:

Io là andrò,
alla Casa dove comincia la misurazione delle corde,
dove Asar alzò gli occhi su Anu.
Io reciderò la corda
per il bene degli dèi in guerra.
La sua destinazione, dunque, era la «Casa dove comincia la misurazione delle corde»: la Grande Piramide!

Ninurta rimase dapprima sbalordito di fronte alla sua decisione di «entrare da sola nella terra dei nemici»; ma poiché sua madre si rivelò assolutamente inamovibile, accettò la sua volontà e le fornì «abiti che la mettessero al sicuro» (dalle radiazioni emesse dalle scie luminose?). A mano a mano che si avvicinava alla piramide, Ninharsag si rivolgeva sempre più pressantemente a Enki: «Gli grida … lo implora». Lo scambio di battute, purtroppo, ci risulta incomprensibile, visto lo stato delle tavolette; tuttavia Enki accettò di consegnare a lei la piramide:

Della casa che è come un tumulo,
di quella che ho costruito pezzo per pezzo –
puoi esserne tu la signora.

Vi era, tuttavia, una condizione: il conflitto doveva considerarsi chiuso fino a che non fosse giunto «il tempo che determina il destino». Ninharsag promise di rispettare la condizione posta da Enki, quindi andò da Enlil. Gli eventi che seguirono sono ricordati in parte nell’epica Lugal-e e in altri testi frammentari. Ma l’opera che li descrive in maniera più vivida e drammatica è un testo intitolato Canto la canzone della madre degli dèi. Questo testo, giunto pressoché intatto fino a noi perché fu copiato e ricopiato in tutto l’antico Medio Oriente, venne citato per la prima volta da P. Dhorme nel suo studio La Souveraine des Dieux. Si tratta di un poema in lode di Nimah (la «Grande Signora») e del suo ruolo di Mammi (“madre degli dèi”) da entrambe le parti del campo di battaglia. L’inno si apre con un invito ai «compagni in armi e combattenti» ad ascoltare; quindi passa a descrivere in maniera chiara e concisa la guerra e i suoi partecipanti, precisando che essa interessava quasi tutto il globo terrestre.

Da una parte stavano «il primogenito di Nimah» (Ninurta) e Adad, ai quali presto si aggiunsero Sin e, più tardi, Inanna/Ishtar. Dall’altra parte dello schieramento si facevano i nomi di Nergal, un dio citato con gli appellativi «possente, sommo» – senza dubbio Ra/Marduk – e il «dio delle due grandi case» (le due grandi piramidi di Giza), quello che aveva cercato di scappare travestito con una pelle di ariete: Horus. Affermando di agire con l’approvazione di Anu, Ninharsag espose a Enlil l’offerta che le aveva fatto Enki. All’incontro era presente anche Adad (mentre Ninurta era rimasto presso il campo di battaglia). «Vi prego, ascoltate le mie preghiere!» disse alle due divinità, e si mise a spiegare le proprie idee. All’inizio Adad fu inflessibile: Là, di fronte alla Madre, Adad disse così:

«Siamo certi della vittoria.
Le forze nemiche sono battute.
Il tremore della terra ha fiaccato la loro resistenza».

Se proprio vogliamo parlare di cessazione delle ostilità, proseguì Adad, facciamolo partendo dal presupposto che le armate di Enlil stanno per ottenere la vittoria:

«Alzati e va’ – parla al nemico.
Convincilo a ritirare l’attacco».

Con un linguaggio meno forte, Enlil espresse anche lui la stessa idea. Enlil aprì la bocca, all’Assemblea degli Dèi disse:

«Sebbene Anu abbia riunito gli dèi presso la montagna,
per scoraggiare la guerra e riportare la pace,
e abbia mandato la Madre degli Dèi
a trattare con me –
facciamo in modo che la Madre degli Dèi sia un’emissaria».

Rivolto poi a sua sorella, le disse con un tono conciliante:

«Va’, calma mio fratello!
Alza una mano su di lui per la Vita;
dalla sua porta chiusa, fallo uscire fuori!»


Ninharsag fece come convenuto: «Andò a prendere suo fratello, espose a lui la sua preghiera». Gli disse che la sua sicurezza, e quella dei suoi figli, era assicurata: «con le stelle gli diede un segno».Poiché Enki esitava, ella gli disse con tenerezza: «Vieni, dammi la mano». Ed egli gliela diede…
Enki e gli altri difensori della Grande Piramide furono così condotti all’Harsag, la dimora di lei. Ninurta e i suoi guerrieri videro i seguaci di Enki partire, e così quell’edificio tanto grande e inespugnabile rimase lì, vuoto e silenzioso.<

LUGAL-E

Testo e traduzione: VAN DIJK, 1983.Traduzione: JACOBSEN, 1987, pp. 233 sgg.; BOTTÉRO-KRAMER, 1992, pp. 356 sgg.; RÖMER, 1993, pp. 435 sgg. [Tav. III 110-V 190]; PETTINATO, 1971, pp. 91 sgg. [Tav. VIII 5-38].

I. Esordio: LL. 1-23
a) Inno a Ninurta: ll. 1-15
I.

1 O re! Uragano, il cui splendore è del tutto autosufficiente;
Ninurta, vero capo dalla forza eccelsa, dietro a cui cammina il[Kur;
Uragano, Boa, che non si stanca mai, posto (a guardia) della [terra ribelle.
Eroe che si getta coraggiosamente nella mischia;
5 signore, la cui mano ferma brandisce l’arma micidiale,
che falcia come l’orzo il collo dei disobbedienti!
Ninurta, il re, il figlio che, per la sua prestanza, riempie di gioia [suo padre;
eroe che sovrasta il Kur come il vento del Sud.
Ninurta, retto diadema di Ašnan, dagli occhi fulminanti,
10 colui che quello dalla principesca barba ha generato con seme
[di lapislazzuli, drago che si avviluppa su se stesso;
colui, la cui destra è un leone che mostra la lingua ad un
[serpente, e che ruggisce come un’onda scatenata!
Ninurta, re, figlio che Enlil per propria virtù ha reso superiore; eroe che scaglia sui nemici la rete (che li imprigiona);
Ninurta, il cui timore e protezione abbracciano (l’intero) paese,
15 la cui ombra (invece) si estende sulla terra ribelle e confonde (le
[decisioni del)la loro assemblea!

b) Ambientazione: ll. 16-23

(Ora, il giorno, in cui) Ninurta, il re, il figlio che si prostra
[davanti a suo padre, in ogni tempo e luogo,
era assiso sul suo trono eccelso, emanando il sacro fulgore,
(e) gioiva per la sua festa, stando, seduto quietamente,
a fianco di An ed Enlil, e gustava bevande inebrianti;
20 mentre Baba accompagnava il re in preghiera,
mentre Ninurta, il figlio di Enlil decretava i destini,
proprio quel giorno il signore fece rivolgere alla sua arma lo
[sguardo verso il Kur,
e Šarur dall’alto così parla al suo re:

II. Primo discorso di Šarur: nuova e pericolosa situazione nel Kur (A) e collera di Ninurta (B): LL. 24-119

A) Avvento al potere di Asag e lega delle pietre: ll. 24-69
Nascita di Asag: 24-33

«Signore, (detentore del) seggio più alto nella sala
[dell’assemblea degli aventi diritto ad un trono,
25 o Ninurta, la tua parola è immutabile, i tuoi decreti sono [eseguiti fedelmente,
o mio re, An ha inseminato la verdeggiante terra,
o Ninurta, essa un eroe senza ritegno alcuno, Asag, gli ha [partorito,
un figlio che, pur non cibandosi al seno di una nutrice, si è lo [stesso nutrito di latte,
o mio re, egli è (figlio) spurio, uno che non conosce padre, un [(vero) assassino del Kur!
30 Egli è un giovane prodotto dagli escrementi, uno svergognato!
O Ninurta, (Asag) è un giovane che provoca paura, che si [compiace delle sue fattezze.
O mio eroe, io voglio congiungere le mie alle tue forze, (che [sono) come quelle di un toro!
O mio re, tu sei, (è vero) uno che è tornato alla sua città, l’ha [eletta a sua madre;

b) La lega delle pietre: ll. 34-40

(ma Asag, nel frattempo) ha sconvolto il cuore del KUR,
[disseminando ovunque il suo seme;
35 all’unisono (le pietre) hanno eletto la «pietra-Erba» come loro [re,
e in mezzo a queste essa (= la pietra-Erba), come un grande
[toro, tiene sollevate le corna;
le pietre-šu, -sagkal, la dolerie, la pietra-usium, l’ematite
e l’eroe Alabastro, il loro duce, saccheggiano le città,
nel KUR egli (= Asag) ha fatto ad essi spuntare denti di drago,
[che sarchiano (il terreno):
40 davanti a tale forza gli Dèi di questa città hanno piegato le [ginocchia per terra!

c) Usurpazione del KUR da parte di Asag: ll. 41-59

O mio re, quello si è innalzato un trono e non pensa affatto di
[tornare (nuovamente) nell’ombra;
o Ninurta, egli in qualità di signore, proprio come te, emette
[verdetti nel paese (di Sumer);
chi infatti può contrastare il fulgore di Asag?
(Il fulgore infatti) giganteggia sulla sua fronte: chi può mai [rimuoverlo da lì?
45 Esso incute timore in colui che lo sperimenta, riempiendogli il corpo di terrore

II.

Esso (= il KUR) ha rivolto i suoi occhi verso il suo luogo,
mio re, il KUR ha diretto le sue primizie verso di lui;
o eroe, esso (però) ha chiesto (anche) di te, a causa di tuo padre;
figlio di Enlil, signore, a causa della tua forza eccelsa, esso ti sta [cercando qui;
50 o mio re, a causa della tua potenza, esso ti chiede consiglio.
Esso (infatti) ha dichiarato: «O Ninurta, nessun guerriero può [misurarsi con te!».
Esso ha dato disposizioni per un incontro con te.
O eroe, ci sono state invero delle consultazioni per toglierti la [regalità;
Ninurta, egli (= Asag) confida di poter stendere la mano sui
[privilegi che tu hai ricevuto nell’Abisso.
55 Egli ha la faccia sfigurata, una dimora sempre mutevole;
Asag, giorno dopo giorno, si annette territori confinanti
ma tu (non osare di) imporgli i ceppi degli Dèi!
O stambecco del cielo, tu che hai calpestato il KUR con i (tuoi) [zoccoli,
Ninurta, signore, figlio di Enlil, come puoi contrastare il suo [attacco?

d) Situazione militare disperata: ll. 60-69

60 L’assalto di Asag è inevitabile, il suo peso è eccessivo!
Rapporti delle sue scorribande ci giungono, ma nessun occhio
[ha potuto scovare uno solo dei (suoi) soldati;
la sua potenza è scoraggiante, nessuna arma può intaccare la [sua scorza;
o Ninurta, né l’ascia, né la freccia sono capaci di penetrare nel [suo corpo;
o eroe, (Asag) è stato creato per te, come null’altro di simile,
65 o signore, che stendi il braccio verso gli eccelsi poteri,
splendore, degno degli Dèi,
(ma tu), sei un bue dalle sembianze di un grande toro dalla
[corporatura massiccia, mentre quello è intelligentissimo;
o mio Ninurta, sulle tue fattezze si compiace Enki,
o Uta’ulu, signore, figlio di Enlil, cosa debbo fare?

B) Collera e reazione di Ninurta: ll. 70-119

a) Primo assalto: ll. 70-89

70 Il signore gridò: «U’a!»; egli fece tremare il cielo, sotto i suoi [piedi fece tremare la terra;
egli si volse verso di lui, e allora Enlil si turbò e uscì dall’Ekur;
il KUR fu annientato, la terra quel giorno si oscurò e gli [Anunna tremarono.
L’eroe colpì la coscia con i pugni, gli Dèi si dispersero:
gli Anunna, come un gregge, fuggirono verso l’orizzonte,
75 il signore, nel sollevarsi, toccò il cielo.
Mentre Ninurta si accinge alla battaglia, il (suo) petto si dilata [pari ad un miglio;
come una tempesta egli imperversò, cavalcò gli otto venti (per [andare) verso la terra ribelle;
egli raccoglie con le braccia le frecce, l’arma-Mitum spalancò le fauci contro il KUR:
80 l’arma divora tutti insieme i nemici.
Ninurta legò al suo arco il vento cattivo e il vento del Sud,
e al loro fianco fece stare l’arma-Diluvio:
davanti all’eroe avanzava il diluvio potente e irresistibile;
la polvere (al suo incedere) si solleva, la polvere si placa;
85 (la tempesta) appiana le alture, abbatte le canne,
piove catrame, il fuoco divampa, il fuoco divora gli uomini;
(la tempesta) abbatte alberi giganteschi fino alle radici, dirada i [boschi;
la terra premeva le mani sul petto, gridava per il dolore;
il Tigri era sconvolto, mosso, fangoso e torbido!

b) l’attacco: ll. 90-108
III.

90 (Ninurta) sulla nave-Makarnunta’ea avanzò per dare guerra,
la sua gente, non sapendo dove andare, comincia a costruire [mura di recinzione
gli uccelli del posto cercavano di librarsi in volo, ma le loro ali restavano attaccate al suolo
la tempesta colpì anche i pesci fin nel più profondo (dell’abisso),
[e questi cominciarono a boccheggiare,
essa folgorò il bestiame della steppa, lo arrostì fino a farlo [diventare delle locuste,
95 era proprio il diluvio che irrompe, rovinando disastrosamente il [KUR.
L’eroe Ninurta penetrò nella terra ribelle, e la tenne (sotto [controllo)
colpì i loro corrieri (in viaggio) per il KUR, fece diffondere nelle
[loro città (false) informazioni;
abbatté le teste dei mandriani, come fossero farfalle svolazzanti,
questi si aggrappavano con le loro mani ai fusti delle piante,
[simili però ad erba-ki.kal,
100 tentavano di proteggere le loro teste, correndo dentro la cinta [muraria.
Il fulgore del KUR era appannato,
il suo spirito vitale si faceva strada, salendo, nel petto,
la sua gente, per malattia, lasciava pendere mani e collo da un [lato,
pronunziava maledizioni contro la terra;
105 essi annoveravano il natalizio di Asag tra i giorni nefasti!
Il signore fece scorrere la bile nella terra ribelle;
mentre egli avanzava, la bile si spostava fino a toccare il cuore [furioso,
essa, operando come una grande fiumana, spianava l’argine [nemico.

c) Ricognizione aerea di Šarur: ll. 109-119

Al cospetto della sua arma leontocefala, il cuore gli si illumina,
110 come un uccello, (Šarur) si mette in volo, e per lui atterra nel [KUR;
per afferrare i riottosi, essa batte le ali,
essa volò attorno all’orizzonte celeste per apprendere cosa [succedeva;
essa andò incontro a quelli (della gente del KUR) che venivano
[in pace, e riferì a lui le loro parole.
L’infaticabile, colei che non si siede mai, le cui ali portano il
[diluvio,15 Šarur, qualunque cosa essa avesse potuto apprendere lassù, al
[signore Ninurta
riporta fedelmente le deliberazioni del KUR;
essa spiega al signore Ninurta i (loro) intendimenti,
essa dipana come un filo (intricato) il discorso di Asag,
gli dice pacatamente: «O eroe, stà in guardia!»

III. Scontro finale dei due eroi: LL. 120-195

a) Secondo discorso di Šarur: ll. 120-150

[Inchioda il tuo piede al suolo!Ninurta, Asag ti aspetta a piè fermo nel KUR!
140 Eroe, tu che sei magnificamente avvenente, (ornato) con la [corona,
figlio primogenito, al quale Ninlil non ha lesinato il fascino [sensuale,
signore retto che la principessa ha partorito al signore (-Enlil),
eroe, al quale sono cresciute le corna come a Sin,
tu che al re del paese assicuri la vita dai lunghi giorni,
145 che a colui che ha in sé la sublime forza celeste dischiudi il [cielo,
che raccogli le acque e le incanali nel (loro) letto,
Ninurta, signore, circondato da terrificante aura, che ti sei [precipitato contro il KUR,
o eroe grande, che non ha eguali, ora, vuoi proprio eguagliare Asag?
150 O Ninurta, tu che conosci la dolerite, non la fare entrare nel [KUR!»

b) Ninurta prepara l’attacco: ll. 151-167

L’eroe, il figlio, l’orgoglio di suo padre,
il saggio scaturito da una profonda premeditazione,
Ninurta, signore, figlio di Enlil, dotato di grande intelligenza, il [dio che ascolta i consigli segreti,
il signore allungò le sue gambe, si accomodò sull’onagro,
155 egli si cinse di usbergo e spada,
con la sua augusta ed estesa [ombra] coprì il KUR,
come [    ] egli mosse contro il popolo del KUR,
egli raggiunse la fortezza di Asag,
egli marciò contro la terra ribelle alla testa del suo esercito:
160 egli diede ordine al suo arco, e questi da solo si attaccò alla sua [corda;
il signore parlò alla sua arma, e questa subito accorse al suo [fianco;
l’eroe si affrettò alla battaglia: egli riempì (l’intero spazio di) [cielo e terra;
egli mise a posto giavellotto e scudo: il KUR fu distrutto,
[sbriciolato,davanti alle armi di combattimento che Ninurta aveva raccolto [al suo fianco!
165 Quando l’eroe cinse la sua arma al fianco,
il sole non risplendette più, la luna (al suo posto) subentrò;
quando egli marciò contro il KUR, (il cielo) divenne nero, il [giorno divenne come pece.

c) Attacco di Asag: ll. 168-181

Asag partì all’attacco, ponendosi alla testa del (suo) esercito,
egli tirò giù il cielo usandolo come arma, lo prese in mano,
170 come un serpente, egli nascose la testa in terra;
era un cane arrabbiato che si lancia contro il nemico, [uccidendo i corpi,
facendo scorrere il sudore dai suoi fianchi.
Asag si abbattè come un muro su Ninurta, il figlio di Enlil,
egli gridò con voce orribile, come nel giorno della dannazione;
come un serpente dalla testa immensa, soffiò nel paese!
175 Egli prosciugò l’acqua del KUR e sradicò i tamarischi,
lacerò il corpo della terra, producendo (le) piaghe,incendiò il canneto, bagnò il cielo di sangue;
ai corpi ruppe le costole, fece la popolazione a pezzi;
a tutt’oggi, nei campi i parassiti sono neri,
180 per tutto il tempo a venire, l’orizzonte è rossastro come la [porpora; è proprio così!

d) Disfatta di Ninurta: ll. 182-190
V.

An si accasciò nel suo scanno, contorse le mani (portandole) al [petto;
Enlil si turbò, si nascose in un angolo;
gli Anunna si tenevano stretti alle pareti;
185 come una colomba, la loro casa urlava per la paura!
La Grande Montagna, Enlil, si rivolge a Ninlil:
«Sposa mia, mio figlio non c’è! Cosa posso io innalzare (a mia [difesa)?
Il signore, l’autorità dell’Ekur, il ceppo eccelso di suo padre,il cedro sbocciato nell’Abisso, il diadema dalla vasta ombra,
190 mio figlio, in cui è riposta la mia serenità, non c’è! Verso chi
[tenderò la mia mano?»

e) Intervento di Šarur presso Enlil: ll. 191-195

L’arma che ama il signore, che dà ascolto al suo re, Šarur, per il signore Ninurta.
porta a suo padre, a Nippur, la notizia del pericolo di morte:
[il figlio di En]lil, la tempesta furiosa del KUR lo coprì come
[un drappo, e lo scosse come un albero;
195 [Asag?] [    ] lo legò: a causa di ciò, il signore [    ].

IV. Terzo discorso di Šarur e intervento di Enlil: LL. 196-227

a) Discorso di Šarur ad Enlil: ll. 196-224

[L’arma    ] disse ad Enlil:
«[    ] a tuo figlio, Asag [    ]
198-212: lacuna
«[    ] dove la luce non entra, penetrava il mio sguardo[per quanto ] fosse più forte, il tuo signore il tuo petto ha fatto [……….»; ( )
215 «[    ] Ninurta, avendo ritrovato fiducia in se stesso [    ]
avendo fatto cessare il diluvio, egli starà (di nuovo) in piedi:
le [acque infatti si prosciugheranno come al calore del sole;
[mio figlio], la mia serenità, respirerà sollevato, pieno di gioia [egli starà in piedi;
io farò sedare i venti cattivi che si sono scagliati contro l’eroe [Ninurta;
[    ] il KUR deciderà di portare doni solo a lui, esso [riconoscerà la sua potenza».
220 Ora io do le mie istruzioni, tu sarai latore di questo messaggio:
«Che il mio popolo si moltiplichi, che le acque non nuocciano
[più a coloro che mi sostengono;
che [    ] le sue acque siano riportate nei campi, che egli [non faccia diminuire la popolazione,
che egli [    ], che non faccia mancare la prosperità,
che egli non faccia per me, Enlil, scomparire il nome di tutte le
[specie che io ho fatto esistere e funzionare!»

b) Šarur riporta a Ninurta il messaggio del padre: ll. 225-227

25 L’arma: il suo cuore in questo ritrovò la pace; con i pugni si [colpì le cosce;
Šarur si mise a correre ed entrò nel paese ribelle; al signore Ninurta essa, piena di gioia riferisce il messaggio:

V. Nuovo attacco di Ninurta e vittoria: LL. 228-297

a) Quarto discorso di Šarur: ll. 228-243

«[Mio r]e, ecco quanto ha detto [tuo padre per amor] tuo:
“Dopo che il diluvio, a cui è stato iniettato il veleno e che [uccide gli uomini,
230 avrà trucidato Asag, nonostante la sua forza, e gli avrà [spruzzato la bile,
solo allora mio figlio potrà presentarsi nell’Ekur!
O Ninurta, la mia gente ti glorificherà senza posa!
O signore, tu che sei fedele al comando di tuo padre,
eccelsa possanza di Enlil, non tardare!
235 (Tu), tempesta nella terra ribelle, per tritare il KUR come fosse
[farina,Ninurta, detentore del sigillo di Enlil, và! Non ti attardare!

VI.

O mio re, Asag che ha costruito un muro di difesa ed eretto [dei muraglioni,
la fortezza è troppo alta, non può essere espugnata.
[    ] non abbassa il suo furore;
240 [    ] non si solleva(no);
[    ] che non sanno, egli fa marciare contro di te [davanti,
il vento cattivo [    ] alla testa [    ]
mio re, tu dovrai servirti della battaglia e dei lacci [    ]»

b) Secondo attacco di Ninurta: ll. 244-264

Ninurta aprì la bocca all’arma e alle punta di freccia [contro il [KUR],
245 l’arco egli puntò contro il KUR, il sangue cominciò a scorrere [nei crepacci,
il signore stese il suo braccio verso le nuvole,
il giorno si tramutò in notte buia;come un uragano egli urlò, [    ]
[    ] l’arco [    ]
250 Ninurta [    ]
il signore [    ] un vorti[ce  ];
la sua battaglia colpì il KUR con un randello;
Šarur scaraventò in cielo la sabbia, distrusse la sua popolazione;
come un aratore, essa prende le misure (del campo);
255 il suo sputo è da solo capace di distruggere le città;
l’arma che sconvolge ogni cosa, appiccò il fuoco al KUR,
l’arma-mitum dai denti amari sfonda le teste;
l’arma-šita, la cui veemenza è senza confronto, deturpa i volti;
la lancia fu inficcata al suolo, e il sangue riempì i crepacci,
260 ed esso come latte fu versato ai cani nella terra ribelle.
Il nemico si dimenò, gridando a sua moglie e figli:
«Contro il signore Ninurta non avreste dovuto alzare il [braccio!»
L’arma ridusse il KUR in polvere; il cuore di Asag non aveva
[di che sorridere!Šarur si portò le mani al collo per il signore:

c) Quinto discorso di Šarur; descrizione di Asag: ll. 265-280

265 «O eroe, che cosa ti attende ancora?
Non toccare il vento settentrionale del KUR!
Ninurta, signore, figlio di Enlil, egli è stato fatto come la [tempesta:
è una pustola, il cui scoppio non è gradevole,
come il moccolo che esce dal naso, non è piacevole!
270 O signore, egli ha un parlare contorto, nulla di te egli prende a [cuore.
Mio re, come un dio egli è stato creato per te; chi ti potrà [soccorrere?
O eroe, egli scende sulla terra in un vortice, come la saponaria
[egli attecchisce al terreno.
Ninurta, egli caccia davanti a sé gli onagri nel KUR;
il suo terribile fulgore fa turbinare la polvere, fa piovere cocci [come acquazzone;
275 nel paese ribelle egli fa colpire il leone dal dente amaro:[nessuno lo può catturare!
Dopo aver ridotto tutto in un nulla, in mezzo al vento
[settentrionale egli ti colpisce ai polmoni.
La stalla è stata chiusa da Lilit: egli ha fatto seccare l’acqua [nella terra;
nella tempesta che imperversa, il popolo è finito; non trova più
[via d’uscita.
Contro un nemico che non ha spirito vitale nel cuore,
280 o eroe grande, signore, torna sui tuoi passi», gli dice a bassa

VII.

d) Ninurta attacca e vince: ll. 281-297

Il signore gridò nel KUR, non smise di urlare;
nel paese ribelle l’eroe fece clamore, né ascoltò il clamore altrui;
ciò che i venti cattivi avevano provocato, egli rimise in ordine;
a tutti i nemici egli fracassò la testa, fece piangere il KUR.
285 Il signore, come i soldati che gridano «voglio andare al [bottino!», si affretta.Nel KUR, Asag, come uccello da preda, lo guardò con occhio [torvo;
il rumore prima insopportabile della terra ribelle, egli ridusse al [silenzio;
Ninurta si avvicinò al nemico, come se fosse …….. lo riempì;
ad Asag che stava (solo) con la sua terribile aura, gli passò di [sotto;
290 egli andò di sotto, prese la mira verso l’alto:
come l’acqua lo intorpidì, lo disperse nel KUR;
come loglio lo estirpò, come giunchi lo abbatté.
Mentre il suo (= di Ninurta) terribile splendore ricopriva il KUR:
egli stritolò Asag come se fosse orzo bruciacchiato; il suo seme
[egli fece fuoriuscire;
295 come mattoni spezzati egli lo ammucchiò;
le sue «mani» esperte, come se fosse stato soltanto cenere, egli
[sparse come farina;
come creta caduta da un muro (di mattoni) crudo, egli rimise a
[posto insieme.

VI. Omaggio al vincitore: LL. 298-333

a) Riposo dopo la vittoria: ll. 298-303

L’eroe raggiunse così il desiderio del suo cuore;
Ninurta, il signore, il figlio di Enlil, rilassato, si calmò.
300 Nel Kur, il giorno si stava compiendo,
Utu, egli si affrettò a salutare.
Il signore purificò nell’acqua la cintura e l’arma; i vestiti egli
[ripulì del sangue;
l’eroe si asciugò il sudore dalla fronte, ed emise un grido (di
[vittoria) sul cadavere.

b) Le pietre si piegano all’eroe: ll. 304-308

Allora, dopo aver fatto a pezzetti Asag, che egli aveva ucciso
[come un grosso vitello,
305 le pietre del paese vennero da lui,
come onagri stanchi essi si prostrarono davanti a lui,
e per questo signore, a causa del suo superbo atteggiamento,
(per) Ninurta, il figlio di Enlil, essi batterono le mani in segno
[di omaggio.

c) Sesto discorso di Šarur: ll. 309-323

Dall’alto dei cieli, Šarur rivolse al suo re queste parole [ossequiose:
310 «Signore, Albero-mes maestoso (che cresce) in un campo
[irrigato; eroe, chi è come te?
Mio re, al tuo cospetto nessuno può vivere, nessuno può stare,
[nessuno può nascere!
Ninurta, d’ora in avanti nessuno oserà più insorgere contro di [te nel KUR!
Mio re, al tuo primo grido
……..come acqua, ti loda.
315 Tempesta violenta sulla terra ribelle … [    ]
Signore Ninurta, [    ]»
317-323: lacuna

d) Conclusione della 1a. parte: Maledizione di Asag e Benedizione di Šarur: ll. 324-333

Dopo che nel paese ribelle egli ebbe estirpato Asag come lo
[ebbe tagliato come giunchi],
325 il signore Ninurta, la sua arma [depose in una nicchia],e troneggiando ormai, egli solo, senza rivali, pieno di
[gratitudine la apostrofò: [«pietra» sarà il suo nome«D’ora in poi il nome di Asag non sarà più pronunziato, [«pietra» sarà il suo nome!
Della pietra il nome sarà zalag; pietra sarà il suo nome!
La superficie esterna di quello sia Urugal (Il mondo degli [Inferi);
330 la sua eroicità sia per il signore!
Ora ecco il destino dell’arma messa a riposo nella nicchia:
essa sarà nominata “Dall’eccelsa battaglia per il paese”:

VIII.

«Uragano scatenato contro i malvagi», con tale nome sarà
[ricordata nel KUR».


Fonti:

  • A. Demontis – Il Fenomeno Nibiru Vol.1
  • Z. Sitchin – Guerre Atomiche al tempo degli Déi
  • G. Pettinato – Mitologia Sumerica

Testi Menzionati:

  • Lugal-e Ud Melam-bi, collazionata e pubblicata da Samuel Geller in Altorientalische Texte und Untersuchungen.(https://books.google.it/books/about/Die_sumerisch_assyrische_Serie_Lugal_e_u.html?id=SAU_AQAAMAAJ)
  • F. Hrozny “Mythen von dem Gotte Ninib” (https://books.google.it/books/about/Sumerisch_babylonische_Mythen_von_dem_Go.html?id=Z3m7tgAACAAJ)
  • J. Bollenrücher in Gebete und Hymnen an Nergal (https://www.abebooks.com/book-search/title/gebete-hymnen-nergal/)
  • George A. Barton “Miscellaneous Babylonian Texts” (https://archive.org/details/miscellaneousbab00bartuoft/page/n3)
  • P. Dhorme “La Souveraine des Dieux” (https://www.jstor.org/stable/23283575?seq=1#page_scan_tab_contents)

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