Assoldato dal re Tolomeo Filadelfo nel 270 a.C. circa, Manetho (trasposizione in greco di Men-Thoth = “dono del dio Thoth”) redasse la storia e la preistoria dell’antico Egitto in tre volumi. Il manoscritto originale, noto come Aegyptiaca, fu depositato nella biblioteca di Alessandria, per poi andare perduto con altre opere letterarie insostituibili e tesori documentari a causa di disastri naturali e prodotti dall’uomo, fra cui l’incendio della biblioteca a opera dei conquistatori musulmani nel 642 d.C.. Tuttavia, dai riferimenti contenuti negli scritti di alcuni autori dell’antichità (fra cui lo storico ebraico-romano Giuseppe Flavio) sappiamo che Manetho inserisci nell’elenco dei e semidei che avevano regnato molto prima che i faraoni umani diventassero re dell’Egitto.

Di certo da quando lo storico ed esploratore Erodoto aveva visitato il paese due secoli prima, i Greci non erano completamente ignoranti riguardo l’Egitto e il suo passato. Sul tema dei sovrani dell’Egitto Erodoto aveva scritto che i sacerdoti egizi «dicevano che Men fu il primo re di Egitto». Apparentemente fedele alle stesse fonti, anche l’elenco dei faraoni stilato da Manetho cominciava con uno di nome Men, (Menes in greco), ma fu lui il primo a riordinare la successione dei faraoni in base alle dinastie – disposizione seguita fino a oggi – facendo coincidere le appartenenze genealogiche con i cambiamenti storici. La sua Lista dei re indicava i loro nomi, durata del regno, ordine di successione e altre informazioni pertinenti.

L’elemento significativo nell’elenco dei faraoni e delle loro dinastie stilato da Manetho è che la sua lista comincia con gli dei e non coi faraoni. Dei e semidei, scrive Manetho, regnarono sull’Egitto prima di qualsiasi faraone umano!

I loro nomi, l’ordine e la durata del regno – a cui gli studiosi si riferiscono in termini di “favolosi” e “fantastici” – ebbero inizio come una dinastia divina capeggiata dal dio Ptah, creatore dell’antico Egitto:

Come suo padre Ptah, Ra era un dio “di Cielo e Terra”, essendo arrivato in tempi antichi dal “pianeta di milioni di anni” in una barca celeste chiamata Ben-Ben (che significa “Uccello del Pyramidion”), conservata nel sancta sanctorum di un santuario nella città sacra di Anu (la biblica ON, meglio conosciuta con il nome greco di Heliopolis che le venne attribuito in seguito). Pur avendo goduto di un’illimitata longevità e avendo ricoperto un ruolo nelle vicende egiziane per i millenni a venire, il regno di Ra come successione di Ptah fu bruscamente troncato dopo soli 1000 anni. Vedremo come il motivo di questa interruzione sia significativo ai fini della nostra ricerca.

La prima dinastia divina riportata da Manetho fu seguita da un’altra, il cui capostipite era il dio Thot (un altro figlio di Ptah, che però era solo fratellastro di Ra). Il suo regno durò in tutto 1570 anni. Secondo Manetho gli dei regnarono per un periodo complessivo di 13.870 anni. Seguì poi una dinastia di trenta semidei, che regnarono per un totale di 3650 anni. Manetho scrive che sovrani divini e semidivini regnarono complessivamente per 17.520 anni. Poi, dopo un caotico periodo intermedio di 350 anni, durante il quale nessuno regnò sull’intero Egitto (vale a dire sia sul Basso che sull’Alto Egitto), Men diede inizio alla prima dinastia umana dei faraoni che regnarono su un Egitto unificato.
Diverse scoperte archeologiche moderne che confermano la vista dei faraoni di Manetho e l’ordine di successione includono un documento noto come il Papiro di Torino e un manufatto chiamato la Pietra di Palermo, i cui nomi derivano dai musei italiani in cui sono custoditi.

Questi ritrovamenti avvaloranti comprendono anche un’iscrizione su pietra nota come la Lista di Abydos, in cui i faraoni della XIX dinastia Seti I e suo figlio Ramses II, che regnarono 1000 anni prima dell’epoca in cui visse Manetho, raffigurarono se stessi (figura 11). Incisa sulle pareti del tempio principale di Abydos, una città dell’Alto Egitto, la lista elenca i nomi di 75 loro predecessori, a partire da “Mena”. Il Papiro di Torino conferma gli elenchi divini, semidivini e quelli caotici del periodo intermedio, e nomina (compresi i successivi faraoni) un totale di 330 regnanti, proprio come era stato detto a Erodoto.

Il celebre egittologo Sir W.M. Flinders Petrie portò alla luce un gruppo di tombe in un antichissimo cimitero alla periferia di Abydos. Steli che fungevano da pietre tombali e altre iscrizioni permisero di identificare il luogo, situato nei pressi di una presunta tomba di Osiride, come il cimitero dei faraoni della prima e della seconda dinastia. La sequenza di tombe, da est a ovest, cominciava con una su cui era inciso il nome del re Menes. Petrie identificò delle tombe che riportavano il nome di tutti faraoni della prima dinastia, e nel suo capolavoro The Royal Tombs of the First Dinasty (1900-1901) riconobbe che i ritrovamenti confermavano la lista di Manetho. Inoltre, scoprì delle tombe con i nomi di re predinastici, a cui diede il soprannome di “Dinastia 0”. Successivi egittologi hanno identificato questi re come i governanti del periodo caotico elencati da Manetho, avvalorando anche quella parte dei suoi elenchi.

Importanza di questi dati confermati Walter la questione delle dinastie divine e semidivine in epoca prefaraonica: getta infatti una luce importante sul Diluvio e dei tempi anteriori a esso. Dato che oggi sappiamo con certezza che il dominio faraonico ebbe inizio in Egitto nel 3100 a.C. circa, la cronologia di Manetho ci riporta al 20.970 a.C. (12.300 + 1570 + 3650 + 350 + 3100 = 20.970). Il clima e altri dati presentati nei miei libri Il 12º pianeta e L’Altra Genesi porta la conclusione che il Diluvio sia avvenuto circa 13.000 anni fa, intorno al 10.970 a.C..

La risultante differenza di 10.000 anni (20.970 – 10.970) corrisponde esattamente alla somma della lunghezza del regno di Ptah (9000 anni) e della brusca interruzione del regno di Ra (1000 anni). Si tratta di un significativo sincronismo che collega la cronologia di Manetho al Diluvio: pensare che Ptah avvelenato prima del Diluvio perché il regno di Ra sia stato bruscamente interrotto da quel cataclisma. Questo conferma da un lato la realtà del Diluvio e la sua collocazione nel tempo, e la veridicità dei dati divini e semidivini forniti da Manetho dall’altro.

Per quanto sorprendente, questo sincronismo non è causale. Gli Egizi chiamavano il loro paese “la terra emersa”, poiché una volta, secondo l’antica tradizione, aveva subito un’inondazione che l’aveva completamente sommerso. Il dio Ptah, grande scienziato, venne in soccorso. Su Abu, un’isola del Nilo chiamata anche Elefantina per via della sua forma, presso la prima cateratta del fiume nell’Alto Egitto, Ptah creò una grotta nelle imponenti rocce e vi installò delle chiuse che controllavano il flusso del fiume, consentendo al terreno a valle di asciugarsi letteralmente sotto gli occhi degli Egizi, facendo emergere la terra dalle acque. L’impresa fu raffigurata nell’arte egizia (figura 12) e la moderna grande diga di Assuan è situata nello stesso luogo vicino alla prima cateratta.

Questi avvenimenti potrebbero offrire una spiegazione del perché il dio che assunse allora dominio dell’Egitto fu chiamato Shu (secchezza, aridità), nome che indicava la fine della catastrofe idrica. Il successore fu chiamato Geb (colui che accumula), poiché si impegnò in grandi opere di sterro per rendere il territorio ancora più abitabile e produttivo. Come tessere di un puzzle, tutti quegli eventi equivalgono a una documentazione egizia di un diluvio verificatosi nel 10.1970 a.C. circa.

A queste ghiotte notizie sul Diluvio provenienti dalla preistoria egiziana si potrebbe aggiungere il fatto che, allo scopo di unificare l’Egitto, Men emulò Ptah creando un’isola artificiale nel Nilo, là dove il fiume comincia a ramificarsi in un delta, e costruendovi una nuova capitale dedicata al dio Ptah, alla quale diede il nome di Men-Nefer (“La bella di Men”), Menfi in greco.
Come la storia e l’arte greche, anche la storia e la preistoria dell’Egitto non possono essere separate dalla presenza attiva dall’esistenza fisica degli dei egizi. In ogni angolo del paese, tutte le statue, le sculture, i dipinti, i templi, i monumenti e i testi incisi e illustrati all’interno delle piramidi o sui coperchi dei sarcofaghi o sulle pareti delle tombe parlano degli dei e del Pantheon dell’Egitto, li nominano e li raffigurano (figura 13). Qualsiasi cosa registrata e dipinta prima dell’epoca di Manetho e scoperta dopo quel periodo convalida il suo elenco di dinastie faraoniche: perché allora non accettare la realtà degli dei, a cui fecero seguito i semidei, quali regnanti l’Egitto prima dei faraoni umani?

Nei domini seulicidi, l’incarico di redigere il racconto del passato fu assegnato a un sacerdote storico babilonese di nome Beroso (trasposizione greca di Bel-Re’ushu = “Il Signore” [Marduk] è il suo pastore), nato a Babilonia quando Alessandro grande era in quella città. Il compito di Beroso era molto più complesso di quello affrontato da Manetho in Egitto, poiché la sua catalogazione non era limitata a un solo paese, ma doveva includere parecchi, con regni e sovrani diversi che non avevano necessariamente regnato in successione, ma volte in contemporanea in capitali diverse (talora in conflitto fra loro).

I tre volumi da lui scritti (chiamati Babyloniaca e dedicati a re Antioco I, 279-261 a.C.) non esistono più, ma ne sono state conservate alcune parti, dato che nell’antichità erano state copiate e ampiamente citate dagli eruditi greci contemporanei e in seguito da altri storici greci e romani, fra cui Giuseppe Flavio. È grazie a quei riferimenti e a quelle citazioni, noti complessivamente come “Frammenti di Beroso”, che sappiamo che Beroso scelse di “globalizzare” l’argomento, decidendo di scrivere non della storia di una nazione o di una monarchia, ma della Terra intera, non un gruppo di divinità, ma di tutti gli dei, dell’umanità in generale, di come tutti (dei, semidei, monarchie, re, esseri umani, civiltà) fossero venuti al mondo: una storia completa dagli inizi all’era di Alessandro.

Grazie a quei frammenti sappiamo che Beroso divideva il passato in un’epoca antecedente il Diluvio e una successiva a esso, e affermava che prima della comparsa dell’uomini erano solo gli dei a governare la Terra.
Rispetto all’era antidiluviana, Alessandro Polistore, uno storico e geografo greco-romano del I secolo a.C., riferiva che «nel secondo libro [di Beroso] c’era la storia di dieci re dei Caldei e i periodi di ciascun regno, consistevano collettivamente di 120 shar, o 432.000 anni, arrivando ai tempi del Diluvio», (“Caldei” era un termine usato per descrivere gli abitanti dell’antica Mesopotamia ferrati in astronomia).

Il totale complessivo di 432.000 anni comprendeva la combinazione dei regni dei 10 sovrani elencati, inquilini individuali durarono comunque dei 10.800 ai 64.800 anni. Gli storici greci citarono Beroso per spiegare che la lunga durata dei regni di quei sovrani era effettivamente espressa in unità numeriche chiamate shar (“Saros” in greco), ognuna delle quali equivaleva a 3600 anni. Lo storico greco Abideno, discepolo di Aristotele, che citava Beroso, spiegò che quei 10 sovrani e le loro città erano tutti nell’antica Mesopotamia illustrò il modo in cui erano stati espressi loro periodi di regno:

Si dice che il primo re della Terra fu Aloro,
Egli regnò 10 shar. Or bene, si stima che uno shar corrisponda a 3600 anni.
Dopo di lui Alapro regnò per tre shar.
Gli succedette Amillaro della città di panti-Biblon, che regnò per 13 shar.
Dopo di lui Ammenonne regnò per 12 shar; lui era della città di panti-Biblon.
Quindi Megaluro dello stesso posto, per 18 shar.
Poi Daos, il Pastore, governò per lo spazio di 10 shar.
Dopo di lui regnarono Anodafo ed Euedoresco.
Ci furono poi altri sovrani, l’ultimo di tutti fu Sisitro, cosicché nel complesso il loro numero ammontava 10 re,
e la durata dei loro regni a 120 shar.

Anche Apollodoro di Atene (II secolo a.C.) relazionò in termini analoghi sulle rivelazioni antidiluviane di Beroso: 10 sovrani regnarono per un totale 120 shar (432.000 anni), e la durata del regno di ciascuno di loro fu calcolata in shar, unità di 3600 anni. In effetti tutti quelli che avevano citato Beroso affermavano che avesse elencato 10 sovrani divini che avevano regnato dall’inizio fino al Diluvio universale, visto come evento decisivo. Qui di seguito sono elencati i nomi dei 10 sovrani antidiluviani (grecizzati da coloro che citavano Beroso) e la durata dei rispettivi regni (nonostante le sequenze di successione variassero, tutti passi citati erano concordi nell’affermare che un “Aloro” fu il primo re e un certo “Xisurro” l’ultimo), per un totale di 120 shar.

I passi citati da Beroso indicano che i suoi scritti trattavano varie questioni relative al genere umano stesso: come ebbe origine, come ottenere la conoscenza, come si diffuse e si stabilì sulla Terra. In principio sulla Terra c’erano solo gli dei. In base ai frammenti di Beroso gli esseri umani comparvero quando Deus (“Dio”), detto anche Belos (nome che significa “Signore”), decise di creare l’uomo.  A tal scopo utilizzò un “duplice principio”, ma il risultato furono “esseri orrendi”. «Apparvero uomini con due ali, alcuni con quattro, e con due facce… Si vedono altre figure umane con zampe e corna di capra … Nascevano anche tori con teste di uomini. Di tutti questi erano conservate descrizioni nel tempio di Belus a Babilonia». (Belus,  greco per Bel/Ba’al, “il Signore”, era un epiteto in uso a Babilonia per il dio Marduk).

Per quanto riguarda il modo in cui gli esseri umani tennero l’intelligenza e la conoscenza, Beroso scrissi che avvenne così: un capo di quei primi sovrani divini, di nome Oannes, uscì dal mare insegnò all’umanità tutti gli aspetti della civilizzazione. «Era un essere dotato di raziocinio, un dio che apparve dal Mare Eritreo, la viva le coste di Babilonia». Beroso riferiva che, pur avendo l’aspetto di un pesce, Oannes era dotato di una testa umana sotto quella di pesci e sotto la coda di pesce aveva piedi simili a quelli di un uomo. «Anche la sua voce il suo linguaggio erano articolati e umani» («Una sua rappresentazione», aggiungeva Alessandro Polistore, «si è conservata fino a oggi»).

Questo Oannes «era solito conversare con gli uomini, forniva loro una comprensione profonda delle lettere, delle scienze e di ogni genere di arte. Insegnava loro a costruire case, a fondare templi e a redigere leggi, e spiegava loro i principi della conoscenza geometrica». Secondo i frammenti registrati da Polistore, fu Oannes a mettere per iscritto un racconto che spiegava le origini del genere umano, dato che la Creazione era stata preceduta da «un tempo in cui non c’era altro che oscurità e abissi di acqua».

I frammenti di Beroso includono poi i dettagli relativi all’evento determinante, il Diluvio universale, che ebbe la funzione di spartiacque fra lega degli dei e i tempi degli uomini. Secondo Abideno, Beroso riferì che gli dei tennero segreta agli uomini l’imminente venuta di un diluvio devastante, ma il dio Crono (che nei miti greci era figlio del dio Urano, Cielo e padre di Zeus) rivelò il segreto a “Sisitro” (Xisutro, nominato per ultimo nell’elenco dei sovrani antidiluviani):

Crono rivelò a Sisitro che ci sarebbe stato un Diluvio il quindicesimo giorno di  Daisio  e gli ordinò di nascondere a Sippar, la città del Dio Shamash,
ogni scritto disponibile.
Sisitro fece tutte queste cose e salpò immediatamente per l’Armenia, e poi accadde quello che il dio aveva annunciato.

In base ai passi citati da Abideno, per scoprire se il Diluvio era finito Sisitro liberò degli uccelli che avrebbero dovuto trovare il terreno asciutto. Quando la barca raggiunse l’Armenia, Sisitro offrì sacrifici agli dei. Diede istruzioni alle persone che erano con lui sulla barca di fare ritorno a Babilonia; quanto a lui, fu accolto fra gli dei per trascorrere con loro il resto della sua vita.
Il racconto di Polistore era più lungo e dettagliato.  Dopo aver riferito che «in seguito alla morte di Ardate [o Obarte] suo figlio Xisutro regnò per 18 sari e in quel periodo ebbe luogo il diluvio universale», Polistore diede questa versione del racconto Caldeo:

La divinità, Crono, apparve in una visione e
lo informò che il 15º giorno del mesedi Daiso
vi sarebbe stato un diluvio che avrebbe distrutto il genere umano.
Gli ingiunse di impegnarsi a scrivere una storia dell’inizio,
del progresso e della fine di tre cose, fino al momento presente,
e di seppellire quei documenti al sicuro nella città del dio Sole, Sippar,
e di costruire una nave e di prendere con se i suoi parenti e i suoi amici.
Avrebbe dovuto stivare cibo e acqua, e portare a bordo
uccelli e animali, e salpare non appena tutto fosse stato pronto.

Seguendo queste istruzioni Xisutro costruì un’imbarcazione «lunga cinque stadi e larga due». In previsione degli sguardi interrogativi degli altri abitanti della città, il dio diede istruzioni a Xisutro di dire semplicemente che stava «salpando verso gli dei, per richiedere la loro benedizione sugli uomini». Fece per risalire a bordo sua moglie, i suoi figli «e gli amici più intimi».

Quando il diluvio si placò, «Xisutro mandò fuori alcuni uccelli che, non trovando cibo, tornarono alla nave». Il terzo giorno gli uccelli non tornarono e Xisutro ne dedusse che fosse apparsa la terra. Dopo che l’imbarcazione si fu arenata, Xisutro, sua moglie, sua figlia e il timoniere sbarcarono e non furono mai più rivisti, «poiché vennero portati a dimorare presso gli dei». A quelli rimasti a bordo fu detto da una voce invisibile che si trovavano in Armenia, e fu loro ordinato di ritornare alla loro terra e «liberare gli scritti da Sappar e diffonderli fra l’umanità». Ed ecco quanto fecero:

Ritornarono a Babilonia, dissotterrarono gli scritti
da Sippar, fondarono molte città, edificarono templi
e ricostruirono Babilonia.

In base ai Frammenti, Beroso scrisse che in un primo tempo «tutti gli uomini parlano la stessa lingua», ma poi «alcuni di loro si misero a erigere una torre alta e grande, così che potessero salire fino al cielo». Ma Belus invia una tromba d’aria che «confuse i loro piani e diede a ogni tribù il proprio linguaggio particolare». «Il luogo in cui costruirò la torre viene ora chiamato Babilonia».

Zecharia Sitchin (tratto da Quando i giganti abitavano la Terra)

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