Le moderne scoperte scientifiche presentate dettagliatamente in L’altra Genesi e La bibbia degli dei mi hanno portato alla conclusione che il grande Diluvio sia stato un enorme ondata di marea causata dallo slittamento della coltre di ghiaccio al largo dell’Antartide. Ho ipotizzato che l’ eliminazione di quella “ ghiacciaia” abbia provocato la fine improvvisa dell’ultima era glaciale circa 13.000 anni fa.
(Il continente dell’Antartide fu scoperto solo nel 1820 d.C., pur essendo già indicato sulla mappa del 1513 d.C. dell’ammiraglio turco Piri Re’is. Come descritto in La bibbia degli dei, lo slittamento spiega come l’enigma di altre mapas mundi anteriori alla scoperta del continente, come la mappa di Orontius Finaeus (figura 43) che mostra l’Antartide (riquadro a destra) come se fosse vista dall’alto e privo di ghiacciai (riquadro a sinistra). I contorni del continente antartico sotto la coltre di ghiaccio furono determinati per mezzo di radar e di altri strumenti moderni solo nel 1958).

La fine improvvisa dell’ultima era glaciale è stata oggetto di numerosi studi, fra cui un’indagine approfondita nel corso dell’Anno Geofisico Internazionale nel 1958. Gli studi confermarono sia la repentinità che la collocazione nel tempo (circa 13.000 anni fa) della fine dell’era glaciale in Antartide, ma il motivo del fenomeno rimase un enigma. Ulteriori studi recenti hanno avvalorato quelle conclusioni: uno studio delle temperature antiche (Nature del 26 febbraio 2009) ha stabilito che, mentre il riscaldamento al termine dell’ultima era glaciale era stato relativamente graduale in Groenlandia (nord Atlantico), era stato “rapido e improvviso” in Antartide (sud Atlantico) cerca 13.000 anni fa.

Un altro studio sugli antichi livelli del mare (pubblicato su Science del 6 febbraio 2009) confermava che la coltre di ghiaccio dell’Antartide era sprofondata improvvisamente, e giungeva alla conclusione che, a causa della topografia del continente e dei fondi marini circostanti, l’onda di marea era stata almeno tre volte più alta di quanto calcolato fino ad allora e aveva raggiunto il suo massimo impatto a una distanza di circa 2000 miglia. L’articolo era accompagnato da un grafico che mostrava come l’aria di massimo impatto dell’onda di marea si estendesse dal Golfo Persico al Mar Mediterraneo e in direzione nord-est: le terre della Bibbia, fino al Monte Ararat.

Una datazione del Diluvio a circa 13.000 anni fa, intorno alle 10.950 a.C., coincide anche con le dichiarazioni presenti nei testi cuneiformi in base alle quali il Diluvio si verificò nell’età del Leone: quella la zodiacale e benfatto inizio intorno al 11.000 a.C.

Fu allora che gli astronauti provenienti da un altro pianeta, a cui i Sumeri davano il nome di Anunnaki, arrivarono sulla Terra. Erano gli Anakim biblici, i Nefilim del capitolo 6 della Genesi.

I vari elenchi di sovrani antidiluviani sono tutti concordi nell’affermare che Eridu fu la prima città sulla Terra. Il significato letterale del nome è “casa costruita lontano”, si tratta di una parola che ha messo radici in molte lingue in tutte le epoche andando a indicare la terra stessa:
in tedesco (da Erd in antico alto tedesco), Jordh in islandese, Jord in danese, Airtha in gotico, Erthe in medio inglese. La Terra veniva chiamata Ereds in aramaico, Ertz in curdo e viene tuttora chiamata Eretz in ebraico.

È molto importante ricordare che le varie liste di regni nelle prime città degli dei sono elenchi dei “governatori” che si sono succeduti alla loro guida, e non i nomi degli dei ai quali quelle città erano state assegnate come “centri di culto”. Tutte le liste sono concordi nel dire che Alulim e Alalgar furono i primi sovrani nella prima città, Eridu. Ma, come chiaramente affermato nella tavoletta CBS 10673, Eridu era stata segnata per sempre a Nudimmud, un epiteto di Ea/Enki che significa “Colui che forma/crea”, e rimase in eterno il suo “Centro di culto”, indipendentemente da chi fosse amministratore della città (il “re”). Analogamente, anche Sippur rimase per sempre “il centro di culto” del dio Utu, meglio conosciuto col suo nome accadico Shamash; Shuruppak rimase sempre legata a Ninharsag, definita Sud (“ufficiale medico”); e così via.

Vari testi collegano la fondazione di Eridu all’arrivo degli Anunnaki Sulla Terra, quando “la sovranità” venne condotta giù dal Cielo.

Il primo gruppo di Anunnaki che discese sulla Terra fece proprio come i primi astronauti della NASA che, prima che venissero sviluppate le attrezzature per l’atterraggio, ammaravano nell’oceano nei loro moduli di comando. Gli Anunnaki ammararono nel  “Mare Inferiore” (il Golfo Persico) e, con indosso tute da subacqueo che li facevano assomigliare a “uomini pesce”, (vedi figura 23), raggiunsero la terraferma per fondare una “casa lontano da casa”, Eridu, ai margini delle terre paludose, un delta formato dai fiumi gemelli Tigri ed Eufrate mentre sfociavano nel Golfo.

Quel primo gruppo era costituito da 50 individui. Il loro capo, tutti i testi concordano, era E.A. “colui che proviene dalle acque”, il prototipo dell’Acquario. “Oannes” era arrivato sulla Terra.

Parecchi testi Sumeri trattano e descrivono quel primo arrivo. Uno, intitolato dagli studiosi Il mito di Enki e della Terra, Enki e l’ordine mondiale o Enki e l’ordine della Terra, contiene un vero e proprio resoconto autobiografico di Ea/enki. Il lungo testo (ripristinato basandosi su tavolette e frammenti sparsi fra due musei) include le seguenti affermazioni in prima persona:

Io sono il capo degli Anunnaki.
Generato da seme fecondo,
figlio primogenito del divino Anu,
il “Grande Fratello” di tutti gli dei.
Quando mi avvicinai dal cielo,
piogge abbondanti si riversarono dall’alto.
Quando mi avvicinai alla Terra, c’era alta marea.
Quando mi accostai sui suoi prati,
monticelli e collinette furono accumulati dietro mio ordine.

Uno dei primi compiti fu quello di costruire un posto di comando, un quartiere generale. Lo si costruì ai margini di canneti:

Costruii la mia dimora in un luogo puro,
le diedi un buon nome
per preannunciarne la buona fortuna.
La sua ombra si allunga sulla Palude dei Serpenti,
il suo/la sua […] ha una “barba” (?) che raggiunge il/ la […]

Alcuni dei più antichi sigilli cilindrici che illustravano gli inizi della Sumeria raffiguravano capanne di canne del tipo che gli Anunnaki avrebbero potuto erigere servendosi delle canne che potevano trovare facilmente ai margini delle paludi. Tutti i sigilli rappresentano congegni inesplicabili simili ad antenne che sporgono dai tetti di quelle capanne di canne (figura 44).

Il suo avamposto doveva essere costruito su una collinetta artificiale, a un livello superiore rispetto a quello del fiume e delle acque paludose, ed Enki affidò il compito ad uno dei suoi luogotenenti di nome Enkimdu:

Dopo aver messo gli occhi su quel posto,
Enki lo sollevò sopra all’Eufrate…
Enkimdu, quello delle dighe e dei fossati,
fu incaricato da Enki devo occuparsi di dighe e fossati.

Poi Enki, continua il testo, radunò i suoi luogotenenti nel suo posto di comando. Fra questi c’erano “i portatori di armi […]”, i “capo Piloti”, i “capi dei rifornimenti”, la “signora della macinatura e della molitura” e “il/la […] che purifica l’acqua”. Oltre a un riparo, occorreva trovare del cibo, e le paludi offrivano un’ampia varietà di prodotti freschi: «Le carpe fanno ondeggiare le loro code fra le canne, gli uccelli cinguettano per me dai loro…», scriveva Enki. Parti successive del testo, scritto in terza persona, riferiscono gli ordini di Enki ai suoi luogotenenti:

Nella palude delimitò un posto di carpe e pesci.
A Enbilulu, ispettore dei canali, affidò le paludi.
Delimitò un canneto,
e in esso mise canne […] e canne verdi,
e stabilì il canneto.
Diede un ordine a […],
colui che mette le reti affinché nessun pesce scappi,
alla cui trappola nessun […] sfugge,
al cui laccio nessun uccello sfugge,
a […], figlio di un Dio che ama i pesci,
Enki affidò i pesci e uccelli.

L’ubicazione di quelle attività indicata da numerosi riferimenti ai due fiumi Tigri e Eufrate, nel punto in cui i loro corsi si avvicinavano abbastanza perché Enki li facesse incontrare, di modo che le loro «acque pure si unissero».

Molte altre parti del testo descrivono attività legate all’acqua svolte successivamente all’arrivo. Allo stesso Enki si attribuiscono impianti idrici relativi ai due fiumi, mentre altri luogotenenti vengono citati per incarichi legati all’acqua: «Egli riempì il Tigri con acqua spumeggiante … per far si che il Tigri Eufrate si unissero. Enki, signore delle acque profonde, incaricò Enbilulu, l’ispettore dei canali, di occuparsene». Ma, a causa delle interruzioni delle tavolette o dell’uso di una terminologia non decrifrata, la natura di alcune operazioni collegate all’acqua resta incerta. Fra queste operazioni vi è un incarico relativo alle acque marine affidato a un luogotenente femmina il cui epiteto Non.Sirara (“Signora del metallo lucente”) fa ipotizzare compiti in relazione a metalli preziosi.
Altri inaspettati riferimenti ai metalli, e specificamente all’oro, vengono fatti anche in una parte che descrive l’ispezione di quel meraviglioso territorio acquitrinoso effettuata da Enki dopo il suo arrivo. Enki fece un giro dei dintorni su una barca a remi il cui comandante teneva in mano una «bacchetta per (rilevare? misurare? l’oro»; il suo epiteto, Nim.gir.sig, significava “Determinatore capo di luminosità”. Illustrazioni su antichi sigilli cilindrici (figura 45) mostrano Enki su una barca di canne mentre naviga fra i canneti, con un dio luogotenente che tiene in mano uno strumento simile a una bacchetta. La barca è dotata alle due estremità di pali ai quali sono attaccati dei congegni circolari, simili a quelli situati in cima alle capanne di canne.

Qual è il significato di tutte queste ghiotte informazioni?

A questo punto è opportuno porre una domanda fondamentale riguardo alla venuta degli Anunnaki sulla Terra: è stata accidentale? Stavano viaggiando su un’astronave e, a causa di un contrattempo, hanno cercato un terreno solido su cui effettuare un atterraggio di emergenza, trovando così quel puntino chiamato “Terra”? Erano forse esploratori che vagano nello spazio per diletto o per ricerca quelli che videro (come descrivere Enki) uno auguri così a qua e verdeggiante e si fermarono per dargli un’occhiata?

Viste le circostanze la visita al nostro pianeta sarebbe stata un evento una tantum, ma all’antica prova schiacciante indica che la “visita” ebbe una durata incredibilmente lunga, che lasciò insediamenti permanenti, che gli Anunnaki continuarono ad andare e a venire, e che perfino quando una calamità (il Diluvio) distrusse tutto, essi rimasero e ricominciarono da capo. Questo è un modello di colonizzazione programmata, Con uno scopo ben preciso.

Ho avanzato l’ ipotesi che Enki e il suo equipaggio di 50 unità siano venuti sulla Terra allo scopo di procurarsi l’oro.

Quello scopo emerge, e le ghiotte informazioni cominciano ad avere senso se vengono viste come puntini da unire per vedere che cosa viene dopo. Il progetto prevedeva l’estrazione di oro dalle acque del Golfo Persico, Ma poiché non funzionò fu necessario passare agli scavi in profondità. In quella seconda fase delle attività degli Anunnaki sulla Terra arrivarono altri dei, guidati da En.lil (“signore del comando”), per il quale fu fondata una nuova città divina, Nippur, il cui nucleo era costituito da un centro di comando e comunicazioni, dove le “Tavole dei destini” preposti al controllo orbitale ruotavano e ronzano nelle Dur.an.ki, il “legame Cielo-Terra”, il sancta sanctorum. Mentre Enlil si prese carico dell’E.din con i suoi insediamenti, ciascuno con funzioni distinte, i compiti di Enki si trasferirono in un nuovo sito chiamato Ab.zu, termine comunemente tradotto con “profondità delle acque”, ma il cui significato letterale è “luogo del metallo splendente”.

Nel mio libro Il pianeta degli dei avevo ipotizzato che il significato di questa combinazione di due sillabe, che in sumerico può essere letta al contrario, Zu.ab, senza modificare la sua connotazione, sia stato conservato in ebraico come Za.ab = oro. Ab.zu/Zu.ab si riferiva quindi al luogo dalle cui profondità si ricavava il metallo splendente, l’oro. La connotazione di “profondità” indicava che l’oro veniva estratto mediante lavori di scavo. Secondo tutti i testi Sumeri relativi all’argomento, l’Abu era situato in una regione lontana chiamata A.ra.Li (“Luogo dei filoni splendenti”), nel “Mondo Inferiore”, un termine geografico per l’Africa meridionale usato in vari testi, compresi alcuni che trattavano del Diluvio. Ho scritto che Arali era nell’Africa sud-orientale, ancora oggi una zona di miniere d’oro.

I cambiamenti che hanno accompagnato le attività della seconda fase degli Anunnaki hanno comportato ben più che il passaggio dal tentativo di estrarre facilmente loro dalle acque del mare alla necessità di ottenerlo scavando faticosamente in miniera: c’è stato anche un cambiamento nella strategia globale, un cambio dei comandanti e l’involontario trasferimento della rivalità personale e degli scontri fra i clan del pianeta di origine Nibiru alla Terra. Vari testi, fra i quali l’Epopea di Atrahasis, narrano dettagliatamente gli eventi che ne sono derivati e che, come vedremo, sono stati i presupposti per la creazione dell’uomo, la spiegazione delle circostanze del diluvio è la chiave per svelare di enigmi dei semidei.

L’arrivo, come descritto nel testo autobiografico di Enki, non è stato l’inizio di una catena di avvenimenti di grande importanza. Per individuare il vero inizio dobbiamo partire dal racconto della Creazione stessa, come hanno fatto i popoli della Mesopotamia a ogni anno nuovo. Abbiamo letto, riletto e capito l’Enuma elish mesopotamico e il racconto biblico della Genesi: le informazioni precise che forniscono non solo spiegano molti fenomeni presenti nel nostro sistema solare e anche oltre, ma fanno luce sulle origini della vita, su chi siamo e su come siamo arrivati qui, sul pianeta Terra.

Dimora d’oro e di acque fluenti

Secondo un testo sumero, l’Abzu era nell’Ut.tu, “nell’ovest”, a ovest della Sumeria (come lo è l’Africa sudorientale), raggiungibile mediante imbarcazioni che attraversano “il mare lontano”. Dell’Arali, la sua zona mineraria, un testo diceva che era «a 120 beru d’acqua dal molo dell’Eufrate», una distanza che richiedeva un viaggio di 120 “ore doppie”, 10 giorni di viaggio per mare. L’oro estratto veniva trasportato all’Edin su navi cargo chiamate Magur Urnu Abzu (“nave per i metalli del Mondo Inferiore”) per essere fuso, raffinate trasformati lingotti trasportabili di nome Zag (“prezioso purificato”).

Un inno sumero in lode dell’Abzu descrive il luogo in cui Enki aveva stabilito il suo nuovo quartier generale come una zona con rapide o grandi cascate:

A te, Abzu, Terra pura
dove grandi acque fruiscono rapidamente,
alla “Dimora delle acque fluenti”
il dio Enki si recò.
La “Dimora delle acque fluenti”
fu fondata da Enki fra le acque pure.
In mezzo all’Abzu
egli fondò un grande santuario.

Secondo i sillabari sumero-accadici “Abzu = Nikbu”, una miniera profonde piena di gallerie. Il pittogramma originario per Abzu (da cui si è evoluto il suo segno cuneiforme) rappresentava un pozzo minerario, le cui varianti servivano per l’oro e altri minerali, pietre preziose incluse:

Quando l’estrazione dell’oro dall’Abu ebbe raggiunto il pieno ritmo, il testo autobiografico di Enki celebrò la regione come Meluhha, «Terra nera dai grandi alberi… le cui imbarcazioni cariche trasportano oro e argento». In seguito le iscrizioni assieme a identificarono Meluhha in Kush, «Terra della gente con la pelle scura» (= Etiopia/Nubia). Le componenti sillabiche del termine sumero trasmettono il significato “acque piene di pesci”, il che spiega forse le raffigurazioni sui sigilli cilindrici di acque piene di pesci che fruiscono da Enki, affiancato da operai che reggono i tipici lingotti d’oro.

Zecharia Sitchin (tratto da Quando i giganti abitavano la Terra)

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