Le città, centri urbani popolati, sono una caratteristica delle civiltà avanzate. La tavoletta sumerica che riporta il racconto delle prime cinque città sulla Terra è pertanto il documento dell’inizio di una civiltà progredita sul nostro pianeta.

Le città implicano una specializzazione tra agricoltura e industria, sono dotate di edifici, strade e piazze del mercato, sviluppano il commercio e gli scambi, comporta nel trasporto e le comunicazioni, richiedono la conservazione dei documenti, e quindi l’uso della lettura, scrittura e aritmetica. Hanno anche bisogno di una società organizzata e di leggi, possiedono una gerarchia amministrativa, nominano o consacrano un governatore (in Sumeria e poi praticamente dappertutto era un Lu.gal, letteralmente “Grande uomo”, reso con “re” nella traduzione). I Sumeri indicavano questi elementi di conoscenza avanzata e il grado complessivo di civilizzazione con il termine Nam.luagl,la, che di solito viene tradotta con “sovranità”. I Sumeri affermavano che la sovranità era stata portata sulla Terra dai Cieli.

Essendo considerata un’istituzione divina, la monarchia richiedeva che per essere legittimato il re dovesse essere scelto (o in effetti consacrato) dagli dei. Di conseguenza, in tutto il mondo antico la successione dei re veniva meticolosamente registrata negli elenchi regali. In Egitto, come abbiamo visto, erano organizzati in dinastie; a Babilonia e in Assiria, a Elam, a Hatti, in Persia e oltre (e nei due Libri dei Re della Bibbia) gli elenchi regali davano i nomi dei sovrani che si erano succeduti, indicando la durata del loro regno e fornendo occasionalmente una breve nota biografica. In Sumeria, dove c’erano numerose città-stato governate da re, l’elenco principale era gestito dalla città reale che fungeva da capitale centrale o “Nazionale” in un certo periodo, una funzione che veniva svolta a rotazione da unicità importante. E l’elenco regale sumero più famoso e meglio conservato comincia con la dichiarazione «Quando la sovranità venne condotta giù dal Cielo», una frase che coincide con i versetti iniziali del racconto delle città antidiluviane degli dei, che abbiamo citato poc’anzi: «Dopo che [lo scettro] della sovranità fu condotto giù dal Cielo, dopo che la nobile corona e il trono regale furono portati giù dal Cielo».

Dovrebbe essere chiaro che quelle affermazioni non intendevano semplicemente attribuire alla monarchia uno status divino: un dogma fondamentale della storia e degli insegnamenti sumeri sosteneva che la sovranità fosse stata letteralmente, e non in senso figurato, portata sulla Terra dai cieli, che sulla Terra la presenza civilizzata degli Anunnaki (“Coloro che dal Cielo scesero sulla Terra”) avessi avuto inizio in cinque insediamenti, come diceva la tavoletta CBS 10673. Nonostante la tavoletta non riporti il nome del dio che assegnò le città, si può affermare con certezza che si sia trattato di Enlil, che seguì Enki nella venuta sulla Terra, dettaglio confermato dalla frase: «La prima di quelle città, Eridu, fu data al comandante Nudimmud (Ea/Enki)». Inoltre, gli altri dei ai quali fu data una città, Nugig (il dio Luna Nannar/Sin), Pabilsag (Ninurta), Utu (Shamash) e Sud (“l’ufficiale medico” Ninmah), non erano semplicemente membri di grado elevato del Pantheon sumerico, ma avevano un legame di parentela con Enlil. Fu dopo l’arrivo di quest’ultimo che l’avamposto originario di Enki (Eridu) venne espanso fino a formare cinque (e poi otto) degli propri insediamenti.

La relazione fra quelle prime cinque città degli dei e l’atto di aver portato la vita sulla Terra è riaffermata in parecchi altri documenti su medici che trattano di eventi antidiluviani. Due documenti fondamentali possono essere visti da chiunque visiti l’Asmolean Museum of Art and Archaeolgy di Oxford, Inghilterra, un museo che risale al 1683, anno in cui Elias Asamole donò 12 carri di pezzi di antiquariato da collezione che la storia ufficiale del museo descrive come «un’arca di Noè di rarità». La collezione originaria si diversificò e vi si accrebbe nel corso dei secoli fino a diventare un’istituzione ufficiale della Università di Oxford. La gente non fa la coda per entrare in questo museo che non ha una Gioconda con cui attrarre le folle o i registri cinematografici, ma fra gli oggetti che ospita ci sono due reperti archeologici di valore inestimabile e di estrema importanza per la storia del genere umano e del nostro pianeta, ed entrambi documentano il Diluvio, noto anche come “il Diluvio di Noè’”. Con ogni probabilità quei due oggetti, o le loro copie, sono serviti da fonte per gli scritti di Beroso.

Catalogati come WB-62 e WB-444 da Stephen Langdon in Oxford Editions of Cuneiform Texts (1923), i due manufatti sumeri di argilla appartengono alla collezione privata donata al museo nel 1932 da Herbert Weld-Blundell, giornalista, esploratore e archeologo inglese. WB-444 è il più noto dei due perché, mentre WB-62 ha l’aspetto della “solita” tavoletta di argilla, l’altro è un raro prisma di argilla quattro facce, di straordinaria bellezza (figura 42). Noto come Lista dei re Sumeri, racconta per filo e per segno come la capitale sumera fosse dapprima nella città di Kish, per poi passare a Uruk e a Ur, essere portata ad Awan, ritornare a Kish, essere trasferita a Hamazi, per poi fare ritorno a Uruk e a Ur, e cosi via, ed essere infine trasferita nella città di nome Isin. (L’ultima registrazione fa risalire il documento a un re chiamato Utu-Hegal che regnò a Uruk nel 2120 a.C. circa, più di 4100 anni fa).

Ma quei re, dichiarava il testo sul prisma,  cominciarono a regnare solo dopo il Diluvio, «quando la sovranità venne [nuovamente] condotta giù dal Cielo». La parte iniziale del prisma elenca i re in cinque città divine antidiluviane, attribuendo a ogni sovrano un regno la cui durata è sconcertante per gli studiosi. Ecco che cosa dice:

Nam.lugal an.ta e.de.a.ba
[quando] la sovranità venne portata giù dal Cielo,
Erida.ki nam.lugal.la
Essa fu a Eridu.
Erida.ki A.lu.lim Lugal
[A] Eridu era Alulim,
Mu 28.000 i.a
[egli] regno 28.000 anni.
A.lal.gar mu 36.000 i.a
Alalgar regno 36.000 anni;
2 Lagal
2 re
Mu.bi 64,800 ib.a
Vi regnarono per 64.000 anni.

E proseguendo con la sola traduzione:

Abbandonata Eridu,
la sovranità fu portata a Bad-Tibira.
A Bad-Tibira Enme.enlu.anna regnò 43.200 anni;
Enme.engal.anna regnò 28.800 anni;
Dumuzi, un pastore, regnò 36.000 anni;
3 re regnarono per 108.000 anni.
Abbandonata Bad-Tibira,
la sovranità fu portata a Larak.
A Larak En.sipazi.anna regnò 28.000 anni;
un re vi regnò per 28.800 anni.
Abbandonata Larak,
la sovranità fu portata a Sippar.
A Sippar Enme.endur.anna divenne re
e regnò per 21.000 anni.
Un re vi regnò per 21.000 anni.
Abbandonata Sippar,
la sovranità fu portata a Shuruppak.
A Shuruppak Ubar-Tutu divenne re,
e regnò 18.600 anni.
Vi furono cinque città
e 8 re regnarono per 241.000 anni.
Il Diluvio spazzò via tutto.
Dopo che il Diluvio ebbe spazzato via tutto,
quando la sovranità venne [nuovamente] condotta giù dal Cielo,
essa fu a Kish.
ecc. ecc.

Questa versione consueta delle prime righe di WB-444 è fuorviante in un aspetto fondamentale nel documento di argilla originale. I numeri relativi alla lunghezza dei regni sono espressi in unità chiamata sar (che usano la cifra per “3600”): il regno di Alulim a Eridu non è fissato in “28.000 anni”, ma in “8 sar”, il regno di Alalgar non fu di “36.000 anni”, bensì di “10 sar”, e così via per tutta la lista dei sovrani antidiluviani. I sar in questo prisma corrispondono esattamente ai saros di Beroso. È significativo che le unità di regno chiamate sar siano state applicate solo ai sovrani antidiluviani che hanno regnato nelle città degli dei; l’unità di calcolo passa ai numeri normali nella parte postdiluviana del documento.

Non meno significativo è il fatto che quest’elenco di sovrani nomini le stesse prime cinque città nel medesimo ordine della tavoletta CBS 10673, ma invece di nominare gli dei, a ognuno dei quali corrisponde una città come “Centro di culto”, WB-444 elenchi i “re”, gli amministratori di ognuna di quelle città. Come stabilito da un importante studio di William W. Hallo (The Antedeluvial Cities), entrambi i documenti registrano una tradizione canonica relativa all’inizio della civilizzazione (“sovranità”) sulla Terra, che parte da Eridu e si conclude a Shurappak all’epoca del Diluvio.

Non si può fare a meno di notare che, fra gli otto re nominati, WB-444 non fa cenno alle nove del Diluvio, Ziusudra. Includendo le città e i regni dall’inizio a Eridu fino al finale di diluviando a Shiruppak, il suo elenco termina con Ubar-Tutu e non con Ziusudra, ma come affermava chiaramente la tavoletta XI dell’Epopea di Gilgamesh, l’eroe del Diluvio, Utnapishtim/Ziusudra, fu l’ultimo sovrano di Shurappak, nonché figlio e successore di Ubar-Tutu.

Varie scoperte di altri tavolette simili, complete o frammentarie (come UCBC 9-1819, Ni-8195, Bagdad 63.095) non lasciano dubbi sull’esistenza di un testo canonico, di cui sono state realizzate copie su copie, relativo alle città degli dei antidiluviani e ai loro sovrani. Nel corso di tali lavori di copiatura sono stati sicuramente fatti errori e omissioni. Una di queste tavolette poco note si trova all’interno di una collezione privata (al Karpeles Manuscript Library Museum di Santa Barbara, California). Anche questa tavoletta cita otto re in cinque città, ma le lunghezze dei regni sono diverse in quanto ammontano a “10 grandi sar + 1 sar + 600 x 5” che pari a 222.600 anni. Le clamorose omissioni di Ziusudra sono state corrette in un’altra tavoletta (British Museum K-11.624). Chiamata La cronaca dinastica dagli studiosi, elenca nove re nelle prime cinque città, di nuovo con dei numeri un po’ diversi espressi in sar: Alulim 10 (= 36.000), Alalgar 3 (= 10.800) invece di 28.000, e così via,  ma termina correttamente con due re a Shuruppak: Ubar-Tutu con 8 sar (= 28.800 anni) e Ziusudra con 18 sar (= 64.800 anni). Al totale di «5 città, 9 re, 98 sar», questa tavoletta aggiunge una breve spiegazione sul Diluvio: «Enlil prese in antipatia il genere umano, i cui schiamazzi lo rendevano insonne»…

La tavoletta che fornisce l’elenco più accurato dei 10 sovrani e coincide con la lista di Beroso è la WB-62 dell’Ashmolean Museum: le sue unità in sar per l’elenco antidiluviano concordano con le unità in saros di Beroso, seppure con differenti periodi di regno individuale.
Si differenzia da WB-444 per il fatto di elencare sei città e non cinque, aggiungendo la città di Larsa (e con essa due sovrani) all’elenco antidiluviano, il che dà come risultato il 10 sovrani e termina correttamente con Ziusudra in carica al tempo del Diluvio. Un paragone fra la WB-62 e i frammenti greci di Beroso (convertendo shar/saros in numeri di anni) indica fortemente questa versione come sua fonte principale:
(Il continente dell’Antartide fu scoperto solo nel 1820 d.C., pur essendo già indicato sulla mappa del 1513 d.C. dell’ammiraglio turco Piri Re’is. Come descritto in La Bibbia degli dei,  lo slittamento spiega anche l’enigma di altre mapas mundi anteriori alla scoperta del continente, come la mappa di Orontius Finaeus (figura 43) che mostra l’Antartide [riquadro a destra] come se fosse vista dall’alto e privo di ghiacci [riquadro a sinistra]. I contorni del continente antartico sotto la coltre di ghiaccio furono determinati per mezzo di rader e di altri strumenti moderni solo nel 1958).

La fine improvvisa dell’ultima era glaciale è stata oggetto di numerosi studi, fra cui un’indagine approfondita nel corso dell’Anno Geofisico Internazionale nel 1958. Gli studi confermarono sia la repentinità che la collocazione nel tempo (circa 13.000 anni fa) della fine dell’era glaciale in Antartide, ma il motivo del fenomeno rimase un enigma. Ulteriori studi recenti hanno colorato quelle conclusioni: uno studio delle temperature antiche (Nature del 26 febbraio 2009) ha stabilito che, mentre il riscaldamento al termine dell’ultima era glaciale era stato relativamente graduale in Groenlandia (nord Atlantico), era stato “rapido e improvviso” in Antartide (sud Atlantico) circa 13.000 anni fa. Un altro studio sugli antichi livelli del mare (pubblicato su Science del febbraio 2009) confermava che la coltre di ghiaccio dell’Antartide era sprofondata improvvisamente,  e giungeva alla conclusione che, l’onda di marea era stata almeno tre volte più alta di quanto calcolato fino ad allora e aveva raggiunto il suo massimo impatto a una distanza di circa 2000 miglia. L’articolo era accompagnato da un grafico che mostrava come l’aria di massimo impatto dell’onda di marea si estendesse dal Golfo Persico al Mar Mediterraneo e in direzione nordest: le terre della Bibbia, fino al monte Ararat.

Una datazione del Diluvio a circa 13.000 anni fa, intorno al 10.950 a.C., coincide con le dichiarazioni presenti nei testi cuneiformi in base alle quali il Diluvio si verificò nell’età del Leone: quello era zodiacale ebbe infatti inizio intorno all’11.000 a.C.

Quale delle varie tavolette che abbiamo passato in rassegna e la più accurata? È plausibile che quella che termina con Shuruppak e include Ziusudra e suo padre/il suo predecessore sia la più attendibile: con questi due governanti, l’elenco ha 10 sovrani antidiluviani in sei città degli dei. Anche la Bibbia elenca 10 patriarchi antidiluviani: nonostante fossero tutti discendenti di Adamo tramite suo nipote Enos (termine ebraico per “umano”) e non fossero considerati dei, il fatto che ammontassero 10 e che l’eroe il Diluvio fosse, come Ziusudra, il decimo avvalora l’ipotesi che il conteggio di 10 sovrani sia giusto.

Malgrado la diversa durata dei regni individuali, le varie tavolette sono tutte d’accordo nell’affermare che quella successione di sovrani regnò da quando «il Diluvio spazzò via tutto». Presumendo che Beroso abbia riportato la versione più attendibile, anche noi concludiamo che il suo totale di 120 sar (= 432.000 anni) sia la somma corretta dei regni antidiluviani, il periodo di tempo intercorso da quando «la sovranità venne condotta giù dal Cielo» al Diluvio. Quindi, se potessimo stabilire il momento in cui si è verificato il Diluvio, otterremmo la data di arrivo sulla Terra degli Anunnaki.

Il fatto che nel preambolo biblico al racconto del Diluvio (Genesi 6,3) compaia il numero 120 potrebbe allora essere più che una semplice coincidenza. La spiegazione consueta, secondo la quale questo rappresenta un limite alla longevità umana posto da Dio all’epoca del Diluvio, risulta ambigua in considerazione del fatto che la Bibbia stessa riferisce subito dopo che Sem, il primogenito di Noè, visse dopo il Diluvio finalità di 600 anni, suo figlio Arpacsad fino a 483, poi Selach fino a 433, e così di seguito con un calo di longevità fino a 205 anni per Terach, il padre di Abramo, e con Abramo stesso che visse fino a 175 anni. Inoltre, una lettura attenta dell’ebraico mostra che Genesi 6,3 dichiara: «e i suoi anni furono 120». “Furono” (non “saranno”), mentre “I suoi” può essere inteso come riferito al calcolo della divinità (in anni sar) della sua presenza sulla Terra dell’arrivo fino al Diluvio. In anni terrestri il totale sarebbe pari a 432.000 anni (120 x 3600), un’affermazione che coincide con i 10 re e i 120 sar di Beroso e della Lista dei re Sumeri.

Una simile rievocazione di un’era degli dei antidiluviana può spiegare il fatto che il numero 432.000 sia stato associato alla durata divina in varie culture, ben oltre i confini della Mesopotamia. Esso costituisce, per esempio, il nucleo delle tradizioni induiste sulle età (“yuga”) della Terra, dell’umanità e degli dei: un caturyuga (“grande yuga”) the 432.000 anni veniva diviso in quattro yuga la cui durata decrescente era espressione di 432.000 anni: la quadruplice età dell’oro (432.000 x 4), la triplice età della conoscenza (432.000 x 3 ), la duplice età del sacrificio (432.000 x 2) e infine la nostra era presente, l’età della discordia (432.000 x 1). Secondo il sacerdote egizio Manetho, la “durata del mondo” era pari a 2.160.000 anni, che equivalgono a cinque ere da 432.000 anni o 500 anni sar (3600 x 500 = 2.160.000).

Il “giorno del Signore Brahama” the 4.320.000.000 anni corrispondeva a 1000 grandi yuga,  e ci ricorda un’affermazione biblica (Salmi 90,4) secondo la quale agli occhi di Dio 1000 anni sono come un giorno. Nel libro Il mulino di Amleto (1977) il professor Giorgio de Santilliana e Hertha von Deschend citano ulteriori esempi del 432.000 che rappresentano «il punto in cui mito e scienza si uniscono».

Zecharia Sitchin (tratto da Quando i giganti abitavano la Terra)

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