Un decennio dopo l’inizio degli scavi a Lagash a opera di Sarzec, un nuovo importante protagonista archeologico si unì ai tentativi di scoprire la Sumeria: l’università della Pennsylvania, con sede a Philadelphia. Da precedenti scoperte in Mesopotamia si sapeva che il principale centro religioso in Sumeria era una città chiamata Nippur.
Nel 1887 John Peters, professore di ebraico all’università, riuscì ad ottenere un sostegno accademico all’università e un supporto finanziario da donatori individuali per organizzare una “spedizione archeologica” in Iraq allo scopo di trovare Nippur.
La città sembrava facile da localizzare: al centro geografico della Mesopotamia meridionale, Sulla piana fangosa si ergeva un enorme collina alta circa 20 m, chiamata Niffar dalla gente del posto. La sua posizione concordava con l’appellativo di “ombelico della Terra” attribuito all’antica Nippur. La spedizione dell’Università della Pennsylvania guidò quattro “campagne” di scavi sul sito dal 1888 al 1900, dapprima sotto la direzione di John Peters e poi sotto quella di Hermann Hilprecht, un assiriologo tedesco di fama internazionale.

Gli archeologi appurarono che Nippur era stata costantemente colonizzata dal sesto millennio a.C. fino all’800 d.C. circa, in un primo tempo gli scavi si concentrarono sul recinto sacro della città, la cui posizione, per quanto incredibile possa sembrare, era indicata su una mappa urbana incisa su una grande tavoletta di argilla (figura 34, trascrizione e traduzione). Lì, le rovine di una ziggurat (ricostruzione, figura 35)  erano la prova della sua influenza. Chiamato E.Kur (“casa che è come una montagna”), era il tempio principale dedicato al dio più importante della Sumeria, En.lil (“Signore del comando”), e alla sua sposa Nin.lil (“Signora del comando”). Il tempio, quanto dichiaravano le iscrizioni, comprendeva una camera interna nella quale erano custodite le “Tavole dei destini”. Secondo diversi testi la camera nel cuore del Dur.An.ki (“legame Cielo-Terra”), un centro di comandi di controllo del dio Enlil che collegava la Terra con i cieli.

I ritrovamenti fatti dalla spedizione a Nippur, ritenuti da alcuni “d‘impareggiabile importanza”, comprendevano la scoperta di circa 30.000 tavolette di argilla incise (o frammenti di tavolette) in una biblioteca che sembrava essere stata un quartiere speciale della scrittura e della scienza, situata in città nei pressi del recinto sacro. Hilprecht progettò di pubblicare 20 volumi con i più importanti testi delle tavolette, molti dotati di contesto “mitologico”, altri con argomenti matematici astronomici e risalenti al III millennio a.C.. Fra le iscrizioni di Nippur che erano state trascritte, tradotte e pubblicate c’era una traccia del racconto originale sumerico del Diluvio, che chiamava il suo “Noè” Ziusudra (“Colui dalla vita prolungata”), l’equivalente dell’Utnapishtim accadico.

In questa iscrizione sumerica (nota agli studiosi con il suo numero di riferimento CBS 10.673) è il dio Enki a rivelare al suo fedele seguace Ziusudra «un segreto degli dei»: su istigazione di un adirato Enlil, gli dei hanno deciso di «distruggere il seme dell’umanità per mezzo del Diluvio» che sta per abbattersi sulla Terra; ed Enki (“Crono” nei Frammenti di Beroso) dà a Ziusudra le istruzioni per costruire l’imbarcazione con cui salvarsi.

Ma tutti progetti della spedizione furono interrotti da una serie di accuse di Peters, secondo il quale Hilprecht avrebbe fornito “provenienze” (luoghi di scoperte) ingannevoli per i ritrovamenti annunciati e avrebbe concluso un accordo con il sultano turco a Costantinopoli (l’odierna Istanbul) per mandare lì invece che all’università a Philadelphia la maggior parte degli oggetti ritrovati. In cambio il sultano gli avrebbe permesso di tenere alcuni reperti “in regalo” per la sua collezione privata. La controversia, che divise l’élite di Philadelphia ed ebbe gli onori della cronaca sul New York Times, imperversò dal 1907 al 1910. Alla fine, una commissione di inchiesta formata dall’università stabilì che le accuse di cattiva condotta professionale nei confronti di Hilprecht «non erano comprovate», Ma di fatto molte tavolette di Nippur finirono a Costantinopoli/Istanbul, mentre la collezione privata di Hilprecht andrà a finire la città universitaria tedesca di Jena.

L’Università della Pennsylvania ritornò a Nippur attraverso il suo museo archeologico solo dopo la Seconda Guerra Mondiale, in una spedizione congiunta con l’Istituto orientale dell’Università di Chicago. Gli storici considerano tuttora la controversia Peters-Hilprecht come una grande spaccatura nell’archeologia del Vicino Oriente, ma grazie alla “legge delle conseguenze involontarie”, che non manca mai di intervenire, tale spaccatura portò in definitiva a uno dei maggiori progressi nella sumerologia, poiché procuro il primo impiego a un giovane epigrafista di nome Samuel N. Kramer che in seguito divenne un “sumerologo” di spicco.

Gli scavi a Lagash e a Nippur, che richiedevano continui sforzi archeologici di anno in anno, rivelarono l’esistenza di importanti centri urbani in Sumeria che, pur essendo più vecchi di oltre 1000 anni, rivaleggiano per dimensioni con i siti assiri e babilonesi del Nord. L’esistenza di recinti sacri delimitati da mura, ognuno con una ziggurat che toccava il cielo, indicava un elevato livello di tecnologia edilizia che precedette e servì da modello per i Babilonesi  e gli Assiri. Le ziggurat, nome che significa letteralmente “che sale in alto”, si ergevano in vari gradoni (di solito sette) fino ad altezze che potevano raggiungere 90 metri. Erano costruite con due tipi di mattoni di argilla: quelli essiccati al sole per reggere la struttura a più piani e quelli cotti in forno per le parti che dovevano essere particolarmente robuste e resistenti, come scale, esterni e corpi aggettanti. I mattoni, le cui dimensioni, forma e curvatura variavano a secondo della funzione, erano tenuti insieme da bitume che serviva da malta (I moderni test di laboratorio dimostrano che i mattoni di argilla cotti in forno sono cinque volte più forti di quelli essiccati al sole). Le ziggurat scoperte hanno letteralmente confermato l’affermazione biblica in Genesi 11,1-4 relativa ai metodi di costruzione dei colonizzatori di Sennaar dopo il Diluvio:

Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole.
Emigrando dall’oriente gli uomini capitarono
in una pianura nel paese di Sennaar e vi si stabilirono.
Si dissero l’un l’altro:
Venite, facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco.
Il mattone servì loro da pietra  e il bitume da cemento.
Poi dissero:
Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo.

In terre come quella di Canaan, dove le pietre venivano usate per costruire e la calce viene tuttora organizzata come malta (dato che hanno carenza di bitume), il riferimento ai mattoni e alla tecnologia per realizzarli («cuociamoli al fuoco») e al bitume (che nella Mesopotamia meridionale trasudava dal terreno) rappresenta una conoscenza notevolmente dettagliata e stupefacente di eventi passati in un paese privo di pietre come la Sumeria. Mentre scoprivano l’antica Sumeria, le vanghe degli archeologi confermavano i racconti della Bibbia.

Oltre alle varie conquiste tecnologiche di quei colonizzatori nella pianura tra il Tigri e l’Eufrate (fra cui vi sono la ruota il carro, la fornace, la metallurgia, le medicine, le fibre tessili, i ricami colorati, gli strumenti musicali) ci furono innumerevoli ”primi esempi” di quelli che sono tuttora considerati aspetti essenziali di una civiltà progredita. Tra questi c’erano un sistema matematico detto sessagesimale (“in base 60”) dato inizio al cerchio di 360°, un calcolo del tempo che divideva il giorno della notte in 12 “ore doppie”, un calendario lunisolare di 12 mesi opportunamente intercalato con un 13º mese bisestile, la geometria, le unità di misurazione della distanza, il peso e la capacità, un’astronomia avanzata con planetario, stelle, costellazione  e conoscenze zodiacali, codici giuridici e tribunali, sistemi di irrigazione, reti di trasporto stazioni doganali, la danza della musica (e le note musicali), perfino le tasse, come pure un’organizzazione sociale fondata sulla monarchia e una religione basata sui templi con festività prescritte e una casta sacerdotale specializzata. Inoltre, l’esistenza di scuole per scribi e di biblioteche sacerdotali e reali indicava i sorprendenti livelli delle conquiste intellettuali e letterarie.
Nel suo ultimo libro I Sumeri alle radici della storia (1956, traduzione italiana del 1979), il sumerologo Samuel Noah Kramer descrisse 27 di questi “primi esempi”, fra cui il primo presidente legale, I primi ideali morali, il primo storico, la prima canzone d’amore, il primo “lavoro” e via dicendo, tutti tratti dalle incisioni delle tavolette sumeriche di argilla. Gli effettivi ritrovamenti archeologici di manufatti e rappresentazioni pittoriche amplificano e confermano quella dettagliata documentazione testuale.

Il fatto che in Europa e in America ci si rendesse conto di ciò servì ad aumentare il ritmo della scoperta della Sumeria, e più gli archeologi scavavano, più si trovavano di fronte a epoche sempre più antiche.

In un sito di nome Bismaya furono effettuati scavi da una spedizione dell’Università di Chicago. Era una antica città sumera chiamata Adab, in cui furono trovate le rovine di templi e palazzi con oggetti che riportavano iscrizioni votive, alcune delle quali si riferivano a un re di Adab chiamato Lugal-Dalu, che aveva regnato nel 2400 a.C. circa.

Presso le collinette attorno alla località che la gente del posto chiamava Tell Uhaimir, gli archeologi francesi scoprirono l’antica città sumera di Kish, con i resti di due ziggurat, costruite con insoliti mattoni convessi. Una tavoletta con iscrizioni in una scrittura sumerica antica indicava che il tempio era dedicato al dio Ninurta, il figlio guerriero di Enlil. Le rovine più antiche, datate al periodo protodinastico, comprendevano un palazzo di “dimensioni monumentali” e dotato di colonne, una rarità per i Sumeri. Fra i ritrovamenti di Kish c’erano i resti di carri forniti di ruote e oggetti di metallo. Due iscrizioni identificavano per nome due re: Mes-alim e Lugul-Mu; in seguito si stabilì che avevano regnato all’inizio del terzo millennio a.C.

Gli scavi a Kish furono ripresi dopo la prima guerra mondiale dal Museo di Storia Naturale Field di Chicago e dall’Asmoelan Museum di Oxford. Fra i loro ritrovamenti c’erano alcuni dei primi esemplari di stampa sigillo cilindrico (nel 2004 il museo Field lanciò un progetto per unificare digitalmente a computer gli oltre 100.000 manufatti di Kish sparsi fra Chicago, Londra e Baghdad).

Zecharia Sitchin (tratto da Quando i giganti abitavano la Terra)

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