Nella Tavoletta II, l’Enuma Elish segue le tracce della comparsa di due campi planetari avversi diretti verso l’inevitabile collisione.

Riferendosi agli dei celesti come entità viventi, il testo racconta che mentre Tiamat stava formando i suoi satelliti che vorticavano con ferocia, nelle zone più esterna del sistema solare Ea/Enki si rivolgeva a suo “nonno” Anshar per organizzare i vari pianeti e far sì che nominassero “Marduk” loro comandante nella battaglia contro Tiamat e la sua schiera: «Lasciamo che lui che è potente sia il nostro vendicatore, lasciamo che Marduk, scaltro in battaglia, sia l’eroe!»

Una frase cruciale subentra quando “Marduk” si avvicina al colossale Anshar, poiché quest’ultimo (Saturno) ha “labbra”, anelli maestosi, che si estendevano oltre il suo volto. Incontrandolo, Marduk si avvicina e «bacia le labbra di Anshar» (gli anelli di Saturno). L’approvazione e “l’accettazione” da parte del bisnonno dinastico incoraggiano Marduk a esprimere i propri desideri: «Se davvero, come vostro vendicatore, devo sconfiggere Tiamat … convocati un’assemblea per proclamare il mio destino supremo!». Un “destino” celeste, un’orbita più grande di quella degli altri pianeti: questa è la richiesta di Marduk.

È qui (nel frattempo siamo alla Tavoletta III) che, secondo la cosmogonia sumera, il futuro Plutone ottiene proprio status planetario e la propria orbita particolare. Una luna di Anshar/Saturno di nome Gaga viene staccata dalla forza dell’incombente Marduk e inviata come emissario a Lahamu e Lahmu, a quanto pare per sollecitare il loro voto a favore del conferimento del comando a Marduk. Al suo ritorno, Gaga gira per tutto il tempo all’indietro verso il più esterno Ea/Nettuno; lì diventa il pianeta da noi chiamato Plutone, con la sua orbita dalla strana inclinazione volte a porta fuori e a volte dentro l’orbita di Nettuno. (Consapevoli  di quell’orbita inusuale, i Sumeri rappresentavano il pianeta come una divinità bifronte, che vedeva il suo signore Ea/Enki/Nettuno ora in un modo ora nell’altro, figura 48).

Con tutti i pianeti contrari a Tiamat favorevoli alla richiesta di supremazia di Marduk (Tavoletta IV), il gigante Kishar/Giove aggiunse altre armi all’arsenale di Marduk: oltre ai quattro satelliti (chiamati “Vento del Sud, Vento del Nord, Vento dell’Est, Vento dell’Ovest”) che aveva ottenuto da Anu/Urano ne ricevette altri spaventosi (“Vento del Male, Turbine del Vento, Vento senza Pari”), formando così un terribile manipolo di «sette in tutto».

Con questi rinforzi Marduk, «pieno di una fiamma ardente», in grado di scagliare fulmini e frecce, dotato di un campo magnetico per «intrappolare Tiamat in una rete», «affrontò la rabbiosa Tiamat». Quest’ultima nel frattempo sta ruotando verso Nibiru/Marduk: la battaglia celeste, la collisione, è imminente.

Tiamat e Marduk, il più saggio tra gli dei,
avanzavano l’una contro l’altro.
Si preparavano a un duello,
si avvicinavano alla battaglia.
Egli piazzò i quattro venti
così che lei non potesse sfuggire:
il Vento del Sud, il Vento del Nord,
il Vento dell’Est, il Vento dell’Ovest.
Teneva stretta al suo fianco la rete,
dono di suo nonno Anu.
Generò il  Vento del Male, il Turbine di Vento
e l’Uragano per sconvolgere le viscere di Tiamat.
Tutti e sette si levarono dietro di lui.
Davanti a sé pose il lampo,
riempì il proprio corpo di una fiamma ardente.
La sua testa era circondata da un alone spaventoso,
un enorme terrore la avvolgeva come un mantello.

Quando i due pianeti scagliati l’uno contro l’altro si avvicinarono, Marduk, andò all’attacco.

Il Signore distese la sua rete per intrappolarla,
la scagliò in faccia al Vento del Male, che gli stava dietro.
Quando Tiamat aprì la bocca per divorarlo,
le scatenò contro il Vento del Male, così che lei non riuscì a
richiudere le labbra.

In base a questo resoconto dettagliato della battaglia, Tiamat fu dapprima colpita alla “bocca” da uno dei sette satelliti di Marduk. Poi le altre lune di Marduk servirono da armi:

I feroci venti caricarono  il suo ventre,
il suo corpo era disteso, la sua bocca spalancata.
Egli scagliò una freccia che le dilaniò il ventre,
penetrò nelle sue viscere e le spezzò il cuore.
Dopo averla così domata, egli spense il suo soffio vitale.

Così, secondo la cosmogonia sumera di cui si serba ancora traccia nell’Enuma Elish, in questo primo scontro fra Marduk e Tiamat non si verifica la collisione dei due pianeti: furono i “venti”, cioè i satelliti, di Marduk a colpire Tiamat, «spezzandole il cuore» e «spegnendo il suo soffio vitale». Questo primo scontro è illustrato nella figura 49. Mentre il colpo definitivo verrà inferto alla squarciata Tiamat in uno scontro successivo, in questo primo round Marduk e i suoi venti hanno a che fare con la “schiera” di satelliti orbitanti di Tiamat. I più piccoli, «frantumati, tremanti di paura, invertirono la rotta per salvarsi la vita… saldamente accerchiati, non poterono scappare». L’espressione «invertirono la rotta»,  si spinsero in direzione di Marduk che stava avanzando, spiega la loro trasformazione, altrimenti inesplicabile, in comete dall’orbita retrograda.

Kingu, il loro comandante, «reso inanimato», viene legato tenuto prigioniero, privato della “Tavola dei destini” che stava per farne un pianeta a tutti gli effetti. Catturandolo, Marduk «gli portò via la Tavola dei destini, di cui non era il legittimo proprietario», e trasferì a se stesso la capacità orbitale. Ormai priva di atmosfera, Kingu è relegato al ruolo di Dug.ga.e, termine sumero che può essere tradotto con “circolatore senza vita», condannato per sempre a girare intorno alla Terra.

Ora in grado di entrare in orbita, Marduk gira indietro per ritornare da Anshar e da Ez/Nudimmud e riferire loro della sua vittoria. Dopo aver completato la sua prima orbita solare, ritorna sul luogo della battaglia celeste: «tornò da Tiamat che aveva sottomesso». Questa volta è lo stesso Marduk a entrare in collisione con Tiamat ferita, smembrandola.

Il Signore si fermò a vedere il suo corpo senza vita.
Ingegnosamente concepì un piano per smembrare il mostro.
Poi lo aprì in due parti, come se fosse un mitilo.

La sorte delle due parti è di fondamentale importanza; nel testo antico ogni singola parola è significativa, poiché è qui che assistiamo alla sofisticata comprensione degli Anunnaki dell’origine della Terra, della Luna e della fascia degli asteroidi:

Il Signore calpestò la parte posteriore di Tiamat.
Con la sua arma li tagliò di netto il cranio;
recise le arterie del suo sangue
e spinse il Vento del Nord a portarla
verso luoghi sconosciuti.
L’altra metà di lei
egli innalzò come un paravento per i cieli.
Piegò la coda di Tiamat
fino a formare la Grande Fascia come un bracciale.
Incastrando insieme pezzi,
li appostò come guardiani.

Nel mio libro Il pianeta degli dei avevo ipotizzato che la metà superiore recisa di Tiamat (il cranio), spinta in un altro punto del sistema solare, sia diventata il pianeta Terra in una nuova traiettoria orbitale; che Kingu, condannato ad essere un “circolatore senza vita”, sia stato portato con lei per diventare la Luna della Terra, e che la parte posteriore di Tiamat, mandata in frantumi, si sia trasformata nella fascia di asteroidi (la “Grande Fascia” o il “bracciale martellato”, figura 50). L’idea che le lune più piccole di Tiamat andate in frantumi siano diventate le sconcertanti comete retrograde che «invertirono la rotta» e assunsero l’orbita retrograda di Marduk è corroborata dall’affermazione che “Marduk” «le legò alla propria coda», trascinandole nella sua direzione orbitale retrograda.

Questa interpretazione del racconto della Creazione, ribadita ripetutamente in vari testi Sumeri, offre anche l’unica spiegazione plausibile dei versetti biblici della Genesi dedicati all’evento e all’origine della vita sulla Terra.

  • Nel primo scontro, le lune satelliti di “Marduk” colpiscono e mutilano Tiamat
  • Nel secondo scontro, quello decisivo, “Marduk” stesso “calpesta” Tiamat, la colpisce ed entra in contatto con essa, aprendola in due. È così che il “seme della vitapresente su Marduk viene trasferito alla futura Terra e condiviso con essa. Dato che mantiene le acque di Tiamat, il futuro pianeta sarà ricco di acqua.
  • La metà superiore (il “cranio”) di Tiamat viene spinta verso una nuova collocazione orbitale per diventare la Terra, ora inseminata con il DNA di Marduk.
  • La metà spinta via (la futura Terra) porta con sé l’inanimato Kingu per farne la propria Luna.
  • La parte inferiore viene mandata in frantumi che, legati insieme come un bracciale, danno origine alla fascia degli asteroidi.
  • Il luogo in cui si è svolta la battaglia celeste, dove un tempo orbitava Tiamat, è chiamato Shamamu in accadico e Shamay’im in ebraico, termini che sono stati tradotti con cielo, ma che derivano da Ma’yim, “acque”, il luogo in cui un tempo si trovava la ricca acqua di Tiamat.

Nei testi mesopotamici questa sequenza viene ripetutamente espressa con la seguente affermazione:

Dopo che il cielo era stato separato dalla Terra,
dopo che la Terra era stata allontanata dal cielo.

Zecharia Sitchin (tratto da Quando i giganti abitavano la Terra)

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