Le rovine di Sogmatar si trovano a circa 57 km dalla antica città di Harran nel sud-est dell’Anatolia tra il Tigri e l’Eufrate, vicino al confine con la Siria.

È noto che Harran era una roccaforte della tradizione ermetica e sede di una delle principali università occulte nel mondo antico.

Sogmatar è sicuramente una tra le più antiche e leggendarie città su cui si sono sovrapposte varie civiltà.

Le celebri Tavolette di Ebla, che sono state rinvenute negli anni ‘70 presso il Palazzo Reale G dell’acropoli di Ebla in Siria, datano Sogmatar tra il 2.500 a 2.250 a.C. e contengono il primo riferimento alla città antica: vale a dire la valutazione del patrimonio di un sovrano di Harran a Sogmatar che sposò una principessa eblaita di nome Zugalum, che a sua volta divenne la “Regina di Harran “.

A Sogmatar esiste un tumulo artificiale, totalmente inesplorato, che si erge come una collina fino a 60 metri di altezza.

Di fronte al tumulo e accanto al villaggio c’è una collina sacra.

Sulle pendici di questa collina vi sono i bassorilievi di alcuni di questi Dei e numerose e misteriose iscrizioni incise sulla superficie della roccia.

Attorno al villaggio si possono trovare sei mausolei a pianta quadrata e uno circolare, più un tempio scavato nella roccia, ed è per questo motivo che Sogmatar è conosciuta come “La Città dei Sette Templi”.

Una gigantesca pila di pietre è tutto ciò che rimane della maggior parte dei 7 santuari quadrati dedicati alle divinità planetarie.

Il più lontano tra i santuari sotterranei dedicati alle 7 divinità planetarie è circolare.

Sogmatar fu da sempre un importante centro di culto in cui gli abitanti di Harran adoravano il dio Sin, il dio sumero denominato ‘Padre degli Dei’ e ‘Signore della Sapienza’.

Sin era anche conosciuto come Nanna, dio lunare mesopotamico, ossia la divinità sumerica figlio degli dei Enlil (il toro del cielo) e Ninlil.

I suoi due principali luoghi di culto erano il tempio E-kishnugal , la “Casa della Grande Luce”  ad Ur nel sud della Mesopotamia e un santuario ad Ḥarrān .

Sogmatar, sembrerebbe essere una possibile posizione del 2° tempio leggendario del DIO LUNARE, quello di Harran, mai scoperto e costruito al tempo di Hammurabi (1.728-1.686 a.C.), il sesto re amorreo di Babilonia.

I Cilindri di Nabonedo (quattro in totale, British Museum) scritti in caratteri cuneiformi, riferiscono che il re (Nabodeo) riparò tre templi in Mesopotamia, tra cui il santuario della divinità lunare Sin (chiamato anche Ehulhul) ad Harran con la passione, la dedizione e lo zelo religioso di uno che ha capito l’importanza del dio Sin, ma che pagò caramente il prezzo della sua devozione, infatti per un re babilonese era previsto venerare il dio supremo Marduk e non Sin.

Il tempio scavato nella roccia La Caverna di Pognon a Sogmatar, sembra essere un buon candidato.

È situato sulla collina, circondato dalle rovine dei sette templi. Non è chiaro ancora, se vi siano allineamenti astronomici associati alla collina o alle 7 strutture che la circondano.

Era un tempio semiaperto,  contiene rilievi raffiguranti sette figure umanoidi con il cranio allungato e più alti del normale, sei da un lato e uno dall’altro e si ritiene rappresentino i sacri pianeti, i sette saggi o i sette Apkallu.

Questo rende il sito potenzialmente importante per lo studio dell’antica religione astrale.

FONTI: Conferenza del Dr. Paolo Debortolis, Dipartimento di Scienze Mediche – Università degli Studi di Trieste, Italia e SBR Research Group, Bologna, Italia
FOTO: tratte dalla conferenza