Un’iscrizione assira data all’850 a.C. circa chiama Parsu (Parsuaš, Parsumaš) i popoli situati nei pressi del lago Urmia. Pars o Persis è il nome della regione che, ad ovest dell’altopiano dell’Irania, divenne punto centrale dell’Impero Persiano.

 

Se oggi parliamo della Persia intendiamo il Territorio dello stato dell’Iran, più grande dell’antica Persis e solo una piccola frazione dell’antico territorio dell’Impero Persiano.
Nel VI° secolo avanti cristo i Persiani iniziarono la costruzione di un grande impero, il primo stato multinazionale e primo vero impero che precede la storia europea d’occidente. Quando l’Impero Persiano declinò l’idea di Impero permeò i grandi condottieri che si succedettero.

 

Dei tempi precedenti l’espansione persiana si sono mantenute importanti testimonianze, premesse culturali e politiche dell’Impero che seguì. Una di queste testimonianze è il luogo sacro costruito degli Elamiti di Dur-Untash, situato nella regione di Susa, odierna Choga Zanbil. Fondata nel secolo XIII a.C. dal re Untash-Khuban.

 

Il centro del distretto sacro di Dur-Untash era una torre costituita da larghi gradoni, ancora oggi ben conservata. Torri simili sono note per la vicinanza di Elam; è evidente la parentela con le ziggurat babilonesi.
Sulla piattaforma superiore era collocato il tempio vero e proprio, a 52 metri al di sopra della pianura cotta dal sole.


Re Untash-Napirisha di Elam racconta in una iscrizione sulla costruzione: “Dopo che ebbi procurato il materiale, costruii la città di Untash in questo sacro luogo, la circondai con mura interne ed esterne. Un tempio altissimo feci erigere come nessun re aveva mai fatto e lo dedicai agli dei protettori del sacro distretto”.
La cultura mesopotamica ebbe una forte influenza sui Persiani da quando questi vennero in contatto con gli Elamiti; l’architettura e l’arte della lavorazione del bronzo furono ripresi e perfino il vestiario venne copiato dai dignitari e dai Re persiani; il taglio si è mantenuto ancora oggi nelle lunghe vesti dei sacerdoti.

 

Uno dei monumenti del primo periodo proto persiano è il castello terrazza di Sialk (sito nell’altipiano centrale iraniano, tra Teheran ed Isfahan, tre chilometri circa a sud-est della moderna cittadina di Kashan). Eretto dai Medi(1), il castello terrazza fungeva sia da centro di potere che di difesa. Tra le montagne di argilla lavate dalla pioggia di millenni è documentata la storia di una nuova stirpe che sotto una guida unitari sviluppò una notevole potenza.

 

Il sito di Sialk non ebbe vita lunga, ciò in quanto il regno dei Medi si spostò ad Ecbatana [dal persiano, Hangmatana, dal greco Ἀγβάτανα/Agbatana (Eschilo e di Erodoto), anche Ἐκβάτανα/Ekbatanae e Agàmtanu da Nabonide] che letteralmente significa “Luogo di Riunione”.

 

Fra i numerosi popoli dominati da Foaorte (in greco, Φραόρτης), Re dei Medi, figlio di Deioce, i Persiani, un popolo ariano di cavalieri nomadi, erano quelli con la struttura sociale più affine, poiché come i Medi erano divisi in numerose tribù. Durante le guerre contro gli Assiri, i Persiani fornirono a Foaorte reparti di cavalleria. In seguito, anche grazie all’uccisione di Foaorte (653 a.C.) nel corso dell’assedio di Ninive, da parte degli stessi Assiri, i Persiani riuscirono a rendersi parzialmente indipendenti dai Medi.


Ciassare nel 625 a.C. circa dette nuova forza al regno dei Medi, si alleò con i Persiani e confederò le popolazioni iraniche per muovere guerra contro gli Assiri.

 

Grazie all’alleanza con i Babilonesi i Medi, dopo la distruzione di Ninive (612 a.C.), di estendersi in Armenia e in Cappadocia, fino alla Lidia, con la quale fu stabilito, con la mediazione di Babilonia, un confine lungo il fiume Halys.
Da questo momento, i re medi si attribuirono il titolo di Re dei Re, avanzando pretese di supremazia su tutta Asia Orientale. Il cosiddetto “Impero Medo”, era in realtà una confederazione di numerose popolazioni che a causa dell’eccessiva eterogeneità si dimostrò fragile.

 

È a questo periodo che vengono datate le origini della dinastia oggi nota come “achemenide” (latinizzata “achaemenidae”, dal greco “achaimenidai”, derivato dell’antico persiano “haxāmaniš”) fondata dal mitico Achemene, suo figlio, Teispe, primo re di Asan e Persia, cui succedettero i figli Ciro I, il figlio di questi Cambise I e successivamente il figlio di Cambise I, Ciro II.

 

Il figlio di Ciassare, Astiage, non ebbe la forza e le qualità necessarie a contrastare la crescita della nascente potenza persiana guidata da Ciro II. Ciro II nel 553 a.C. guidò la ribellione contro i dominatori Medi e, conquistò l’indipendenza, proponendosi come re dei popoli uniti, Medi e Persiani.

 

CIRO II – IL SAGGIO REGNANTE DI ZARATHUŠTRA

Non esistono immagini del grande fondatore della religione che i greci chiamarono Zoroastro, (Zarathuštra, dall’avestico Zaraθuštra, dal greco Ζωροάστρης) il cui insegnamento diede all’impero persiano importanti impulsi. Si crede sia vissuto probabilmente in un periodo compreso tra l’VIII-VII secolo a.C. poco prima dell’ascesa dell’impero persiano.
Diceva Zarathuštra: “Ci pieghiamo, oh Dio, bramando te come un fuoco ardente che ci libera dalle impurità e che porta esultante verso il cielo ciò che è di meglio in noi”.

 

Zarathuštra era il fuoco pronto a bruciare il falso mito degli dei come Mitra(2) e Anāhitā(3), demoni ed idoli. Al loro posto Zarathuštra mise il dio Mazda (derivato dalla radice indoeuropea *mendh che indica “apprendere”, nel significato di “memoria”/“pensiero”) che esigeva di fare il bene e combattere il male.

 

“Un giorno questo spirito puro sarà la fiamma che divampa e scinderà il bene dal male; brucerà gli uni ed esalterà gioiosamente gli altri” Così parlava Zarathuštra. Mazda, Ahura (dall’antico avestico anshu con il significato di “respiro vitale” quindi collegato ad ansu

(1) Secondo Erodoto, Le Storie, i Medi erano anticamente chiamati gli Ariani ma quando Medea la Colchide venne ad Atene cambiarono il loro nome in suo onore.
(2) La nascita di Mitra veniva celebrata al solstizio d’inverno, chiamato in persiano Shab-e Yalda, come si addice ad un dio della luce. In Mesopotamia Mitra era facilmente identificato con Shamash, dio del sole e della giustizia.
(3) Anahiti, in greco “Anaitis”, persiano “Anāhīd”/”Nāhīd” è il nome della dea del pianeta Venere, venerata da Medi e Persiani occidentali prima che adottassero il culto del dio Mazda. Il suo culto, quindi, era parallelo a quello babilonese di Istar.

 

 

Ciro il Grande – Re di Persia, re di Asan, di Media, di Babilonia, di Sumer e Akkad, re dei quattro angoli del Mondo (spirito) e corrispondente al sanscrito asura, come “Spirito che crea la Vita”) Mazdā è l’unico, il dio supremo, non esistono altri dei accanto a lui se non quelli sottomessi e demoniaci chiamati daevas, corrispondenti ai diavoli della mitologia cristiana.

 

Nei versi 7 e 8 dello “Yašt ad Ahura Mazdā” (Inni ad Ahura Mazdā), contenuto nella Khordah Avestā(4), il dio supremo elenca i nomi con cui egli può essere indicato: «Così rispose Ahura Mazdā: “Il mio nome è Ahmi (Io sono). Io sono l’Interrogabile, colui che può essere interrogato, o santo Zarathuštra. Il mio secondo nome è Vanthvyō (il Pastore), il Datore e protettore del gregge. Il mio terzo nome è Ava-tainyō, il Forte che tutto pervade.

 

Il mio quarto nome è Aša Vahišta, la perfetta santità, l’ordine e la rettitudine, la verità assoluta. Il mio quinto nome è Vispa Vohu Mazdadhātā, tutte le cose buone create da Mazdā, che discendono da Aša Cithra (Santo Principio). Il mio sesto nome è Xratuš, intelletto e divina saggezza. Il mio settimo nome è Xratumāo, colui che ha comprensione, che è posseduto dalla divina saggezza diffusa su tutto il creato. Il mio ottavo nome è Cištiš, conoscenza, divina intelligenza ricolma di conoscenza.

 

Il mio nono nome è Cistivāo, possessore della divina intelligenza. Il mio decimo nome è Spānō, prosperità e progresso. Il mio undecimo nome è Spananghauhao, colui che produce prosperità. Il mio dodicesimo nome è Ahura, il Signore creatore della vita. Il mio tredicesimo nome è Sevišto, il più benefico. Il mio quattordicesimo nome è Vīdhvaēštvō, colui in cui non c’è danno. Il mio quindicesimo nome è Avanemna, l’inconquistabile. Il mio sedicesimo nome è Hāta Marēniš, colui che conta le azioni dei mortali. Il mio diciassettesimo nome è Vispa Hišas, l’onniveggente.

 

Il mio diciottesimo nome è Baēšazayā, colui che risana o dona buona salute. Il mio diciannovesimo nome è Dātō, il creatore. Il mio ventesimo nome è Mazdā, l’onnisciente, colui che crea con il pensiero».
Zarathuštra dispensava i suoi insegnamenti in una regione costantemente minacciata delle tribù nomadi, identificate nei testi con descrizioni poco gloriose “l’abitante delle tende battute dal vento e dalla pioggia non conosce le preghiere, bellicoso oltre ogni misura si volge contro i paesi”.


Queste tribù secondo Zarathuštra erano contrarie ai suoi insegnamenti ed all’ordine divino. I nomadi, inoltre, portavano il Toro sacro al sacrificio.
Secondo Zarathuštra invece il Toro era l’immagine della pace e simbolo del bene, “sacro” insieme a colui che se ne prende cura, così pascolo, mucca e latte diventarono poesia religiosa.

 

Zarathuštra invitava i regnanti all’amministrazione del bene: “Laddove alla verità si unisce l’umiltà, laddove il buon senso guida la mano del regnante, la buona sorte sarà con quel saggio regnante”.

 

 

L’uomo, secondo Zarathuštra, e solo lui per sé stesso avrebbe dovuto decidere tra il bene ed il male. La libertà di decisione avrebbe consentito all’uomo di porre domande anche allo stesso Dio circa l’ordine del mondo e del cielo.
Dopo la morte di Zarathuštra i suoi insegnamenti ebbero una stagione di fioritura sotto i grandi re persiani.

 

Essi erano gli eletti e servi del Dio unico Ahura Mazdā.
“Io disdegno di essere un adoratore di Daev, io riconosco un solo signore lodando gli eterni santi. Il saggio Signore che ha creato la mucca che ha creato le leggi e le stelle nel cielo con cui si uniscono le gioie della beatitudine. A lui prometto tutto. È suo il regno la potenza e la gloria.

 

[-] Giuro di non rubare il bestiame a Lui prometto un’opera ben fatta. Rinuncio al patto con Daevas con prestigiatori e con tutto il male nei pensieri parole ed opere”. Versi di questo tipo riecheggiano ancora oggi nel Padre Nostro dei cristiani.
Tuttavia ben presto il culto di Ahura Mazdā venne travisato e quindi vari ed altri dei e dee vennero nuovamente affiancati al Dio unico.

L’iconografia persiana non può non riportare alla mente il culto degli antichi Anunnaki.

Ciro il Grande – Re dei quattro angoli del Mondo
Ciro II, conquistato il potere, quando gli consigliarono di spostare la capitale, rispose: “Una terra morbida genera figli morbidi”.
Ci chiediamo perché Ciro II di Persia sentì il bisogno di conquistare tutto il resto del mondo antico…

Traduzione Armando Alberti n Avestā. Torino, UTET, 2008

(4) Nome sotto il quale va a collocarsi l’insieme dei libri sacri appartenenti alla religione di Zoroastro.
Raffigurazione di Ahura Mazdā come Fravasay, l’angelo custode dell’anima umana e protettore delle comunità