Com’è nato l’universo? com’era divenuto quel che esso era?
i sumeri sentirono a loro volta  il bisogno di spiegare la genesi degli elementi cosmici e di stabilire fra essi un ordine di successione.
vi era stato un inizio, il primo elemento era stato l’oceano primigenio infinito

proprio dal seno di questo mare originario-insegnavano era nato il cielo terra. fu questo a
procreare l’universo.
padre divino degli dei , aveva dato l’essere al cielo e la terra, che a loro volta avevano dato l’essere agli altri dei.

chi aveva separato il cielo dalla terra?

“Quando il Cielo fu allontanato dalla Terra,

Quando la Terra fu separata dal Cielo,

Quando il nome dell’Uomo fu fissato.

Quando An ebbe «tirato» il Cielo,

Quando Enlil ebbe «tirato» la Terra…

Dopo avere avviato la traduzione di questi versi,i se ne ricavano le seguenti tesi cosmogoniche:

1)    In una certa epoca il Cielo e la Terra formavano un tutt’uno;

2)    Alcuni dei esistevano prima della separazione della Terra e del Cielo;

3)    al momento di questa separazione della Terra e del Cielo fu il dio del cielo, An, a «tirare» il Cielo, ma fu il dio dell’aria, Enlil, a «tirare» la Terra.

Tuttavia parecchi punti essenziali non erano né formulati né impliciti in questo passo. Tra gli altri:

1)    Si pensava che il Cielo e la Terra fossero stati creati e, in questo caso, da chi?

2)    Qual era la forma del Cielo e della Terra come se la figuravano i Sumeri?”

“Chi, dunque, separò il Cielo dalla Terra? Il dio dell’aria: Enlil.”

e chi dunque creò l’universo?

“Erano stati gli dei. I primi di questi si confondevano coi grandi elementi cosmici: il Cielo, la Terra, l’Aria, l’Acqua. Questi dei «cosmici» generarono altri dei e questi con l’andar del tempo produssero le più piccole parti dell’universo. Ma solo i primi erano ritenuti veri creatori. Ad essi erano demandati, quali organizzatori e custodi del cosmo, i grandi regni nel cui seno tutto era, si sviluppava, operava. L’esistenza degli dei, raggruppati in un pantheon, è attestata dai documenti più arcaici. Per i Sumeri era una verità ovvia ed elementare. Invisibili ai mortali, questi dei guidavano e controllavano ugualmente il cosmo.”

“Ecco come questi ultimi erano pervenuti a concepire  la natura e le funzioni di questi esseri sovrumani e immortali, designati in sumerico col nome di din gir (dio).
“Com’era strutturato questo pantheon divino? Si è già visto il posto preminente detenuto da alcuni dei. In linea generale ì Sumeri ritennero ragionevole ammettere che gli dei che lo componevano non avessero tutti la stessa importanza e lo stesso rango: il dio «incaricato» della zappa e dello stampo per mattoni poteva difficilmente paragonarsi al dio «incaricato» del sole; il dio addetto alle dighe e ai fossati non poteva esser posto sullo stesso piano del dio reggitore di tutta la terra. Occorreva pertanto escogitare tutta una gerarchia tra gli dei simile a quella tra gli uomin
“era naturale ammettere che proprio in alto, al vertice del pantheon, si trovasse un dio sommo riconosciuto da tutti gli altri come loro re e sovrano.”

 

“i Sumeri giunsero dunque a raffigurarsi gli dei riuniti in un’assemblea presieduta da un monarca. Al primo posto di quest’assemblea, di cui formavano, per così dire, l’aristocrazia, essi posero, tenuto conto dei quattro dei creatori, sette dei supremi che «decretavano i destini» e cinquanta che erano chiamati i «grandi dei».

 

”uno di questi sette dei supremi era conosciuto con il nome di ENKI.
“ spirito fertile, nel tempo stesso ardito e saggio. Un mito, che si può intitolare ENKI E L’ORDINE DEL MONDO , ci informa sulle attività creatrici di questo dio, cui si devono i fenomeni naturali e culturali essenziali alla civiltà.”
“dà nel contempo un’idea assai viva delle nozioni, abbastanza superficiali, che i Sumeri avevano circa la natura e i suoi mister”

 

“Le prime cento righe circa del poema sono troppo frammentarie perché possiamo ricostruirne il contenuto. Quando il testo si fa leggibile, Enki è sul punto di «decretare il destino» di Sumer:

O Sumer, grande paese tra i paesi dell’universo,

Sempre pieno di luce costante, tu che, da Levante a Ponente, dispensi le leggi divine a tutti i popoli!

Le tue leggi divine sono leggi gloriose, inaccessibili !

Il tuo cuore è profondo, insondabile!

Il vero sapere, che tu apporti…, come il cielo, è intoccabile!

Il Re al quale dai i natali è adorno del diadema immortale,

Il Signore al quale dai i natali porta la corona per sempre!

Il tuo Signore è un signore venerabile; con An, il Re, prende posto sul celeste Podio.

Il tuo Re è il «Gran Monte», il Padre Enlil…

Gli Anunnaki, i Grandi Dei,

Presso di te hanno fissato la loro dimora.

Nei tuoi vasti boschetti, essi consumano il loro cibo.”

“    casa di Sumer, le tue stalle siano numerose, le tue vacche si moltiplichino,

1    tuoi ovili siano numerosi, le tue pecore si contino a miriadi…!

I    tuoi templi incrollabili levino le mani9 sino al cielo!

Presso di te gli Anunnaki decidano i destini!

Enki si reca allora a Ur (probabilmente la capitale di Sumer alPepoca in cui questo poema fu composto) e la benedice:

A Ur, al Santuario, egli è venuto,

Enki, re deirAbisso, e ne decreta il destino:

«O Città, ben provvista, bagnata da acque copiose, o Bue dalla salda statura,

Podio dell’abbondanza del paese, o ginocchia divaricate, o verdeggiante come la montagna,

O foresta di hashhur10, dalla vasta ombra, più eroica di…!

Possano le leggi divine, perfette, essere perfettamente promosse!

II    ‘Gran Monte1, Enlil, nel cielo e sulla terra ha proferito il tuo nome glorioso!

Città il cui destino è stato deciso da Enki,

O Ur, o Santuario, possa tu innalzarti sino al cielo!»

 

Il dio giunge poi a Meluhha, la «montagna nera»11. Particolare degno di nota: Enki è favorevolmente disposto verso questo paese quasi come lo è verso Sumer. Egli ne benedice gli alberi e le canne, i buoi e gli uccelli, l’argento e Poro[…]”

“Da Meluhha Enki torna al Tigri e all’Eufrate. Li riempie di acqua scintillante e li affida al dio Enbilulu. Poi riempie i fiumi di pesci e li affida a una divinità descritta come «il figlio di Kesh». Si dedica successivamente al mare (il golfo Persico), ne regola i movimenti e ne affida la cura alla dea Sirara.

 

Enki convoca in seguito i venti e mette alla loro testa il dio Ishkur, «che cavalca tuono e uragani». Poi si occupa dell’Aratro e del Giogo, dei Campi e della Vegetazione:

Egli guidò TAratro e il Giogo,

Il gran principe Enki…;

Tracciò i Solchi sacri;

Fece spuntare il Grano nel Campo eterno.

Poi al Signore, il gioiello e l’ornamento del piano,

Rivestito della sua forza, il Fattore di Enlil,

A Enkimdu, il dio dei canali e dei fossati,

Enki ne affidò la cura.

Il Signore si rivolse poi al Campo perpetuo, gli fece produrre del grano-g#««;

Enki gli fece produrre in abbondanza le sue fave grandi e piccole;

I chicchi di…, egli li ammucchiò per il granaio.

Enki aggiunse granaio a granaio,

Con Enlil moltiplicò l’abbondanza per il popolo;…

E alla Signora che… la fonte di vigore per il paese, l’incrollabile[…]”“sostegno delle «Teste nere» 1”

“A Ashnan13, forza di tutte le cose,
“Enki ne affidò la cura.”

Passi di: S.N. Kramer. “I sumeri alle radici della storia”. Apple Books.