C’è un dilemma di fondo che ci riporta sempre al punto di partenza… la storia dei Re Magi , questi personaggi di nobile stirpe il cui titolo era assegnato ai sacerdoti dello Zoroastrismo, una religione diffusissima in Asia, che predicava gli insegnamenti di Zarathustra ( Zoroastro) ma che oltre ad essere sacerdoti dediti al culto di Ahura Mazda erano anche astronomi, e da qui il motivo per il quale scelsero come guida la “Stella”; personaggi particolari, così come è particolare la scelta dei loro doni… è una storia vera o è semplicemente il rimaneggiamento di storie antiche con aggiunta di correzioni ad hoc?

 

Perché tutto il costrutto della natività assume le sembianze “regali” in base a come ci hanno raccontato l’evento ma i significati in realtà sono molteplici, per esempio ai doni viene attribuito il significato mistico (oro ai re, incenso agli dei, la mirra per i morti) ma in contrapposizione troviamo anche significati diversi ed il più curioso è quello che li vede sotto l’aspetto medicamentoso…

 

Nell’ordine l’incenso, da sempre usato nella liturgia, è una resina oleosa che viene estratta da piante diffuse in Oriente; nei paesi arabi viene utilizzato nella medicina popolare per le sue proprietà antisettiche delle vie respiratorie ed ancora oggi viene usato nella medicina tradizionale per la cura delle infiammazioni cutanee. La tradizione vuole che a portarlo fu Gaspare, il cui nome per i greci “Galgalath” significava il Signore di Saba, anche detto “signore dei tesori” (Jasper).

 

 

La mirra è una resina gommosa che al tempo dei faraoni veniva utilizzata nella mummificazione e, per tutte le civiltà dei tempi antichi, è sempre stata una componente fondamentale negli oli e nei profumi utilizzati per l’unzione del corpo del defunto. Ricca anche di proprietà analgesiche, i suoi principi attivi sono stati paragonati alla morfina, tant’è che si ipotizza che il vino dal sapore aspro (e da qui scambiato per aceto) offerto dal soldato romano a Gesù in croce, per alleviarne le sofferenze, fosse proprio a base di mirra, il cosiddetto “mirrato”. Ancora oggi viene usata nella medicina generale per la cura delle afte, gengiviti ed ulcere. La tradizione vuole che a portarlo fu Baldassarre, ovvero Balthazar di Babilonia, facilmente identificabile poiché , il più giovane dei tre viene rappresentato con la carnagione scura; il suo nome significa “salva la vita del Re”.

 

 

Lasciamo volutamente per ultimo l’oro perché riveste l’aspetto più curioso… Taluni lo hanno inteso non come forma di metallo prezioso ma in veste alimentare, poiché già gli egizi lo aggiungevano a bevande e cibi per suscitare il favore degli dei e lo usavano per i suoi aspetti terapeutici; ancora oggi viene usato dall’omeopatia, dalla naturopatia ma soprattutto dalla medicina cinese. La cosa più eclatante però è che una scuola di pensiero ipotizza che non si trattasse del metallo prezioso ma addirittura della Curcuma…
Già, la Curcuma che al tempo vieniva definita “l’oro delle spezie” in riferimento, oltre che al suo colore giallo oro appunto, alle sue notevoli proprietà terapeutiche che al giorno d’oggi sono state confermate da studi clinici che ne dimostrano l’efficacia come antiossidante, antireumatico e antitumorale. La tradizione vuole che a portarlo fu Melchiorre, il più anziano, il cui nome deriva dalla radice semitica Melech (מלך) che significa “Re”.

 

Quindi alla fine ecco che i doni vengono ridimensionati e diventano niente di più di quello che oggi sarebbe una bella confezione di Bipantenol e sapone neutro da donare ai genitori di un piccolo neonato…
Chissà ora se tutta la storia sia vera e se si, cosa portarono veramente i Magi in dono e perché … certo è che se avessero portato della birra al posto della mirra, quantomeno Giuseppe avrebbe apprezzato di più usandola come anestetico per i “pensieri”…

A cura di Ch Achean