È di pochi giorni fa la notizia che tre ricercatori del Israel Museum di Gerusalemme, i dott. Eran Arie, Baruch Rosen e Dvory Namdar hanno pubblicato uno studio dove sono stati analizzati materiali di combustione trovati sugli altari presenti nel santuario di Tar Arad, sito sulle sponde del Mar Morto che in epoca antica faceva parte del territorio del Regno di Giuda. La notizia, che ha fatto il giro del mondo e che ha destato scalpore è che nel composto carbonizzato localizzato sugli altari, sono state rinvenute abbondanti tracce di THC (tetraidrocannabinolo, il principio attivo responsabile degli effetti psicoattivi della cannabis), CBD (cannabidiolo) e CBN (cannabinolo), insieme a residui di grasso animale ed incensi, tutti materiali che dimostrano l’utilizzo, a scopo rituale delle sostanze descritte . In verità, però, non si tratta di uno scoop. 

 

Già nella metà degli anni ’30 dello scorso secolo, grazie all’antropologa polacca Sula Benet, si stabilì che nei testi sacri ci fosse traccia della vituperata canapa. La studiosa sosteneva che quella che compariva nel Antico Testamento con il nome di kaneh-bosm o kneh-bosm (in ebraico הנק – םשב ) non fosse altro che la volgare “cannabis”. All’inizio questa sua affermazione non trovó riscontro nel mondo ebraico, poiché a causa di un antica errata traduzione riportata nella Septuaginta (la versione greca della Bibbia Ebraica risalente al III secolo A. C.) per ben 5 volte ( Esodo 30,23, Cantico dei Cantici 4,14, Isaia 43, 24, Geremia 6,20, Ezechiele 27,19), si era orientati a pensare che il significato di questa parola fosse riferito al “calamo” e di conseguenza tradotta come “canna di caliamo” aromatico, dolce e fragrante; una pianta comune di palude con poco valore economico che non presentava le qualità attribuite al kaneh-bosm. La studiosa però, nel corso degli anni, riuscì a dimostrare, attraverso l’etimologia comparativa, ovvero l’analisi di testi antichi, tra cui spiccavano testi di lingua ebraica pre-semitica, che la parola kaneh- bosm, si riferiva in realtà alla Cannabis e questo perché in questi testi la parola appariva scritta con le lettere ebraiche  : הנק – םשב “Kaf, Nun, He, Bet, Shīn, Mem”, che, translitterata con il nostro alfabeto viene letta come Aneh-bosm, Kaneh- bosm o Kineboisin. Grazie al frutto di queste ricerche, finalmente nel 1980 la dott. ssa Benet vide riconosciuto il proprio lavoro dalla Hebrew University di Israele che confermò la sua interpretazione sul kaneh-bosm (kineboisin) come fiori di canapa. 

 

Venne inoltre documentato che la kaneh-bosm , oltre che alla mera funzione religiosa, abbia avuto effetti terapeutici ; infatti in Marco 6,13 si legge : ”E cacciavamo molti demoni, e ungevamo di olio molti infermi e li sanavamo”. Un tempo, si credeva che gli ammalati fossero posseduti da demoni e la cannabis, come nell’antica India, con il suo olio sacro era considerata in grado di scacciarli ridonando salute. Così, una persona a terra con crisi epilettiche era ritenuta indemoniata e con l’unzione tramite l’anticonvulsionante cannabis (la sua azione terapeutica nell’epilessia è ampiamente documentata dalla scienza moderna) si urlava al miracolo per aver ottenuto la fine delle sofferenze. Allo stesso modo, cita la psicofarmacologa e psichiatra Dott. ssa Julie Holland in “The Pot Book”, gli apostoli curavano malattie per la quali l’attuale medicina ha espresso la validità della cannabis come per esempio : problemi mestruali (Luca, 8:43,48), agli occhi (Giovanni, 9:6-15) e alla pelle (Matteo 8:1-4, 10:8, 11:5, Marco 1:40- 45, Luca 5:12-14, 7:22, 17:11-19). Non bisogna dimenticare, per ultimo, l’aspetto più curioso, mitologico, leggendario per il quale veniva tramandato che la la canapa crescesse spontanea sulla tomba di Re Salomone, appartenente alla stirpe sacra di Re Davide , così come il Cristo. Una dinastia reale scura, dai folti capelli corvini, con le classiche pettinature a ciocche, come quella di una altro mito della “moderna” religione rastafariana: Sansone, l’uomo dall’incredibile forza data dai suoi capelli raccolti in “sette trecce del capo” (Giudici 16,19). La stessa dinastia da cui si dice discenda, dopo che come racconta la Bibbia il seme di Salomone fu portato nel Corno d’Africa dalla regina di Saba, l’ultimo imperatore salito al trono d’Etiopia nel 1930 : Haile Selassie soprannominato Ras Tafari, dove Ras significa “Capo” e Tafari sta per “Terribile” e “Negus Neghesti” a riprendere l’appellativo di “Re dei Re” che fu proprio di Gesù Cristo. Questi fu riconosciuto da milioni di persone proprio come Gesù Cristo che ,come profeticamente annunciato dalle Sacre Scritture, compì così la sua “seconda venuta in maestà, gloria e potenza”, essendo egli diretto discendente della tribù di Giuda che affonda le sue radici nell’incontro tra re Salomone (figlio di Davide) e la regina di Saba. 

 

È importante sottolineare come i fedeli di questa religione si lascino crescere i capelli per poi attorcigliarli in lunghe ciocche (chiamate “dread”) proprio nel ricordo di Sansone e del potere ancestrale che questa “acconciatura”, che in sostanza consisteva nel non tagliarsi mai i capelli, gli donava; ed è altresì importante evidenziare come questi siano dediti al consumo esclusivo della canapa (chiamata 

anche gangia , dal termine hindi ग ज , gānjā) proprio per il significato che ne riveste ovvero il riconoscimento della sacralità della figura di Salomone e di quella pianta spontanea che cresceva sulla sua tomba. Troppo spesso si confonde il vero rastafariano con una persona qualsiasi che si aggiusta i capelli in quel particolare modo ed è dedita al consumo delle sostanze stupefacenti in genere, ma è proprio questo il nodo che distingue le due categorie ; mentre il primo, per i motivi descritti consuma esclusivamente canapa, per il significato “religioso” che riveste, il secondo consuma qualsi tipo di stupefacente, compreso il derivato Hashish che seppur proveniente dalla stessa materia prima ha una matrice totalmente diversa e filosoficamente opposta al materiale di provenienza, infatti il termine “Hashish” deriva da ‘assassini’, ovvero una setta di guerrieri ismailiti che nel medioevo divenne famosa 

per la ferocia con cui compiva deprecabili azioni. Si dice che assumessero Hashish e Oppio prima di andare in battaglia o di compiere un qualsiasi tipo di crimine che risultava ogni volta ferocemente efferato. 

 

In conclusione, dopo aver preso atto dei molteplici utilizzi positivi a cui si prestava questa pianta fin dai tempi antichi, addirittura descritti e prescritti nelle giuste dosi nel testo sacro per eccellenza, non possiamo esimerci dall’evidenziare che questo componente naturale è stato ritenuto dannoso in maniera arbitraria, reso illegale e messo al bando, rendendone difficile ogni tipo di approvvigionamento a discapito dei diversi usi a cui si prestava, per lasciare così campo libero ad un nuovo prodotto, pubblicizzato come innovativo derivato chimico del petrolio ma per questo evidentemente tossico è nocivo… La plastica. 

 

A cura di Ch Achean